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Archivio di dicembre 2009

da terranews.it
Ven, 04/12/2009
 
Simonetta Lombardo
Giustizia: avviso di garanzia per Formigoni, Moratti e Podestà per il reato di inquinamento.
Qualche volta i nomi definiscono la personalità. Il giudice delle indagini preliminari Marina Zelante ha rispettato la legge e ha emesso un avviso di garanzia nei confronti di chi da anni è fuorilegge, ossia il governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il sindaco di Milano Letizia Moratti e il presidente della Provincia Podestà. Il reato su cui si indaga è inquinamento: aver permesso che nell’area metropolitana più ricca d’Italia la gente respiri ogni giorno una quantità di inquinanti tale che la possibilità di finire in ospedale o sottoterra aumenta in maniera consistente.
 
A ben guardare, il vero reato è quello di strage, se sono vere le valutazioni dei maggiori organismi internazionali che attribuiscono alle onnipresenti polveri sottili una media di 20-22 decessi al giorno nelle 13 maggiori città italiane, 8.220 all’anno secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (e domani ne diremo di più presentando un dossier dei Verdi). Più morti degli incidenti in auto, e delle famigerate stragi del sabato sera. Eppure le pm10, le polveri sottili, sono scomparse dalle pagine dei giornali da anni, da quando un altro procuratore milanese minacciò di portare in giudizio Formigoni: correva l’anno 2006. Alla fine non se ne fece niente, perché il governatore lombardo non era da solo ma in compagnia di una vasta schiera di amministratori di destra e sinistra.
 
Non è facile averla vinta con le polveri sottili: si formano con lo smog delle macchine, con le strade non lavate, con il pulviscolo che viene fuori dalle frenate, con il tempo troppo bello che ci regala il cambiamento climatico. Sono polvere di auto. Sta di fatto che c’è una legge europea, che è fatta per evitare malattie e brutta morte. La norma è un po’ complicata: dice che esiste un limite massimo di polveri sottili nella media annuale e che c’è invece un livello massimo di polveri che non deve essere superato per più di 35 giorni l’anno, per evitare le vecchie trappole delle statistiche. A Milano e dintorni questo livello di guardia si supera 111 volte l’anno, il triplo del consentito. E da gennaio gli sforamenti permessi saranno solo 7, una quindicina di volte in meno di quanto effettivamente va oggi in atmosfera e da lì nei polmoni dei milanesi. Forse non è neanche giusto prendersela solo con Formigoni, ma da qualche parte si dovrà pure cominciare a dare un avvertimento virtuoso. Gli amministratori che stanno a guardare la polvere che si alza senza prendere misure vere rischiano, e non solo i propri polmoni (ma non dovrebbero bastare quelli?).

da Eddyburg.it
 
Il consumo di suolo in Italia: 1995 - 2006
Data di pubblicazione: 19.11.2009
 

Autore: Berdini, Paolo

Le impressionanti cifre che documentano, nella prima analisi di questo genere, il “grande sacco dell’Italia”. Scritto per eddyburg, 18 novembre 2009 (m.p.g.)

1. Stop al consumo di suolo

Contro la dissennata cementificazione del territorio e la distruzione del paesaggio è da tempo in atto una vasta offensiva sociale e culturale. L’associazione Stop al consumo di suolo è da tempo una realtà in crescita e l’adesione all’appello conta un sempre maggiore numero di contatti[1]. All’associazione partecipano Eddyburg, AltritAsti, Gruppo P.E.A.C.E. Pace, Economie Alternative, Consumi Etici, Movimento per la Decrescita Felice, AltrItalialtroMondo, Comitato per la Bellezza, Associazione dei Comuni Virtuosi. Insieme a questa rete di amministrazioni pubbliche e comitati, anche le grandi associazioni ambientaliste e culturali sono impegnate nel contrastare la distruzione dei beni naturali e la riduzione della biodiversità. WWF, Fai, Italia Nostra e Legambiente sono concretamente impegnate nel contenere la dilagante espansione urbana.

Questo vasto movimento non ha finora potuto fare affidamento su dati certi sulla quantità di suoli agricoli che ogni anno viene urbanizzato e sottratto agli usi naturali. Gli unici indicatori di riferimento sono, come noto, la quantità di ettari sottratti all’agricoltura calcolati dall’Istat (3,5 milioni di ettari nel periodo 1990-2005) e il dato del consumo di suolo misurato dall’Agenzia Ambientale Europea tra il 1991 e il 2001 che aveva stimato in circa 8.400 ettari/anno la quantità di suolo sacrificata per l’urbanizzazione[2]. Il primo dato non rappresenta il reale consumo di suolo, poiché indica soltanto gli ettari sottratti all’agricoltura e dunque non necessariamente urbanizzati. Si tratta di aziende agricole che chiudono il ciclo produttivo o di aree coltivate che vengono abbandonate. Il secondo dato, al di là delle metodologie di interpretazione[3], si riferisce anche ad un periodo in cui l’attività edilizia è stata bassa in conseguenza dell’inchiesta Mani pulite[4].

Recentemente l’Istat ha fornito i dati sulle volumetrie realizzate in Italia nel periodo di tempo che va dal 1995 al 2006, proprio a partire da quel 1995 in cui inizia a verificarsi un attenuarsi degli effetti di Tangentopoli e l’attività edilizia -anche in relazione della congiuntura mondiale- inizia un’ascesa inizialmente lenta e successivamente sempre più impetuosa. Attraverso l’interpretazione di questi dati si è stimata con ragionevole approssimazione il valore del consumo di suolo in atto nel nostro paese, anche se si deve sottolineare preliminarmente che le informazioni Istat sono sicuramente sottostimate rispetto alla realtà. Esse, come noto, si basano sull’invio dei dati relativi al rilascio delle concessioni edilizie da parte delle amministrazioni comunali. E’ noto che questo invio non è sistematico: le informazioni fornite dall’istituto centrale sono conseguentemente sottostimate rispetto alla realtà. Inoltre, il fenomeno abusivo, quantitativamente importante in molte regioni italiane, sfugge per definizione alla rilevazione.

