Archivio di settembre 2009
Manifesti provocazione Priebke e Pacciani assessori
Mar, 29/09/2009 – 09:36
Numerosi manifesti, solo apparentemente del comune di Roma, che potrebbero ingannare i cittadini perchè realizzati con il logo e i colori istituzionali del Campidoglio, sono comparsi stamani in diverse zone della città.
Non portano in calce alcuna firma. Sui manifesti compaiono quattro fotografie: quella di Erich Priebke (capitano delle SS che partecipò alla pianificazione e alla realizzazione delle Fosse Ardeatine), indicato come assessore alle politiche culturali; quella di Anna Maria Franzoni (condannata per l’omicidio di suo figlio) indicata quale assessore alla scuola, famiglia e infanzia; quella di Valerio Fioravanti (ex terrorista di destra, fondatore dei Nar, pluriergastolano, condannato anche per la strage di Bologna), assessore ai trasporti e alla mobilità e quella di Piero Pacciani (ritenuto uno dei responsabili dei delitti attribuiti al cosiddetto mostro di Firenze) indicato come assessore alle politiche sociali.
I manifesti ‘provocazione’ si chiudono con lo slogan: “Al lavoro per Roma. Ogni giorno” e “Il sindaco da Bari Gianni Alemanno” con riferimento alla città natale del sindaco.
(rocco)
Ricevuta da Giulio Sedda: giulio.sedda@libero.it
(metilparaben).
Può succedere che durante una conversazione tra amici venga fuori che la BBC, un paio di giorni fa, ha mandato in onda un servizio sul prepuzio di Cristo, conservato a Calcata in provincia di Viterbo prima di essere trafugato.
Così va a finire che uno torna a casa con la curiosità , non ha sonno, accende il computer e si mette a cercare qualche informazione sulle reliquie.
Ottenendo risultati come quelli che sto per raccontarvi.
Il prepuzio di Cristo, tanto per cominciare dall’inizio. Pare (tra parentesi, avete idea di come si riconosca un prepuzio dopo 2000 anni? Io no) che nel corso dei secoli sia stato conservato non solo a Calcata, ma anche (contemporaneamente) a Roma, Santiago di Compostela, Chartres, Besançon, Metz, Hildesheim, Charroux, Conques, Langres, Anversa, Fecamp, Puy-en-Velay, Auvergne.
Poi ci sono le reliquie di San Giovanni Battista, distribuite come segue: la testa è¨ custodita a Roma, un braccio è a Siena, il mento è a Viterbo (ma come, la testa non era a Roma? oppure c’è la testa, ma senza mento?), un dito è a Firenze, altre tre dita (ci si augura diverse da quello di prima) sono a Saint-Jean-de-Maurienne, mentre le ceneri (a questo punto, presumibilmente, ricavate dal poco che avanzava) sono custodite a Genova, ma allo stesso tempo anche a Loano.
Analogamente singolare è il caso di San Bartolomeo apostolo, il cui corpo risulta essere conservato sia a Roma che a Benevento, mentre la calotta cranica si trova simultaneamente a Francoforte, a Lune e a Colonia, e tanto per complicare la vicenda un braccio si trova a Canterbury e la pelle a Pisa. Se ne desume che San Bartolomeo apostolo aveva un totale di due corpi, cinque teste, tre braccia e un doppio strato di pelle: roba che manco gli X-Men.
Altra situazione decisamente complessa è quella di Sant’Agata: a Catania sono conservate le braccia, le gambe, i femori e una mammella, mentre un’altra ulna e un altro radio sono a Palermo, un osso del braccio a Messina, una parte dell’osso del braccio ad Alès, un dito a Sant’Agata dei Goti. Fate voi il conto di quante braccia avesse Sant’Agata, ché io ho provato due o tre volte ma non mi ci raccapezzo.
Per non parlare di San Rocco, il cui corpo è custodito a Venezia; parte di un osso del braccio, però, è a Voghera, un’altra parte di un osso del braccio è a Roma, una tibia è a Montpellier, una falange è a Cisterna di Latina, una parte del tallone è a Frigento, e alcuni frammenti di ossa sono a Torino: a meno di un altro caso di ubiquità come quello di San Bartolomeo, quindi, a Venezia dovrebbe esserci poco e niente.
