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1 M A R Z O: s c i opero dei mi gra nti “24 ore s e nz a di noi”
I lavoratori immigrati sono parte integrante del movimento operaio. Essi sono sottoposti allo stesso sfrutta-
mento dei lavoratori nati in Italia, e quelli tra di loro che non hanno il permesso di soggiorno sono spesso oggetto
di vere e proprie rapine da parte di una borghesia senza scrupoli, che oltre a pagare salari di fame senza contri-
buti sempre più spesso non paga neppure quanto pattuito, nei campi, sui cantieri, nelle officine, nei ristoranti. E
proprio questa vorace borghesia predatrice lancia campagne contro gli immigrati e i clandestini, assecondata dai
vari governi con leggi sull’immigrazione sempre più restrittive, fino alla criminalizzazione di chi è senza quel
pezzo di plastica che è divenuto sempre più difficile da ottenere. E sono loro, i clandestini e gli immigrati in
generale, a pagare il costo più pesante della crisi con la disoccupazione e la privazione dei mezzi di sostenta-
mento.
Molti lavoratori immigrati, coloro che lavorano in fabbrica o sui cantieri a fianco di lavoratori italiani sindaca-
lizzati, si sono già organizzati e sono in prima fila nelle lotte per la difesa delle condizioni di lavoro. Sono
sempre più visibili nelle stesse manifestazioni sindacali. In diversi casi ci sono stati scioperi di soli immigrati
laddove “cooperative” che nascondono la peggior forma di sfruttamento – spesso con la connivenza dei sinda-
cati confederali – pensavano di poter esercitare uno sfruttamento senza limiti assumendo solo immigrati; e sono
stati tra i pochi scioperi vittoriosi di questi anni: dalla DHL di Corteolona alla Bennet di Origgio e la Fiege di
Brembio grazie al supporto del sindacalismo militante dello SLAI e della partecipazione di militanti rivoluzio-
nari e antirazzisti. Con queste lotte gli operai immigrati hanno alzato la testa e si sono posti alla testa del movi-
mento operaio italiano, dimostrando che è falsa la tesi nazional-sindacale e socialimperialista che l’immigrazione
indebolisce questo movimento e abbassa i salari. Tuttavia la grande maggioranza dei lavoratori immigrati rimane
dispersa in una miriade di attività – si pensi alle centinaia di migliaia di badanti e colf, ma anche ai bar e risto-
ranti, ai piccoli laboratori, e fa fatica a organizzarsi, come anche i lavoratori italiani nelle medesime condizioni.
A Parigi un anno fa i lavoratori sans papiers hanno organizzato uno sciopero che ha bloccato i bar del centro e
il pranzo di migliaia di impiegati, rendendo visibile la propria presenza e iniziando un movimento di lotta per il
permesso di soggiorno – ossia la fine della condizione di paria privi dei diritti degli altri lavoratori – che è
cresciuto in questi mesi e ha costituito il proprio quartier generale in un enorme edificio governativo occupato da
migliaia di immigrati che hanno costituito il “ministero dell’immigrazione”, con gruppi di lavoro, assemblee,
seminari, manifestazioni settimanali, tra cui di recente una manifestazione davanti all’ambasciata italiana, contro
il governo italiano e in solidarietà con gli immigrati di Rosarno.
Dalla Francia è anche partita la proposta di una giornata di lotta dei migranti, lunedì 1 marzo, “24
ore senza di noi”, per rendere visibile l’apporto degli immigrati all’economia, l’indispensabilità della
loro presenza per gli stessi autoctoni e per “il paese”.
Si tratta di una proposta prevalentemente mediatica, rilanciata anche dalla stampa italiana, che riteniamo
tuttavia utile riprendere con spirito di solidarietà proletaria e internazionalista e non con l’atteggiamento demo-
craticista di chi dice: vedete come vi serviamo bene, quanto siamo utili e carini.
Una giornata che deve essere di lotta, innanzitutto contro il pacchetto sicurezza e per la concessione
del permesso di soggiorno a tutti coloro che sono qui per lavorare. Una giornata che deve servire a
collegare e organizzare i lavoratori immigrati dispersi, a unirli tra loro al di là della nazionalità, e ai
lavoratori italiani più coscienti, a far crescere la coscienza di classe tra gli stessi lavoratori e giovani
italiani, contro le sirene patriottiche e leghiste.
*marcos*

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