Pur con questi limiti i dati riescono a fornire un quadro attendibile e – soprattutto- verificabile attraverso le letture della crescita dell’urbanizzazione del territorio che iniziano ad essere prodotte alla scala locale.

2. Si è costruito per “il mercato”

Iniziamo dai dati sulle costruzioni residenziali. Sono state costruite quasi 9 milioni di stanze per abitazione (8.897.959 corrispondenti a 1.122.043.692 metri cubi realizzati) (tav.1 file pdf).

Alle stanze di nuova costruzione vanno aggiunte quelle realizzate attraverso ampliamento di edifici esistenti, pari a oltre un milione (1.043 mila, vedi tav. 5). Si arriva in totale a circa 10 milioni di stanze. Questa enorme offerta non ha alcuna relazione con l’aumento della domanda. La popolazione italiana dopo una sostanziale stasi in tutto il decennio 1990-2000 ha iniziato a crescere con tassi molto modesti soltanto per l’apporto della popolazione straniera, la cui presenza è emersa in particolare con i due provvedimenti di regolarizzazione del 2002 (tav.2 file pdf)[5].

Il milione 900 mila abitanti di incremento demografico registrato dal 1995 al 2006 è rappresentati quasi esclusivamente dagli immigrati, persone che, salvo eccezioni, non hanno la minima possibilità di accesso alle abitazioni costruite nel quindicennio. Soltanto l’1% di queste, infatti, è costituito da alloggi pubblici: tutto il resto sono abitazioni private. Tant’è vero che in tutte le più grandi città italiane esiste una diffusa emergenza abitativa: ci sono fasce sempre più ampie di popolazione che a causa del fenomeno dell’impoverimento del ceto medio, della precarizzazione del lavoro e dell’impennata dei prezzi delle abitazioni, soffre di gravi disagi abitativi. Risulta dunque evidente che l’enorme mole di costruzioni realizzate non ha alcuna corrispondenza con la domanda, ma è evidentemente legata ad altri fattori. ‘E’, come noto, un fenomeno comune a molti altri paesi: si è costruito molto perché il fiume di denaro virtuale creato dell’economia finanziaria doveva trovare luoghi in cui materializzarsi: le città e il territorio.

3. Il consumo di suolo del segmento residenziale

Vediamo ora di calcolare il valore del consumo di suolo prodotto dal segmento abitativo. Sono stati costruiti 562.885 edifici: incrociandoli con la volumetria totale (un miliardo e 122 mila metri cubi) si vede che il volume medio dei fabbricati e di circa 2.000 metri cubi (1.993, per la precisione). La tavola seguente ci dice che dimensione media dei piani delle abitazioni realizzate è compresa tra 2 e 3 piani. In particolare risulta che le abitazioni fino a due piani rappresentano percentualmente il 52,1% dell’intera produzione edilizia, a dimostrazione del fenomeno di diffusione residenziale che caratterizza il territorio italiano (tav. 3 file pdf)[6]. L’impronta a terra dell’edificio medio di 2.000 metri cubi è pari a circa 290 metri quadrati[7].

Per calcolare la dimensione del lotto impegnato dall’edificio medio si è assunto il valore del rapporto tra superficie coperta e superficie fondiaria contenuto nel decreto ministeriale sugli Standard urbanistici che per le zone consolidate “B” stabilisce un parametro pari a 1/8 tra impronta dell’edificio e superficie fondiaria[8]. Il lotto tipo ha dunque una misura di circa 2.320 metri quadrati. Il territorio fondiario consumato dai 562.885 edifici è dunque pari a circa 130.600 ettari. Se si considera che la volumetria realizzata è pari a 1 miliardo e 122 di metri cubi, si ottiene un indice di fabbricabilità fondiaria risulta pari a circa 0,9 metro cubo per metro quadrato (0,86 mc/mq), indice del tutto congruente con le caratteristiche prevalenti dell’urbanizzazione diffusa.

Per tener conto delle urbanizzazioni primarie, dei servizi e dei parcheggi, considerando che per le zone a bassa densità il rapporto tra superficie fondiaria e quella territoriale è generalmente di 4 a 6, si devono aggiungere 196 mila ettari. Si arriva così a 326 mila ettari di territorio consumato. L’indice di fabbricabilità territoriale scende a poco meno di 0,4 mc/mq, valore anche in questo caso coerente con le caratteristiche delle trasformazioni diffuse.

Si deve infine aggiungere al dato stimato una percentuale relativa all’abusivismo. Il peso dell’abusivismo è sistematicamente stimato da Ecomafia, pubblicazione annuale curata dall’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente che stima intorno al 20% la percentuale dell’abusivismo sulla quota legale[9]. Ai precedenti 326 mila ettari vanno pertanto aggiunti ulteriori 65.000 ettari.

In conclusione, la quantità di territorio consumata nel periodo 1995 – 2006 dal comparto residenziale è pari a 390 mila ettari.

4. Il “piano casa” è già stato realizzato

L’Istat pubblica anche la quantità di volumetrie residenziali realizzate attraverso gli ampliamenti degli edifici esistenti. Si tratta di 146.267.196 metri cubi, per un totale di 287.996 abitazioni e 1.043.467 stanze (tav. 4 file pdf). E’ evidente che questo tipo di attività, a parte trascurabili eccezioni, non produce aumento di consumo di suolo.

Il motivo per cui pubblichiamo la tavola degli ampliamenti è relativo ad un’altra questione, e cioè il rapporto delle quantità realizzate con il cosiddetto piano casa annunciato dal Governo nazionale nel mese di marzo 2009 e i successivi provvedimenti regionali. Dal dato Istat di vede infatti che il mercato edilizio aveva già diffusamente utilizzato le possibilità regolamentari per gli ampliamenti degli edifici esistenti. Il primo atto di ogni buon governo dovrebbe essere quello della conoscenza sistematica delle questioni affrontate. In questo come in molti altri casi, il legislatore si è invece affidato alla sorte. Oggi dal mondo della Confindustria si levano alte grida contro “la burocrazia che blocca i piani casa”[10]. In realtà il motivo vero del fallimento è che si erano già realizzate molte costruzioni ampliando gli edifici esistenti.