Detto che anche i resti di Santa Lucia presentano qualche anomalia (il corpo è a Venezia, ma un braccio è a Siracusa), e che le chiese italiane, al di là di questi insoliti “doppioni”, sono piene zeppe di costole, femori, ulne, crani, talloni e prepuzi, vi inviterei a una breve riflessione: il record della reliquia più sensazionale appartiene senz’altro a Caltanissetta, località in cui sarebbe custodita nientepopodimeno che una piuma dell’Arcangelo Michele.
Ebbene, amici, ricordate, quando eravate bambini, quell’autografo di Del Piero che siete riusciti a ottenere dopo ore e ore di pazienti appostamenti?
Be’, date retta: buttatelo via, quella è roba da dilettanti.
Qua c’è gente che fa sul serio, cosa credete?
G20, Pittsburgh: scontri
internazionale | mobilitazioni globali | notizie
venerdì 25 settembre, 2009 20:41
by inScontri fra la polizia e gli anarchici
Scontri fra la polizia e gli studenti
Scontri al summit dei G20 a Pittsburgh (USA) con numerosi arresti.
Ulteriori informazioni
http://indypgh.org – Pittsburgh indymedia
(rocco)
7 settembre 2009 ] Economia ecologica
LIVORNO. Secondo uno studio appena pubblicato dal World Watch Institute, nel 2008 sono state prodotte oltre 1400 milioni di tonnellate di prodotti metallurgici, raddoppiando la quantità sul finire degli anni 70 e ben sette volte la quantità prodotta negli anni cinquanta. Complessivamente dalla metà del secolo scorso ad oggi sono state fuse oltre 40 miliardi di tonnellate di metalli, in particolar modo alluminio, arsenico, cadmio, cromo, piombo, oro, rame, mercurio, nickel ed ovviamente acciaio. Dopo una prima impennata dei livelli produttivi dovuti alla ripresa economica del secondo dopoguerra, con la crisi energetica degli anni 70 per circa un ventennio si è avuto una lieve flessione del tasso di crescita dei quantitativi sfornati dagli altiforni. Ma con la fine degli anni ‘90 e la Incredibile crescita economica della Cina, si è osservato una ripresa esponenziale degli indici di produzione, anche accompagnati, se pur in maniera notevolmente inferiore, allo sviluppo industriale di paesi come l’India e la Corea del sud.
A livello mondiale la produzione procapite di metalli era di 77 kg nel 1950, per passare ai 165 kg del 1975 ed arrivare ai 213 kg del 2008. Ovviamente queste medie nascondono il fatto che il reale consumo di questi materiale è sempre stato concentrato in pochissimi Paesi, tanto da considerare che solo negli Stati Uniti nel 2008 la domanda era di 380 kg per abitante, nove volte superiore alla domanda del cinesi e ben 15 volte superiore a quella degli indiani.
E’ noto che nonostante la varietà di metalli prodotti e richiesti sul mercato, la parte del leone in termini dì peso la fa l’acciaio, che copre il 95% del totale mondiale, seguito molto lontano dall’alluminio, rame e zinco. Tuttavia il peso da solo non dice tutta la verità. Una vasta tipologia di metalli come l’arsenico, cadmio, cromo, mercurio, nickel e l’oro comportano seri impatti ambientali a seguito del loro processo estrattivo e di produzione in comparazione alle loro minuscole quote di mercato. Le principali conseguenze sugli ecosistemi riguardano la produzione di rifiuti (sottoforma di scarti), la dispersione di sostanze tossiche, la distruzione di foreste. Nel 2005 la produzione dei 10 principali metalli (commodities) ha creato oltre 3 miliardi di tonnellate di rifiuti (esclusi, beninteso, i materiali inerti delle escavazioni delle materie prime, come roccia, sabbia, ecc). Cioè per ogni tonnellata di metallo si generano 4 tonnellate di rifiuto e se da una parte le nuove tecnologie estrattive e siderurgiche hanno notevolmente aumentato l’efficacia e l’efficienza, dall’altra si sta assistendo ad un peggioramento della qualità generale dei minerali di provenienza delle materie prime, quindi la proporzione 1a 4 tende a rimanere stabile nel tempo.
