Data di pubblicazione: 30.06.2010
Autore: Sansa, Ferruccio
La “Colata” prosegue impietosa; gli autori del fortunato libro continuano a documentarla. Il Fatto Quotidiano, 30 giugno 2010
Neanche gli stadi dei Mondiali forse cerano riusciti: il nuovo porto turistico di Imperia, fortissimamente voluto da Claudio Scajola, sarebbe costato cinque volte più del previsto. È scritto nel documento della Commissione di Vigilanza e Collaudo finito alla Procura di Imperia. È necessario scrivono i tecnici osservare che lultimo certificato di pagamento emesso stima in 145,8 milioni il costo delle opere marittime, valore assolutamente non congruo rispetto al progetto approvato, il cui costo in fase di progettazione era stato stimato in maniera considerevolmente inferiore (29,3 milioni).
La colata di cemento
I riflettori si accendono ancora una volta su questopera faraonica: 1.440 posti barca più 117 appartamenti. Il tutto realizzato dallAcquamare di Francesco Bellavista Caltagirone (non indagato), noto anche per aver partecipato alla cordata Alitalia sponsorizzata dal Governo. LAcquamare a sua volta detiene il 33 per cento della società Porto di Imperia spa. Un altro terzo è del Comune di Imperia. Lultima fetta è in mano a imprenditori locali tra cui risultava anche Pietro Isnardi, consuocero di Alessandro Scajola, fratello dellex ministro, ma soprattutto suocero di Marco Scajola, fino a pochi mesi fa vicesindaco della città.
Il nuovo scalo è forse la più grande colata di cemento in una Liguria dove i porticcioli benedetti da centrodestra e centrosinistra sono stati il cavallo di Troia per milioni di metri cubi di costruzioni. Proprio quel porto di cui Angelo Balducci era stato nominato commissario. E la presenza nella Riviera dei Fiori di uno dei protagonisti delle indagini sulla Cricca sta attirando sul progetto lattenzione delle procure. Non soltanto di quella imperiese. Gli investigatori stanno valutando molti elementi, come il mancato svolgimento di gare di evidenza europea.
Caltagirone, Scajola e Fiorani
Ma il mega-porto, perfino nella Liguria scajolizzata, aveva suscitato perplessità già prima che arrivasse il cemento. Così qualcuno ricorda quel volo in elicottero compiuto nel 2003 per visionare dallalto le opere. A bordo, oltre a Bellavista Caltagirone, cerano Scajola e Gianpiero Fiorani che nel cemento ligure sognava di investire cento milioni. Lepisodio, nonostante le inchieste sulle scalate bancarie dellestate 2005 (Francesco Bellavista Caltagirone partecipò alloperazione Antonveneta attraverso Hopa, ma non fu indagato), fu presto dimenticato. Nel 2006 ecco il taglio del nastro dei cantieri, presenti Scajola e il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. Soltanto la Cgil, guidata allora da Claudio Porchia, tentò di sollevare la questione. Scajola replicò: Caro Porchia, non sei il sindaco di Imperia, sei il capo di un gruppo parassitario che non conta un tubo e non prende un voto. Lex ministro si beccò una querela, ma invocò limmunità parlamentare. Le ruspe andarono avanti, nonostante uninchiesta per le variazioni in corso dopera (ammesse dagli stessi costruttori) per un enorme capannone portuale. Una situazione paradossale: per autorizzare la costruzione era necessaria una variante dello stesso comune che è proprietario di un terzo della società. Per non dire dellipotesi di una condanna: il Comune rischiava di pagare, attraverso la società, una sanzione a se stesso. Alla fine, però, è giunta la contestata richiesta di archiviazione. Basta? Neanche per sogno, perché qui si affaccia Balducci. Allinizio del 2008 gli enti pubblici dovevano nominare la Commissione incaricata di verificare la conformità del porticciolo alla concessione demaniale. Bisognava esaminare le opere a mare realizzate, ma soprattutto andavano stabiliti gli oneri che il concessionario doveva pagare allo Stato. Una verifica amministrativa, ma anche contabile, su cui puntavano gli occhi Bellavista Caltagirone e Beatrice Cozzi Parodi (sua compagna e socia, soprannominata Nostra Signora dei porticcioli). La prassi, in questi casi, è che si scelga un membro dellamministrazione. Invece venne designato anche Balducci. Chi lo scelse? Tutti puntano il dito sullallora sindaco di Imperia, Luigi Sappa (Pdl), vicino a Scajola (è stato poi scelto dal Pdl come presidente della Provincia di Imperia). Balducci venne nominato presidente della Commissione, ma dopo un paio di mesi si dimise.
Intanto i lavori procedevano: nel 2009 ecco linaugurazione del molo lungo, presenti Scajola e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset. Adesso, però, lultima tegola: il parere dei tecnici della Regione Liguria. Che non usano mezzi termini: Il concessionario non ci ha fornito la documentazione necessaria per svolgere pienamente i propri compiti nonostante richieste in tal senso siano state espresse e reiterate più volte. E il documento conclude: La Commissione ritiene che il comportamento del concessionario costituisca una violazione degli obblighi previsti. La Commissione così sospende la propria attività chiedendo alle autorità di valutare lopportunità di procedere allavvio del procedimento di decadenza della concessione. Firmato: ingegner Roberto Boni, il tecnico indicato dalla Giunta Burlando che negli ultimi anni ha mostrato cautele sul progetto.
La concessione e le accuse
Il ritiro della concessione sarebbe un terremoto. La Porto di Imperia Spa replica alle accuse:Le osservazioni sono incongruenti e fuorvianti, nonché destituite di fondamento. Abbiamo sempre fornito tutte le informazioni utili, lassistenza necessaria e la massima disponibilità per i controlli a cui la Commissione è tenuta per legge. E i costi cresciuti di 110 milioni? Laumento è dovuto a una maggiore qualità, bellezza e durata dellopera. La spesa resta a carico della Acquamare, gli enti pubblici non pagheranno un euro. Tutti tranquilli? Niente affatto. Giuseppe Zagarella e Paolo Verda, consiglieri comunali del Pd, da anni si oppongono al porticciolo: Adesso devono essere fornite alla Commissione tutte le carte richieste sulle spese sostenute e la loro fatturazione. La società cui sono rivolte le fatture è partecipata dal Comune. Abbiamo paura che un terzo dei costi aggiuntivi, cioè quasi 40 milioni, possano essere a carico dei cittadini. Anche di questo si occuperà la Procura.
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