Anche un’altra serie di informazioni fornite dall’Istat, pur esulando dallo specifico obiettivo della presente ricerca, è di grande utilità per comprendere gli effetti della valorizzazione immobiliare di questi anni. Le informazioni statistiche riportano la distribuzione dimensionale dell’edilizia residenziale realizzata. Il vertiginoso aumento dei valori immobiliari di questi anni ha causato una riduzione delle superfici alloggiative. Oltre al fenomeno della diffusione residenziale, siamo dunque in presenza di un evidente fenomeno di diminuzione dello standard abitativo. Il decennio del liberismo trionfante ha intaccato il diritto alla città perché ha esteso l’urbanizzato oltre ogni limite e costretto le famiglie meno abbienti a trasferirsi sempre più lontano dalle città e nello stesso tempo ha eroso il diritto ad una casa adeguata alle esigenze del nucleo familiare (tav. 5 file pdf). Si vive sempre più lontano e e in case sempre più modeste.

Ulteriore passo della restaurazione privatistica delle città, come nota Paola Bonora, sarà quello di abbassare la durevolezza delle abitazioni, costruendo alloggi da rottamare in tempi brevi (20 anni al massimo) così da alimentare un mercato drogato di demolizioni e ricostruzioni[11].

5. Il consumo di suolo del segmento produttivo

Oltre al comparto residenziale, l’Istat certifica che sono stati realizzati 246.451.984 metri quadrati di manufatti produttivi (tav. 6 file pdf). Soltanto con la realizzazione dei capannoni sono stati dunque consumati 24.645 ettari di terreno.

Assumendo un indice di occupazione medio dei lotti pari al 30% si raggiunge un valore fondiario dei lotti edificati pari a 82.150 ettari. Per tenere conto delle strade di allacciamento e di distribuzione e dei parcheggi si è raddoppiata la precedente quantità. In complesso il consumo territoriale di suolo delle nuove costruzioni è di 164.300 ettari.

L’Istat fornisce ancora i dati quantitativi sugli ampliamenti degli edifici produttivi esistenti, 45.974.441 metri quadrati (tav. 7 file pdf). A differenza del comparto residenziale, in questo caso gli ampliamenti produttivi producono aumenti del consumo di suolo. Vengono infatti utilizzati nuovi suoli non urbanizzati per aumentare le linee di produzione o per ampliare le aree di stoccaggio. Tenendo conto dell’incremento per le urbanizzazioni primarie (anche in questo caso si è utilizzato un parametro di aumento del 100%) si raggiunge il valore di 10.000 ettari (9.194).

Alla somma dei due precedenti valori (173.500 ettari) si deve ancora aggiungere una percentuale del 20% per tener conto dell’abusivismo, e cioè altri 34.700 ettari.

Il consumo di suolo per il comparto produttivo è complessivamente pari a circa 210 mila ettari.

6. Il consumo di suolo per la realizzazione delle infrastrutture

Il calcolo del consumo di suolo causato dalla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali realizzate negli undici anni considerati non può fare affidamento su alcun dato statistico. Per stimarlo si è operato sui valori della larghezza standard degli impalcati infrastrutturali per le tipologie ferroviarie e per quelle autostradali o stradali. Il parametro lunghezza è stato calcolato sulle opere realizzate in questi anni: la tratta di alta velocità ferroviaria tra Napoli e Torino, la terze corsie autostradali (Roma-Orte, tratta Adriatica, etc); le nuove tratte (variante di valico appenninico, etc.); l’adeguamento del grande raccordo anulare a Roma e la Salerno-Reggio Calabria.
Se si pensa che soltanto per l’alta velocità ferroviaria si può valutare il consumo di suolo in circa 25 mila ettari, una stima prudenziale ci fa arrivare al valore complessivo di 150 mila ettari di terreno consumato.

Il consumo di suolo per la realizzazione delle infrastrutture arriva a 150 mila ettari.

7. La coerenza dei dati stimati con gli studi esistenti

La somma del consumo di suolo residenziale, di quello produttivo e di quello infrastrutturale porta ad un valore di 750 mila ettari. Questo risultato è stato verificato con quelli desunti da concrete indagini di campo.

La provincia di Milano ha pubblicato nel 2009 il Quaderno n. 28 del Piano territoriale dedicato al consumo di suolo. La ricerca “Consumo di suolo. Atlante della provincia di Milano” è stata redatta in collaborazione con il Centro studi Pim e riporta il dato sintetico del consumo di suolo calcolato nel periodo 1999 - 2004 in5,5 metri quadrati di suolo per abitante/anno.

Il dato calcolato all’interno della ricerca (750 mila ettari) porta ad un dato sensibilmente più alto, e cioè 11,6 metri quadrati/abitante/anno. In realtà il dato è comparabile con quello calcolato dalla Provincia di Milano per due motivi. Il primo di natura legale: nel milanese la percentuale dell’attività abusiva è pressoché vicina allo zero e il valore dell’11,6 deve subire una decurtazione pari al 20%, diventando pari a 9,3 mq/ab/anno. Il secondo motivo è invece legato ai valori di densità edilizia che nel caso delle aree metropolitane è molto superiore al dato utilizzato per il calcolo del consumo di suolo medio.

L’Istat fornisce i dati relativi alla distribuzione del numero di piani degli edifici residenziali disaggregati rispetto alla dimensione degli organismi urbani, in particolare fornisce quelli relativi alle città italiane con oltre 500 mila abitanti[12]. Dalla tavola 8 si vede che se la percentuale delle abitazioni realizzate su tre piani è identica al dato nazionale (33,6), ben diverso è invece il peso degli edifici di 5 e 6 piani. Nei grandi centri urbani gli edifici ad alta densità assumono un peso notevolmente maggiore: gli edifici di cinque piani rappresentano l’8,8% nelle grandi città mentre il dato nazionale era del 2,4% (tav. 3 file pdf). Gli edifici con 6 e più piani di abitazione raggiungono nelle grandi città la percentuale del 17,2% rispetto alla media nazionale dell’1,5%[13].

Se si tiene conto dei due fenomeni (assenza di abusivismo e maggiori densità urbane) il valore calcolato su scala nazionale dell’11,6 scende nel caso della provincia di Milano a circa 7,0, molto vicino a quello di 5,5 mq/ab/anno misurato dagli uffici tecnici provinciali.