Ma le problematiche relative alla produzione di metallo non è solo legata alla produzione di rifiuti, rilascio di
sostanze tossiche e distruzione della vegetazione. Un’ulteriore preoccupazione concerne l’alta intensità energetica del comparto estrattivo-siderurgico, andando ad incidere anche sull’effetto serra: la produzione di una tonnellata di acciaio comporta l’emissione di 1,7 tonnellate di anidride carbonica. Anche se in questo settore si sono fatti notevoli passi avanti nel cercare maggiore efficienza energetica degli impianti (utilizzando combustibili meno impattanti, adottando tecniche di recupero e riciclo energetico, ecc) e si è riusciti a ridurre notevolmente le emissioni di C02 per tonnellata prodotta, gli altoforno sono responsabili del 5-6% delle emissioni di anidride carbonica mondiale (legata ad attività umane) e del 27% delle emissioni del comparto manifatturiero.
L’intensità energetica e delle emissioni variano da paese e paese. Le industrie dell’acciaio in Italia, Germania, Corea del Sud, Giappone sono tra le più efficienti del pianeta, mentre la Russia e l’Ucraina sono invece i paesi con i sistemi tecnologici più obsoleti e quindi più inquinanti. L’impatto ambientale dell’India è legato invece alla pessima qualità del carbone utilizzato come fonte primaria di energia, mentre la Cina pur avendo impianti vecchi ed inefficienti è nello stesso tempo il paese che fa registrare il più alto tasso di modernizzazione delle proprie industrie. La buona notizia, non a caso lasciata alla fine, è che a livello globale la produzione di acciaio sta sempre di più andando verso l’utilizzo e recupero di materiali di scarto. Secondo la IEA (l’Agenzia Intemazionale per l’Energia) il totale di acciaio stoccato (in attesa di essere riutilizzato) è pari a dieci volte la produzione mondiale, la quantità di scarti recuperabile è pari a circa il 35% del totale e che il riciclo di questo metallo consente risparmi energetici cha vanno dal 40 al 75% rispetto alla produzione di acciaio “vergine”. In Spagna la produzione di acciaio da materie prime seconde è ormai pari al 88% ed in Turchia pari al 87% del totale della domanda nazionale. In Italia siamo arrivati al 77% e per una volta tanto riusciamo a fare meglio della Germania, ferma al 45%.
Non è il virus il pericolo maggiore, ma il vaccino
di David Icke
Viviamo tempi difficili ed è importante restare calmi e pensare, evitando di reagire in preda al panico. Il terrore, il panico e le reazioni emozionali ci hanno portati fino a questo punto e certamente ora non rappresentano la via d’uscita da questa situazione. Dobbiamo inoltre capire, qui e adesso, che siamo da tempo governati da una dittatura a tutti gli effetti fascista. Per molti anni è rimasta nascosta, ma oggi finalmente è sul punto di svelarsi. Restare inerti e adeguarsi passivamente ad un stato di paura e apatia non è più una opzione di scelta. O, almeno, non dovrebbe, se abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli e nipoti che rischiano di trascorrere la maggior parte delle loro vite sotto la minaccia di questo Male assoluto.
La parola ‘male’ è abusata e non la pronuncio con leggerezza. Ma stiamo avendo a che fare con il male, che è il contrario della ‘vita’. Tutto quello che si nasconde dietro la cospirazione che punta a selezionare e uccidere la popolazione mondiale e schedare il resto del genere umano nei computer è contro la vita. Gli autori di questo piano non la rispettano e non si preccupano di coloro i quali soffrono le conseguenze delle loro azioni, nè di quanto queste siano terrificanti. Sono stato avvisato di quello che ci aspetta nei prossimi 20 anni e non ci aspetta nulla, tutto qui. Non abbiamo più alibi. Siamo chiamati a risolvere il problema. Dobbiamo disegnare una linea sulla sabbia e dire basta.
