Moriredi smog. Allarme a Genova
Un dossier dei Verdi: 260 decessi all’anno fra gli over 30
riconducibili all’inquinamento
Una media di 260 morti all’anno fra la popolazione di età superiore ai
30 anni, per tutte le cause riconducibili all’inquinamento atmosferico
da polveri sottili, pari ad una percentuale del 3,9% del totale dei
decessi che si verificano ogni anno in città. E’ il dato allarmante
che riguarda Genova, contenuto nel dossier “Le polveri assassine”,
presentato ieri a Roma dal presidente nazionale dei Verdi Angelo
Bonelli, da quattro giorni in sciopero della fame per denunciare la
scomparsa dei tempi ambientali dalla televisione italiana.
Con il dossier sulle polveri i Verdi hanno voluto denunciare i costi
economici e sociali dello smog, diventato una vera e propria emergenza
sanitaria e mortale nel nostro Paese ma contro la quale, secondo il
Sole che Ride, Governo e amministrazioni comunali continuano a fare
poco o nulla.
Il dossier fa riferimento a uno studio sull’inquinamento atmosferico
del Centro europeo ambiente e salute di Roma dell’Organizzazione
mondiale della Sanità e a una ricerca dell’Associazione italiana di
epidemiologia, relativi alle 8 maggiori città italiane, Genova
inclusa, che mostrano come un sostanziale numero di decessi, ricoveri
ospedalieri e disturbi respiratori, specie nei bambini, sono
attribuibili all’inquinamento, in particolare da Pm10 (polveri con
diametro inferiore ai 10 micron). «A Milano, Roma, Napoli, Torino,
Genova, Bologna, Firenze e Palermo – si sottolinea nel rapporto -
l’ordine di grandezza è delle migliaia o decine di migliaia di casi
per anno. Complessivamente, secondo diversi studi scientifici, il
numero di decessi provocati in tutta Italia dagli inquinanti è di
circa 7400 all’anno, il che significa che circa 20 persone al giorno
muoiono a causa dell’inquinamento e che oltre il 4,7% di tutti i
decessi che si verificano in Italia è attribuibile al Pm10 in eccesso».
A questo si aggiungono i costi dovuti all’inquinamento che in Italia
sono di circa 4,5 miliardi di euro all’anno. Prendendo in
considerazione sempre le 8 maggiori città, infatti, il controvalore
delle giornate lavorative perse (pari a 2.800.000) è di 2 miliardi di
euro all’anno per cause attribuibili all’inquinamento atmosferico e,
soprattutto, alla concentrazione di Pm10, mentre i costi sanitari e di
ospedalizzazione pesano sul Sistema sanitario nazionale per 2,5-3
miliardi di euro, fra assistenza medica e spesa farmaceutica.
Dal dossier emerge anche, infatti, che circa il 3% dei ricoveri per
problemi respiratori effettuati ogni anno in Italia sono attribuibili
al Pm10 (circa 5887 casi), così come lo sono il 28,6% dei casi di
bronchite acuta per ragazzi al di sotto dei 15 anni, il 14,1% dei casi
di bronchite cronica per persone al di sopra dei 25 anni, l’8,7% degli
attacchi d’asma per ragazzi e bambini al di sotto dei 15 anni (quasi
40 mila casi), l1,7 per cento dei ricoveri per problemi
cardiovascolari. E, prendendo sempre il Pm10 come parametro ambientale
di riferimento per verificare l’impatto sulla salute, si è osservato
che dal 1999 al 2002, nelle otto grandi città italiane, si è
registrato, per ogni aumento di 10mg/mc di questo inquinante, un
incremento nel giorno stesso o il giorno dopo dell1,3% della
mortalità totale, dell’1,4% della mortalità cardiovascolare, del 2,1%
nella mortalità respiratoria.
E sotto accusa, come fonti dell’inquinamento da polveri, c’è
innanzitutto il traffico e in particolare il trasporto su gomma,
seguito dagli impianti di riscaldamento civili e dagli insediamenti
industriali. Tutte fonti presenti a Genova già finita, recentemente,
nel mirino di Legambiente, collocandosi nel 2009 al 50° posto, fra le
88 città italiane, per l’inquinamento da Pm10, per il quale lanno
scorso si sono registrati 45 sforamenti al limnite di legge di 50
microgrammi per metro cubo di media giornaliera che, invece, non
dev’essere superato per più di 35 giorni all’anno. E, oltre al
traffico e agli impianti di riscaldamento, Legambiente aveva messo
sotto accusa anche la centrale a carbone dell’Enel e le navi che
attraccano in porto con il motore acceso.
Annamaria Coluccia
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