8. In undici anni è sparita l’Umbria. In un anno Ravenna

Come accennavamo, i tre addendi del consumo di suolo raggiungono in totale 750 mila ettari nel periodo della rilevazione 1995-2006, e cioè oltre 68.200 mila ettari/anno.

Ciò vuol dire che, se si tolgono le aree già urbanizzate, in undici anni è stata coperta dal cemento e dall’asfalto una regione grande quanto l’Umbria e che ogni anno sparisce per lo stesso motivo l’intero comune di Ravenna[14]. Un dato che può certo far piacere agli idolatri dell’urbanistica contrattata-perequativo-compensativa. Un dato spaventoso per coloro che hanno a cuore la tutela del paesaggio e delle bellezze naturali italiane.

Per la verità, passata -anche se non del tutto- l’ubriacatura neoliberista gli urbanisti che si immolano sempre e comunque all’urbanistica promozionale e ai mercatini dell’urbanpromo sono in rapido declino e senza grandi argomenti. Aumenta invece il numero delle persone che denunciano questo intollerabile stato di cose. Non soltanto i soggetti che elencavamo in premessa, ma anche grandi intellettuali come Barbara Spinelli che di recente ha scritto : Inutile dividere i mali italiani in compartimenti stagni: la morte della politica da una parte, l’informazione ammaestrata o corriva dall’altra, le speculazioni edilizie da un’altra ancora. Tutte queste cose sono ormai legate, fanno un unico grumo di misfatti e peccati d’omissione che mescola vizi antichi e nuovi. È l’illegalità che uccide l’Italia politica e anche quella fisica, la sua stima di sé, la sua speranza, con tutti i vizi che all’illegalità s’accompagnano: la menzogna che il politico dice all’elettore e quella che ciascuno dice a se stesso, il silenzio di molte classi dirigenti su abusivismo e piani regolatori rimaneggiati, il territorio che infine soccombe”[15].

Non ci sono parole migliori per tentare di fermare per sempre il “grande sacco dell’Italia” e il consumo di suolo.

[1] Al 10 novembre gli iscritti all’associazione sono 13.092, di cui almeno 200 comitati e associazioni di cittadini. Il sito è www.stopalconsumoditerritorio.it

[2] I dati sono riportati nella ricerca effettuata dal WWF e dall’Università di L’Aquila. Vedi “2009, l’anno del cemento”. Dossier sul consumo di suolo in Italia, a cura del WWF Italia, 2009.

[3] E’ stato utilizzato il sistema Corinne Land Cover che non apprezza le urbanizzazioni sotto una soglia dimensionale elevata.

[4] La produzione edilizia del decennio 1991 – 2001 si attesta su una media di 200 mila alloggi /anno. Raggiunge i 300 mila alloggi negli anni 2004-2005.

[5] In numero dei permessi di soggiorno al 1 gennaio 2008 sono 2.063.127. Nel 2002 erano 1.448.392.

[6] Si veda in particolare No Sprawl, a cura di Maria Cristina Gibelli e Edoardo Salzano. Alinea editrice, 2006.

[7] Si è assunto un valore medio tra due piani (6,00 ml) e tre piani (9,00 ml), e cioè 7,0 metri.

[8] Il Decreto ministeriale 1444/68 definisce le zone B di completamento urbanistico “le parti del territorio parzialmente edificate in cui la superficie coperta dagli edifici esistenti non sia inferiore al 12, 5% (un ottavo) della superficie fondiaria della zona”.

[9] Legambiente, Osservatorio ambiente e legalità, Ecomafia 2009. Pagg. 175 e sgg.

[10] E’ il titolo d’apertura del quotidiano della Confindustria evidenziato su quattro delle cinque colonne dell’inserto dedicato a Roma e al Lazio il 28 ottobre 2009.

[11] Paola Bonora, E’ il mercato bellezza, in Eddyburg dal 29.03.09. In corso di pubblicazione. Dall’inizio del 2009 da parte dell’Ance sono ormai numerosissime le uscite mediatiche tese a “convincere” l’opinione pubblica che realizzare

case a rapido degrado sia l’unico modo per risolvere il problema abitativo delle famiglie a basso reddito. Come prassi consolidata, interessi egoistici se non bassamente speculativi vengono spacciati per interessi generali, complice un compiacente mondo dell’informazione.

[12] Come noto, le città italiane con popolazione superiore ai 500 mila abitanti sono sei. Nell’ordine Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova.

[13] Il fenomeno del aumento delle densità urbane è anche causato dalle caratteristiche dell’urbanistica contrattata che ha di fatto consegnato le città alla proprietà fondiaria. Un approfondito studio del fenomeno è contenuto in un recente volume di Sergio Brenna, La strana disfatta dell’urbanistica pubblica, Maggioli editore, 2009.

[14] La superficie territoriale dell’Umbria è pari a 8.546 chilometri quadrati. Quella del comune di Ravenna 652,89 chilometri quadrati.

[15] Barbara Spinelli, Il grande sacco dell’Italia, La Stampa, 4 ottobre 2009, consultabile su eddyburg: http://www.eddyburg.it/article/articleview/13937/1/352