Mai in passato c’è stata cosa più importante del complotto globale per indurre la popolazione mondiale a vaccinarsi contro l’influenza suina. Il virus dell’influenza A è stato creato in laboratorio per generare il panico tra la gente e indurla a farsi somministrare il vaccino. Problema – Reazione – Soluzione. Questo virus ‘naturale’ contiene apparentemente geni umani, di uccelli e di maiali provenienti da tutto il mondo.
Se si crea e si diffonde un virus per poi organizzare un programma a lungo termine di vaccinazioni di massa è possibile trarre una sola conclusione: l’influenza suina non è il più grande pericolo, ma il vaccino. L’estensione e la velocità di vaccinazione previsti da questo programma sono folli, dal momento che la grande maggioranza di coloro i quali finora hanno contratto il virus hanno accusato sintomi molto lievi. Il Dottor Peter Holden, appartenente alla British Medical Association controllata dalla famiglia Rothschild, ha detto che, nonostante l’influenza suina non sia particolarmente grave, sono pronti ad iniziare una campagna di vaccinazione di massa, a partire da ‘gruppi prioritari’. Cosa?? Questa non è salute pubblica, non lo è mai stata.
Chi è incaricato di somministrare il vaccino non sa né cosa contiene né quali siano i suoi potenziali effetti. Semplicemente pensa e dice ciò che gli hanno detto di pensare e dire. Soltanto gli artefici di questo complotto globale e chi indaga su di loro conosce questo gioco.
La giornalista austriaca Jane Burgermeister ha presentato una denuncia per crimini all’FBI contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le Nazioni Unite, Barack Obama, componenti delle famiglie Rockefeller e Rothschild, e altri, dopo aver scoperto che questi stavano ordendo un complotto ai danni dell’umanità con l’intento di decimarla attraverso la somministrazione del mortale vaccino contro l’influenza suina. La Burgermeister sostiene che i virus dell’aviaria e dell’influenza suina sono stati creati in laboratorio e diffusi con lo scopo di sterminare le masse attraverso le vaccinazioni. Il documento presentato all’FBI si intitola Prove di Bioterrorismo. La trattazione riguarda gli Stati Uniti, ma ciò che la giornalista scrive vale anche per il resto del mondo:
“Esistono prove che un gruppo di criminali internazionali, che conta tra le sue fila anche membri del Governo federale e statale, è intenzionato a mettere in atto un genocidio di massa contro la popolazione degli Stati Uniti attraverso il virus pandemico dell’influenza e un programma di vaccinazioni obbligatorie mirati a decimare la popolazione americana e trasferire successivamente il controllo degli Stati Uniti alle Nazioni Unite insieme ai loro eserciti provenienti da paesi come Cina, Canada, Regno Unito e Messico. Ci sono le prove che molte organizzazioni, come l’OMS e le Nazioni Unite, così come le case farmaceutiche produttrici del vaccino, Baxter e Novartis, sono parte di un unico sistema controllato da una élite ristretta di uomini che esercita la leadership strategica e che è responsabile dello sviluppo, la manipolazione e la diffusione di virus artificiali allo scopo di giustificare le vaccinazioni di massa servendosi di un’arma biologica che annienti la popolazione USA e permettere così di ottenere il controllo di beni e risorse dell’America del Nord.
Il movente del crimine rispecchia i classici schemi della rapina con omicidio, nonostante la vastità e i metodi che caratterizzano queste azioni non trovino eguali nella storia. Il gruppo principale di uomini che costituisce la mente di questa cospirazione fissa i suoi obiettivi strategici e le priorità operative in segreto all’interno di organizzazioni di facciata come la Commissione Trilaterale oppure riunendosi annualmente nel Bilderberg”.
Jane Burgermeister è una delle poche giornaliste vere, tanto che è stata licenziata dal suo lavoro di corrispondente europea per il sito web ‘Renewable Energy World’, dopo aver presentato la denuncia all’FBI. Energie Rinnovabili? E’ la loro anima e il loro senso della decenza che dovrebbe essere rinnovato. Questo episodio, comunque, dimostra come ogni cosa sia controllata da loro.
La situazione che la giornalista austriaca descrive nella sua denuncia non è altro che un riassunto di ciò che io sto cercando di diffondere attraverso i miei libri e le mie conferenze da circa vent’anni. Un gruppo di famiglie intrecciate tra loro congiura contro l’umanità con l’obiettivo di imporre una dittatura fascista e porre i popoli sotto il loro controllo. Essi agiscono muovendosi all’interno di una rete di società segrete strutturate come una multinazionale. Le loro centrali operative si trovano in Europa, in città come Roma, Londra, Parigi, Bruxelles e Berlino. E’ come un ragno, e la sua ragnatela è il mondo intero.
Esistono anche network secondari di società segrete in ogni paese che fanno capo al ‘ragno’. Il loro lavoro consiste nel controllare le politiche, le banche, i mercati, gli eserciti, i media, la sanità, ecc., di ogni nazione, mettendo in pratica i punti dell’agenda globale dettata dal ‘ragno’. I componenti della cerchia ristretta al centro di questa organizzazione sono noti come gli ‘Illuminati’. Questo è il metodo attraverso il quale essi stabiliscono contatti nascosti dietro le facciate di governi, multinazionali e gruppi editoriali apparentemente distanti tra loro. Le dinastie Rothschild e Rockefeller (la stessa cortina di sangue) sono interamente coinvolte in questo sistema, come ho spiegato per lungo tempo, e controllano le case farmaceutiche e le politiche sanitarie di tutti i governi nazionali.
La rete controlla i governi, l’industria farmaceutica, o ‘Big Pharma’, l’OMS e le agenzie di ’salvaguardia’ della salute pubblica come il Centro di Prevenzione e Controllo delle Malattie negli USA (CDC). In breve, l’élite di potere detiene il controllo dell’intero sistema sanitario mondiale.
E’ in funzione della congiura degli Illuminati che sono stati istituiti organi di controllo come l’OMS, la Banca Mondiale e l’OMC (o WTO) (Organizzazione Mondiale del Commercio), al fine di trasferire il potere dal popolo ad una cerchia limitata di gruppi di potere. Il loro obiettivo finale è avere un governo mondiale, una banca centrale, una moneta e un unico esercito.
Per imporre una dittatura globale è necessario centralizzare il potere, mentre la diversità dei popoli rappresenta il loro incubo peggiore. La setta degli Illuminati è la mente della cosiddetta ‘globalizzazione’ e della creazione di un superstato dittatoriale come l’Unione Europea.
Detto questo, non è stata una sorpresa per me leggere la lista dei nomi e delle organizzazioni denunciate da Jane Burgermeister:
“Specificatamente, si presenta prova che gl’imputati Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, David Nabarro, Coordinatore delle Nazioni Unite per l’Influenza, Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, Kathleen Sibelius, Ministro della Sanità USA, Janet Napolitano, Segretaria per la Sicurezza della Patria, David de Rothschild, banchiere, David Rockefeller, banchiere, George Soros, banchiere, e Alois Stoger, Ministro della Sanità austriaco, insieme ad altri, rappresentano parte di questo apparato criminale sovranazionale che, marciando unita come una falange armata decisa a portare a termine i suoi programmi di genocidio, ha sviluppato, prodotto, accumulato e usato armi biologiche allo scopo di eliminare la popolazione statunitense per ottenere vantaggi politici e finanziari”.
Burgermeister sostiene di essere in possesso di prove inequivocabili che le società farmaceutiche e le agenzie di governo internazionali sono attivamente coinvolte nella produzione e diffusione di agenti biologici classificati come le armi biologiche più letali al mondo.
La giornalista afferma che il virus dell’influenza suina è stato creato e diffuso con l’aiuto dell’OMS, controllato dalle famiglie Rothschild e Rockefeller, lo stesso organismo che poi si affrettò ad annunciare che la propagazione del virus stava diventando talmente capillare da dover dichiarare lo stato di pandemia.