Chiunque può riprendere questo articolo o sue parti alla condizione di citare l’autore e la fonte come segue: tratto dal sito web http://eddyburg.it

shim  Sul Clima un risultato molto deludente
Sul Clima un risultato molto deludente
20/12/2009 - gab
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lg share it  Sul Clima un risultato molto deludente
Il vertice svoltosi nella capitale danese ha sortito grosse discussioni ma nessuno impegno legalmente vincolante. L’unico contento sembra Obama. L’obiettivo di stanziare un fondo da 100 miliardi di dollari all’anno. Tutte le speranze riposte nel prossime vertice in messico…
2022527 climacop  Sul Clima un risultato molto deludente
Il risultato uscito dal vertice sul clima è molto, molto deludente. Lo ha ammesso anche il ministro dell’Ambiente, italiano, Stefania Prestigiacomo.
“Non è in discussione l’impegno di Obama, ma siamo solo agli annunci. Gli Usa non sembrano accettare verifiche internazionali. Alla Cina invece si chiede di crescere contenendo però le emissioni” spiega Prestigiacomo.
“L’Ue è stata l’unica regione del mondo che si è presentata con progetti concreti, ciononostante non siamo riusciti a svolgere un ruolo trainante sugli altri” spiega la ministra. “L’Europa, responsabile del 25% delle emissioni globali, da sola non può risolvere il problema globale” conclude Prestigiacomo.
Anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha ammesso che l’accordo – voluto dagli Usa e dalla Cina e che lascia in bianco i singoli impegni nazionali – ha deluso le speranze ma è “un importante inizio”.
Il presidente Usa Barack Obama ha salutato l’accordo, elaborato insieme a Cina e altre economie emergenti e sostenuto dalla maggior parte degli altri stati , come un passo storico e ha promesso di andare avanti “sullo slancio che abbiamo avuto a Copenaghen”.
La Cina e gli Stati Uniti sono i principali emettitori di gas a effetto serra. Finora la tabella di marcia non pare indicare urgenza. Il prossimo vertice Onu sul clima è una sessione semestrale regolare che si terrà a Bonn, dal 31 maggio all’11 giugno. Per fare un confronto, nel 2009 ci sono state tre serie di colloqui a Bonn e altre sessioni a Bangkok e Barcellona prima dell’appuntamento di Copenaghen.
Oltre a riconoscere un tetto di 2 gradi all’aumento delle temperature, la decisione di ieri contiene l’obiettivo di un fondo da 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i paesi poveri a contrastare gli effetti del cambiamento climatico entro il 2020, con una prima fase che prevede 10 miliardi all’anno tra il 2010 e il 2012.
L’accordo non è stato adottato formalmente da tutte le nazioni a causa dell’opposizione da un certo numero di paesi in via di sviluppo secondo cui sarebbero stati ignorati i reali bisogni dei poveri.
Alcuni analisti dicono che l’accordo tra Usa e Cina potrebbe migliorare le prospettive di azione grazie alla legge del Senato Usa per limitare le emissioni di carbonio nel 2010. Gli Usa sono il solo importante paese industrializzato a non avere limiti sulle emissioni di Co2.
Un problema a Copenaghen è stata la mancanza di altre scadenze precise. Il primo periodo dell’attuale Protocollo di Kyoto, che impegna tutte le nazioni industrializzate a parte gli Usa, scade il 31 dicembre 2012.
Per il mondo sarà difficile rimettere in carreggiata i negoziati Onu sul clima l’anno prossimo in Messico dopo l’accordo poco ambizioso sottoscritto a Copenaghen che non pone una scadenza per giungere a un trattato legalmente vincolante.
Il Messico ospiterà la prossima sessione di colloqui ministeriali in ambito Onu dal 29 novembre al 10 dicembre 2010, per costruire un “Accordo di Copenaghen” che cerchi di limitare a non oltre 2 gradi centigradi l’aumento delle temperature rispetto ai livelli preindustriali. Ma il testo non spiega come raggiungere l’obiettivo.
Un passaggio in Messico – che si considera a metà strada tra i paesi ricchi e quelli poveri – potrebbe aiutare i negoziati, quasi falliti tra le accuse di Sudan e Venezuela alla Danimarca di fare gli interessi degli stati ricchi.
Il Messico “può adempire molto meglio… al compito molto difficile di costruire ponti”, commenta Kim Carstensen, responsabile dell’iniziativa sul clima globale del Wwf
I documenti Onu adottati a Copenaghen dicono che i risultati del lavoro da parte di importanti organismi Onu sulle modalità per rallentare il riscaldamento globale saranno presentati per la “adozione” in Messico, ma hanno respinto la richiesta di molti paesi che i testi si trasformassero in un “trattato legalmente vincolante”.
Molte nazioni vogliono che il vertice in Messico produca risultati.
La plastica vegetale è davvero sostenibile?
21/12/2009 - S.T.
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Sacchetti, piatti e posate in Mater-Bi e di altri materiali plastici di origine vegetale sono sempre più diffusi, ma possono essere giudicati realmente sostenibili?
21133227 plastica La plastica vegetale è davvero sostenibile?

Quando si parla di alternativa «ecologica» alla plastica tradizionale, il riferimento va subito alle plastiche biodegradabili, chiamate ormai nel gergo comune «bioplastiche», che vengono prodotte per lo più utilizzando amido di mais, patate, barbabietole o altre sostanze di natura vegetale.

Ma è veramente pensabile, sostenibile ed ecologico sostituire anche solo parte la plastica tradizionale con altrettanta bioplastica? Le plastiche biodegradabili possono essere giudicate realmente sostenibili?

I costi delle materie prime alimentari sono sempre più alti, resta irrisolto il problema del mancato accesso a tali materie prime per fette molto ampie di popolazione in paesi del Terzo Mondo, siamo di fronte ad una inesorabile erosione delle terre coltivabili a causa della cementificazione, del disboscamento e della desertificazione, nonché ad un impoverimento dei terreni coltivati sottoposti troppo spesso a coltivazione intensiva.

È dunque sostenibile pensare di utilizzare terreni per coltivare potenziale cibo che sarà poi destinato a tutt’altro utilizzo?

(r)

La Russa elogia la Decima Mas in pubblico

category italia | antifascismo | notizie author giovedì 24 dicembre, 2009 22:23author by morte al fascio

Il ministro La Russa elogia la X mas rivelando così le sue non sopite nostalgie per il fascismo

460 0   30 0 0 0 0 0 nembokids33 0 La Russa elogia la Decima Mas

Il ministro della Difesa ha dichiarato di voler solo sottolineare l’eroismo del corpo
A Livorno, presso la caserma Vannucci, il ministro della Difesa Ignazio La Russa elogia i corpi militari ricordando la Decima Mas, Junio Valerio Borghese e la Repubblica sociale.

La gaffe nostalgica ha ovviamente suscitato numerose polemiche. La Russa, per nulla pentito o imbarazzato dal fatto, ha dichiarato di voler semplicemente sottolineare l’eroismo riconosciuto della Decima Mas. “La Russa, militante nero sin da ragazzino – ha detto Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori – è un cuore nero, un nostalgico”. Dura anche la reazione del Pd.