I sintomi dell’influenza suina allo stato attuale sono molto simili a quelli di una normale influenza di stagione. Chi ha interesse a diffondere il panico tra la gente ha quindi gioco facile nell’imputare al virus A/H1N1 il maggior numero di decessi per rendere più drammatiche la cifre del contagio. Il governo inglese ha annunciato che la popolazione, quando avverte i sintomi dell’influenza, non dovrebbe perder tempo con il medico generico che gli farebbe una semplice diagnosi telefonica senza conferme di laboratorio. Immaginate allora come dovrebbe avvenire il consulto con il medico di fiducia:
“Ciao, dottore sento molto freddo. Che cos’ho?”
“Credo sia l’influenza porcina. Arrivo”.
Jane Burgermeister ha denunciato colossi dell’industria farmaceutica come Novartis International AG, che ha sede in Svizzera (Basilea), Baxter AG, in Austria, e la sua succursale di Illinois, Baxter International, per atti di bioterrorismo. Indovinate quali sono le ditte che stanno fornendo la maggior parte delle scorte di vaccino contro l’influenza suina…Baxter International e Novartis.
E’ la stessa Baxter International ad aver spedito ‘per sbaglio’ presso alcuni laboratori europei il virus dell’influenza aviaria che poi fu incrociato con la normale influenza stagionale per creare un ceppo molto più pericoloso. L’anno scorso almeno 81 persone sono morte a causa dell’eparina, un farmaco anticoagulante prodotto dalla Baxter International, sintetizzato in Cina, tra le altre cose, a partire dalle interiora dei maiali. Non è meravigliosa l’industria del farmaco? L’eparina contaminata ha inoltre provocato seri danni alla salute di altre centinaia di persone ed è stato scoperto che il fornitore cinese della Baxter non ha mai subito alcun controllo igienico da alcun ente autorizzato nè americano nè cinese.
Più di 50 pazienti in dialisi sono morti a causa della Baxter International, e questo mese la Baxter Healthcare Corporation, filiale della Baxter International, ha siglato un accordo privato con lo Stato del Kentucky per 2 milioni di dollari. Questo accordo ha provocato un aumento dei prezzi dei farmaci endovenosi nel Kentucky del 1300%.
Nonostante ciò, è la Baxter la società più affidabile e per questo oggi è il più grande fornitore mondiale di vaccini contro l’influenza suina che i governi vogliono somministrare all’intera popolazione mondiale senza i requisiti minimi di sicurezza. Il vaccino ha superato a tempo di record tutte le normali procedure di sicurezza ottenendo l’approvazione in meno di una settimana. Il Times di Londra riporta: ‘ I responsabili della European Medicines Agency hanno dichiarato che la procedura rapida di approvazione è consistita nella esecuzione di test su vaccini ‘modello’ che sono erano stati già utilizzati per il più grande programma di vaccinazioni mai eseguito. Il vaccino sarà somministrato a tutta la popolazione mentre ancora i test saranno in pieno svolgimento’.
Chapeau!
Non c’è alcun bisogno di testare il vaccino. Loro già sanno cosa contiene e quali sono i suoi effetti. In un documento firmato dal ministro della Sanità dell’amministrazione Obama Kathleen Sebelius, viene concessa alle case farmaceutiche produttrici del vaccino l’immunità giudiziaria in caso di morte o danni alla salute provocati dal vaccino. E questo è un vantaggio che non avevano mai avuto.
La Baxter International ha assicurato che il vaccino sarà spedito in tutto il mondo entro la fine di luglio e i profitti saranno enormi. Ma non è il profitto l’obiettivo principale, bensì l’attuazione di un piano secolare di sterminio dell’intera popolazione mondiale.
Ci è stato detto che le case farmaceutiche e l’OMS stanno lavorando sodo per sviluppare un vaccino per la nuova influenza suina, meglio nota come H1N1, ma…un attimo….la Baxter International aveva già ottenuto la licenza per la produzione del vaccino H1N1 il 28 agosto 2008. Il documento intitolato ‘Baxter Vaccine Patent Application US 2009/0060950 A1′ recita infatti:
‘…In particolare, nella composizione del vaccino è possibile rintracciare più di un anticorpo…come l’influenza A e B, selezionati tra uno o più virus umani come l’ H1N1, H2N2, H3N2, H5N1, H7N7, H1N2, H9N2, H7N2, H7N3, sottogruppi del virus H10N7 , o dell’influenza suina H1N1, H1N2, H3N1 e sottogruppi di H3N2, dell’influenza dei cani o dei cavalli, H7N7, sottogruppi del virus H3N8 o dell’aviaria H5N1, H7N2, H1N7, H7N3, H13N6, H5N9, H11N6, H3N8, H9N2, H5N2, H4N8, H10N7, H2N2, H8N4, H14N5, H6N5, sottogruppi del virus H12N5 .’
La licenza è stata resa pubblica nel marzo 2009, un mese prima della diffusione del virus dell’influenza suina in Messico avvenuta in aprile, ma era stata conseguita ben 7 mesi prima che il ‘nuovo ceppo’ divenisse ufficialmente noto. E’ la truffa più spudorata che ci sia.
Tra le altre cose, nella licenza si specificano inoltre i seguenti componenti del vaccino e avvisi di tossicità:
‘Possono essere utilizzati coadiuvanti opportuni ricavandoli da gel minerali, idrossido di alluminio, sostanze attive di superficie, lisolecitina, pluronic polyols (polimero industriale), polianioni o emulsione di olii come acqua in olio o olio in acqua, o una miscela specifica. Naturalmente, la selezione dei coadiuvanti dipende essenzialmente dall’uso che si intende fare del vaccino. Ad esempio, eventuali tossicità possono dipendere dall’organismo del paziente e possono variare da valori nulli di tossicità fino a valori alti’.
Interessante.
Un’altra multinazionale del farmaco coinvolta è la Novartis, in Svizzera. L’AD Daniel Vasella, è regolarmente presente nei meeting del Gruppo Bilderberg, di cui ho diffusamente parlato nei miei libri. Il Gruppo Bilderberg, citato nella denuncia di Jane Burgermeister, è una creazione della famiglia Rothschild ed è stato governato per anni da uomini come David Rockefeller e Henry Kissinger. Questo organismo risponde ad una società segreta britannica chiamata Round Table. Inizialmente questa società era guidata da Cecil Rhodes, che saccheggiò l’Africa del Sud per conto dei Rothschild. Vasella ha preso parte all’ultimo incontro del Bilderberg avvenuto lo scorso maggio, proprio mentre veniva artatamente creato il panico per la diffusione dell’influenza suina e, guarda caso, la sua società presentava il vaccino.
Non sto dicendo che la gente morirà in massa subito dopo aver preso il vaccino. Questo è possibile, ma il rischio è che potrebbe scoraggiare gli altri ad assumere il vaccino. In alcuni gli effetti potrebbero essere immediati, per la maggior parte dei pazienti invece potrebbero palesarsi nel medio o lungo termine, per mascherare la vera origine dei loro problemi. Ciò che dobbiamo sapere è che stiamo assistendo alla messa in atto di un programma di vaccinazione di massa ideato da persone che della nostra salute se ne fregano. Questo chiarisce ogni dubbio circa le vere ragioni di queste azioni. Ma solo chi manovra nell’ombra è a conoscenza dell’obiettivo che si cerca di raggiungere.
E’ evidente che si tratta di colpire il sistema immunitario umano. Una volta indebolito questoo, infatti, è finita, come abbiamo già osservato nel caso di quel distruttore di sistemi immunitari chiamato AIDS. La gente non muore di AIDS, ma muore di malattie che normalmente il nostro sistema immunitario debellerebbe.
In un eccellente lavoro, il ricercatore americano e autore Patrick Jordan, ha descritto il piano di sterminio di massa attraverso la creazione di virus e vaccini attualmente in corso. Jordan sostiene che sono stati messi a punto dei vaccini che demoliscono il sistema immunitario e che le truppe militari USA sono state usate come cavie.
Patrick Jordan ha scoperto che gli Illuminati hanno sviluppato un sistema composto da una serie di tre vaccini. La prima vaccinazione annienta i globuli bianchi (il sistema immunitario), la seconda inietta il virus, e la terza riattiva le difese immunitarie. Nel medio periodo il virus si espande nel corpo, ma il paziente non si sente male perchè il sistema immunitario non lo combatte. Quando invece il sistema immunitario viene riattivato con la terza vaccinazione, scatena un violento attacco al virus che uccide l’intero organismo.