“Davvero un elogio di cui non si sentiva il bisogno – ha affermato Filippo Penati, coordinatore della segreteria del Pd – soprattutto da parte di un ministro della Difesa.
Avremmo preferito ascoltare parole che riguardassero un accenno ai nostri militari come presidio di democrazia”.

(r)

I ferrovieri: “Chiediamo scusa per i vertici aziendali!”

category italia | ecosistemi | notizie author giovedì 24 dicembre, 2009 18:29author by ((A))

In una lettera aperta ai viaggiatori i ferrovieri della storica rivista “Ancora in marcia” si scusano per i disagi e per il comportamento dei vertici aziendali.

460 0   30 0 0 0 0 0 morettimauro I ferrovieri: Chiediamo scusa per i vertici aziendali!

Lettera aperta ai viaggiatori:

“Quanto è successo non è addebitabile, se non in minima parte, al maltempo quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate”

Vogliamo chiedere pubblicamente scusa, a nome di tutti i ferrovieri, alle migliaia di pendolari e viaggiatori per i disagi e i disservizi subìti in questi giorni. Ma soprattutto vogliamo esprimere il nostro imbarazzo per l’atteggiamento poco rispettoso, al limite dell’offensivo, tenuto dai vertici aziendali.

Siamo vittime insieme a voi degli stessi disagi e spesso anche oggetto delle legittime proteste, perché accomunati a chi, contro ogni logica, ha presentato l’inverno e la neve nel nord Italia come “evento imprevedibile” e ha manifestato una indifferenza al limite dell’offensivo.

La causa principale non è addebitabile, se non in minima parte, alla “emergenza maltempo” quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate, oltre che alla scarsa considerazione per gli utenti. Per questo non ci pare giustificato il rifiuto dei rimborsi. La riduzione degli addetti in tutti i settori, la saturazione delle capacità di treni e linee (comprese le nuove tratte AV, costate tanto alla collettività, in termini economici, ambientali e di vite umane), la copiosa propaganda e la promessa di prestazioni inverosimili hanno generato aspettative che non possono ragionevolmente essere soddisfatte. Il mito del profitto ferroviario e di una ferrovia fatta di lustrini rossi si è impantanato in quattro dita di neve.

Siamo orgogliosi di lavorare in una azienda che si ammoderna ma ci dissociamo quando gli investimenti, pagati con i soldi di tutti, vengono concentrati solo su un settore a danno della generalità della popolazione. La pubblicità non basta a far marciare i treni, sicuri, puliti ed in orario.

Lavoriamo in un “gruppo” pieno di amministratori delegati, “manager” e dirigenti che hanno rinunciato al loro ruolo di iniziativa e controllo e che hanno scelto la strada più semplice: obbedire sempre, in silenzio, anche di fronte a scelte oggettivamente sbagliate e dannose. Noi ferrovieri “semplici” che pur con tutti i nostri limiti, garantiamo giorno e notte la regolarità del servizio ferroviario, siamo mortificati nel vedere sciupato il nostro lavoro e infangata in questo modo l’immagine della nostra azienda.

L’amministratore delegato Mauro Moretti, invece di chiedere scusa e prendere adeguati provvedimenti, non escludendo neanche le proprie dimissioni, ha attaccato tutti, viaggiatori, giornali, macchinisti, fino ad arrivare alla inverosimile richiesta di dotarsi di coperte e panini! Come ha detto il ministro Matteoli, forse si tratta di una persona sotto stress.

Auspichiamo che dopo quanto accaduto in questi giorni lo Stato riprenda le redini di questo importante servizio pubblico facendolo funzionare nell’interesse della collettività e non di creative scelte di mercato.

La rivista “ancora In Marcia!

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Tema/i | repressione : Per Non dimenticare
24-12-2009 22:46
Autore : per niente buoni
non staremo mai Buoni….
Carlo Giuliani, Aldrovandi, Cucchi, Aldo Bianzino, Edo e Sole… e tutti i suicidi incarcerati
Contro la Repressione!
Registrazione audio della sentenza contro Silvano Pelissero -anarchico-ingiustamente accusato degli attentati contro il tav in valsusa. Per quelle accuse morirono in regime di detenzione, Edo e Sole, accusati insieme a Silvano.In questo momento che dovremmo essere “tutti + buoni
“Non dimentichiamo gli assassini di…… Stato:
Il Giudice Franco Giordana ed il Procuratore Maurizio Laudi (già morti)
ed il PM Marcello Tatangelo
GLI ANARCHICI NON DIMENTICANO!
extlink  Per Non dimenticare	http://www.facebook.com/l.php?u=http%253A%252F%252Fwww.radioradicale.it%252Fscheda%252F119241%252F120043-processo-a-carico-di-silvano-pellissero-lanarchico-accusato-di-essere-un-fiancheggiatore-di-gruppi-&h=dfd60c49f776e8694bf99b66c16b5b5a&ref=nf

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La riscossa degli psicolabili

Indymedia Lombardia , 25.12.2009 10:00

da http://www.infonodo.org/node/24091

Psicolabile è uno di quei termini che ti rimane addosso come un marchio indelebile per tutta la vita.
Lo psicolabile è un “debole di mente”, uno di quelli di cui non ti puoi mai fidare, che anche quando riga dritto per mesi, o per anni, improvvisamente è capace di esplodere in qualche gesto inconsulto, stupendo tutti, spiazzando gli amici e i conoscenti, i vicini di casa e i medici che lo hanno in cura.
Piscolabile è stato definito il Tartaglia, l’uomo che ha regalato un souvenir a Berlusconi con eccessiva veemenza in Piazza Duomo a Milano. Psicolabile è la donna che in gesto di affetto smisurato trascina a terra in un colpo solo un Papa ed un cardinale nella centralissima San Pietro a Roma. Sulla Playstation un colpo che vale il jackpot.
Questi figli di un dio minore che si portano addosso la condanna e l’assoluzione al tempo stesso (nessuno inveirebbe con eccessiva durezza su uno piscolabile, proprio perchè è psicolabile!) sono ad oggi gli indiscussi protagonisti della vita politica italiana.
Con gli psicolabili al potere l’Italia cambia, e in meglio.
A dirlo sono gli stessi protagonisti della vita politica italiana, a cominciare da Silvio Berlusconi che uscito dall’ospedale non fa che ripetere che l’Amore trionfa. Gii fanno eco i commenti del suo staff ammettendo un cambiamento in positivo nel clima politico, improvvisamente sembriamo un paese riappacificato.
Come negare l’opera taumaturgica del Tartaglia in tutto questo? Cosa sarebbe questo natale 2009 senza il Tartaglia? Il solito feroce conflitto tra poteri senza peli sulla lingua, la solita reciproca criminalizzazione delle istituzioni e della classe politica, il ricorrente scambio di accuse e di cattiverie, robe non da poco del tipo “stragista”, “assassino”, “mandante di omicidi” e affini.
E’ di oggi la notizia della donna che abbraccia calorosamente il papa, proprio la notte di natale nella consueta processione a San Pietro.
Il papa si riprende presto e ribadisce «Rinunciamo alla violenza, e usiamo solo le armi della verità e dell’amore».
Un altro miracolo, soprattutto se paragonato alle parole dal cardinal Ruini quando benedì la missione Italiana in Iraq.
La donna autrice del gesto è una cittadina svizzera “psicolabile” che ha aggirato le guardie “svizzere”.
Il suo gesto mette fine alle polemiche sull’efficienza dei servizi di sicurezza italiani del premier italiano, dimostrando che tutto il mondo, incluso quello dei precisissimi e puntigliosi svizzeri, è esposto ai gesti degli “psicolabili”.
Gli unici al mondo a riuscire nel difficile tentativo di andare a segno colpendo il bersaglio lasciandosi alle spalle una scia di amore fraterno.

(r)

NOI VITTIME DEI PRETI PEDOFILI

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di Paolo Tessadri

 

Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì  Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro. L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.

 

Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: “Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”. Un’accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.

 

Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell’Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a ‘L’espresso’ le testimonianze – scritte e filmate – della loro esperienza.

Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.

 

La denuncia

Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell’udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell’orrore. Dopo l’esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell’Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell’Istituto. Una delle ultime lettere l’hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: “I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).

 

I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna”. E ancora: “Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza”. Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.

 

Le storie

I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivono mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.

Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a ‘L’espresso’ generalità complete: “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia”. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.”. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell’ecclesiastico.

 

“Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici”.

 

Il dramma

Un altro ex allievo, Guido, dichiara di essere stato molestato da un prete: “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda”. Carlo è rimasto all’istituto dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un altro sacerdote: “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui”. Altre volte si sarebbe trattato di bacchettate sulle mani, mentre di notte “nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato”.

Sono racconti simili. Tragedie vissute da bambini di famiglie povere, colpiti dalla sordità e poi finiti tra le mura dell’istituto; drammi tenuti dentro per decenni. Ricostruisce Ermanno: “La violenza è avvenuta nei bagni e nelle stanze dell’Istituto Provolo e anche nella chiesa adiacente”. “Se rifiutavo minacciava di darmi un brutto voto in condotta, questi fatti mi tornano sempre in mente”, scrive un altro. Giuseppe qualche volta a Verona incontra il suo violentatore, “ancora oggi quando lo vedo provo molto disagio. Non sono mai riuscito a dimenticare”. Stando alle denunce, le vittime erano soprattutto ragazzini. Ma ci sono anche episodi testimoniati da bambine. Lina ora ha cinquant’anni, è rimasta “all’istituto per sordomuti dai sei ai 17 anni. A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia (senza grata), il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata”. Giovanna scrive che un altro prete “ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi”. E per molte ragazzine i fatti avvenivano nella chiesa dell’istituto, sotto l’altare. A qualcuna, però, è andata molto peggio.

 

Gli esposti

Oggi l’Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l’attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d’avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l’allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa. Secondo la loro associazione, “c’è già stata più di un’ammissione di colpa”. La più importante risale al 2006, quando don Danilo Corradi, superiore generale dell’Istituto Provolo, avrebbe incontrato più di 50 ex allievi. Secondo l’Associazione, il superiore a nome dell’Istituto avrebbe chiesto 12 volte scusa per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s’inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero preteso l’allontanamento dei sacerdoti coinvolti, senza ottenerlo. A ‘L’espresso’ don Danilo Corradi fornisce una versione diversa: “Ho sentito qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e di quello che è successo prima non so. Non rispondo alle accuse, non so chi le faccia: risponderemo dopo aver letto l’articolo”.

 

La Curia

Da quasi due anni gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente della Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone. E scrive al vescovo: “Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all’istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta”. L’ultima lettera è dell’8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l’ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, “nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento”. Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago.

 

Il vescovo, interpellato da ‘L’espresso’, replica con una nota scritta: “Il Provolo è una congregazione religiosa. In quanto tale è di diritto pontificio e perciò sotto la giurisdizione del Dicastero dei religiosi. La diocesi di Verona, sul cui territorio è sorta la Congregazione, apprezza l’opera di carattere sociale da essa svolta in favore dei sordomuti”. Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel merito: “Per quanto attiene l’accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all’oscuro. A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell’eventualità che non fossero esaudite. Tuttavia a me non rivolsero alcuna accusa circostanziata riferita a persone concrete, ma unicamente accuse di carattere generico. Non ho altro da aggiungere se non l’impegno a seguire in tutto e per tutto le indicazioni contenute nel codice di diritto canonico e nelle successive prese di posizione della Santa Sede. Nella speranza che presto sia raggiunto l’obiettivo di conoscere la verità dei fatti”.

 

L’Associazione sordi Antonio Provolo risponde al vescovo negando qualunque ricatto o interesse economico: “Gli abbiamo soltanto fatto presente i problemi, noi vogliamo che quei sacerdoti vengano allontanati perché quello che hanno fatto a noi non accada ad altri”. 22.01.2009.

 

Paolo Tessadri

 

 

«Che schifo una società che non difende nemmeno i propri bambini.»

Paul Harris

 

di Giorgio Nebbia

Le cronache e i mezzi di comunicazione sono pieni del dibattito sulla Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici: chi vuole diminuire i gas responsabili dell’effetto serra ? di quanto ? rispetto a quale anno di riferimento ? entro quale data ? Si scontrano paesi ricchi e paesi poveri, si parla di soldi, di come farsi risarcire se si diminuiscono le emissioni di anidride carbonica, se si pianta un po’ di ettari di foresta, chi deve pagare, da dove si prendono i soldi. Intanto i forni continuano a bruciare carbone, nelle varie parti della Terra, i camini a gettare fuori i loro fumi pieni di anidride carbonica, ma anche di sostanze tossiche e cancerogene, di mercurio, arsenico, cadmio. Dietro tutte le generose manifestazioni di chi si preoccupa del futuro ecologico della Terra ci sono le banche e le compagnie di assicurazione e i lobbysti, che lavorano alle “cose serie”, cioè a come fare tanti quattrini con le paure dei mutamenti climatici.

Per abbattere i fumi occorrono soldi e le banche sono pronte a offrirli ai privati e ai governi ad un tasso di interesse che copra eventuali futuri rischi: il rischio che chi si è fatto prestare i soldi non riesca ad abbattere le emissioni inquinanti e a riscuotere le relative tariffe e a restituire i soldi; le banche così passano i prestiti a rischio ad altri, secondo la pratica delle “bolle” finanziarie che hanno già generato tanto grandi disastri nei mesi scorsi. Queste speculazioni sull’eliminazione dell’anidride carbonica, il principale responsabile dei mutamenti climatici, sono ben descritte nel recente libro di Micelle Chan, “Subprime carbon”, pubblicato dall’associazione americana Friends of the Earth (e che si può leggere in Internet).

Da parte loro le compagnie di assicurazioni assicurano i rischi di coloro che temono che i mutamenti climatici possano provocare tempeste che spazzano via le abitazioni o allagano i campi, che il sollevamento del livello dei mari possa distruggere le zone turistiche, che non cada la neve e gli alberghi delle zone sciistiche restino vuoti. Il vecchio capitalismo faceva soldi a mezzo di merci merci, ora ci sono quelli che fanno soldi a mezzo di ecologia.

Infine c’è il popolo dei lobbysti, di quelli che per soldi convincono le industrie e i governi che non è vero che ci siano mutamenti climatici, che questi siano dovuti alle attività umane e alle emissioni di anidride carbonica e che quindi gli accordi, che dovrebbero essere presi a Copenhagen, per diminuire le emissioni di gas serra sono inutili, anzi dannosi per l’economia. Un vasto movimento che sostiene le stesse tesi “negazioniste” esiste anche in Italia come si può constatare visitando i vari “blogs”, quelle “pagine” in Internet in cui chiunque può scrivere il proprio pensiero e chiunque altro può, nella stessa pagina, replicare approvando o disapprovando. In genere nei blogs che esprimono preoccupazione per i mutamenti climatici appaiono immediatamente “risposte” che invitano a stare calmi, perché mutamenti del clima ci sono sempre stati, perché le attuali bizzarrie del clima non sono dovute al crescente uso del carbone o del petrolio, perché ricorrere all’uso dell’energia solare o eolica non risolve niente, e ricordano che c’è bisogno di aumentare, non rallentare, la produzione di energia nel mondo e che lo si “deve” fare nell’interesse degli operai, che altrimenti resterebbero senza lavoro, degli abitanti dei paesi poveri, che altrimenti resterebbero all’età della pietra, eccetera.

Sono sempre contrario, fino a prova diretta, a sostenere che chi interviene in Italia per mettere in dubbio i cambiamenti climatici “sia pagato” dalle società petrolifere o elettriche, quelle che sarebbero danneggiate se diventassero obbligatorie le diminuzioni delle emissioni di gas serra nell’atmosfera. Sta di fatto che nuove forme di corruzione delle menti, pagate da interessi economici, sono molto diffuse nel mondo; proprio nelle scorse settimane è uscito il libro “Cover up” che si potrebbe tradurre “L’inganno”, e che ha come sottotitolo “La crociata per negare il riscaldamento globale”, scritto da James Hoggan, un giornalista americano che ha condotto un’indagine sulle fonti di finanziamento di chi contesta la necessità di rallentare i mutamenti climatici. Il tema è stato trattato nel film “Burn up”, trasmesso domenica 13 dicembre 2009 dalla televisione La7.

Negli Stati Uniti il lavoro dei lobbysti — il nome viene dal fatto che operano nei corridoi dei palazzi del potere (e oggi sul filo delle reti informatiche) — è riconosciuto come professione di pubbliche relazioni. Il libro racconta come le industrie inquinanti organizzano delle associazioni, con i nomi accattivanti in cui figura la parola ambiente o ecologia (”Progetto per la politica della scienza e dell’ambiente”, “Consiglio per l’informazione ambientale” e simili), spesso con “preziosi” interventi di “ecologisti pentiti” che spiegano come si sono convertiti da difensori dell’ambiente in persone che riconoscono che molti danni ambientali sono inesistenti. Il pentitismo ecologico va molto di moda e ha grande successo di vendita di libri e di interventi televisivi.

Davanti a questa grande confusione a ciascuno di noi non resta che fidarsi del proprio intuito e buon senso e osservare quanto avviene intorno a noi. Non si tratta soltanto di constatare che grandi icebergs si staccano dai ghiacci polari e fondono negli oceani, che sempre più frequenti tempeste spazzano via città e villaggi in Florida o nel Bangladesh, che le belle isole del Pacifico rischiano di andare sott’acqua per l’innalzamento del livello degli oceani: che i cambiamenti climatici ci siano davvero si vede anche nelle nostre città e campagne sempre più spesso allagate, nei raccolti e nelle abitazioni distrutti e così anche la crescita economica, nel cui nome l’aria viene trasformata in una congregazione di vapori dannosi, viene vanificata. Se non si rallentano le immissioni di gas nell’atmosfera, se non si smette di tagliare le foreste, i danni umani e di soldi saranno incalcolabili. Con buona pace dei lobbysti.

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