Questo fenomeno è noto come la ‘tempesta delle citochine’, che avviene quando il sistema immunitario manda troppi anticorpi nello stesso momento uccidendo l’organismo. Inoltre, è da segnalare che l’OMS ha preteso che il vaccino contenga il virus vivo dell’influenza suina ed è quindi abbastanza possibile che così la forza del virus supererà l’efficacia del vaccino. Sul sito web dell’OMS si legge:
‘In vista della disponibilità limitata del vaccino a livello globale e la potenziale necessità di proteggersi contro nuovi ceppi del virus, SAGE (programma di ricerca in seno all’OMS) suggeriva che la promozione della produzione e dell’utilizzo dei vaccini con coadiuvanti e con virus attenuati dell’influenza è stata importante’.
Le prove a supporto della denuncia di Jane Burgermeister si sono avvalse del contributo di Wayne Madsen, ex ufficiale dei servizi segreti della Marina statunitense. Madsen rivela che un importante scienziato delle Nazioni Unite ha concluso che il virus dell’influenza H1N1 viaggia sicuramente su un ‘vettore’ di trasmissione, a riprova del fatto che il nuovo ceppo dell’influenza suina è stato geneticamente manipolato per ottenere un arma biologica militare. L’esperto della Nazioni Unite ritiene che i virus Ebola, HIV/AIDS e l’attuale A-H1N1 siano agenti biologici realizzati a scopo militare. Madsen scrive:
‘La recente esplosione dell’influenza suina ha visto il passaggio del virus dal maiale all’uomo, e poi da uomo a uomo. Tuttavia, il virus A-H1N1 non ha colpito nessun maiale. Infatti, secondo il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC), il virus A-H1N1 possiede segmenti genetici dell’influenza suina, aviaria e umana dell’America del Nord e della suina euroasiatica’.
Wayne Madsen sostiene inoltre che le sue ricerche confermano che il CDC e l’esercito americano hanno ritrovato il corpo di una donna Inuit che morì nel 1918 a Brevig Mission, in Alaska, a seguito della epidemia Spagnola che uccise 100 milioni di persone in 18 mesi. Madsen racconta che il materiale genetico recuperato da quel corpo ha fornito le basi per lo sviluppo del virus H5N1 dell’influenza aviaria all’interno del laboratorio militare americano di Fort Detrick, in Maryland. Da questo stesso laboratorio partirono gli attacchi all’antrace contro il Congresso USA e i media americani subito dopo l’11 settembre 2001.
La conoscenza di queste informazioni potrebbe rappresentare per noi una via d’uscita dalla Zona d’Ombra nella quale ci troviamo, ma ciò che dobbiamo capire è che questi Illuminati sono completamente pazzi. Questa gente non ragiona come noi, quindi è bene cercare di non commettere l’errore di pensare a ciò che faranno loro, ma a ciò che faremo noi.
Il piano degli Illuminati prevede la decimazione della popolazione mondiale e l’inserimento di un microchip nel corpo di ogni uomo, donna e ragazzo rimasti in vita. I microchip ci renderebbero tutti rintracciabili 24 ore su 24. E non solo.
Esistono tecnologie informatiche che consentono di utilizzare i chip per manipolare le menti, le emozioni e i corpi. Questo potrebbe essere fatto su più uomini contemporaneamente o individualmente attraverso un unico chip in grado di trasmettere e ricevere segnali. Uccidere qualcuno a distanza potrebbe diventare una operazione automatica.
Parlo di questo perchè, come i lettori dei miei libri già sapranno, uno scienziato della CIA nel 1997 mi rivelò che i microchip sviluppati nei progetti di ricerca segreti condotti parallelamente dal governo e dall’esercito erano già abbastanza piccoli da essere iniettati nell’epidermide nel corso dei programmi di vaccinazione. Grazie alle nanotecnologie, nessuno potrà mai accorgersene.
Il falso allarme della influenza suina del 1976 non era altro che una prova generale di ciò a cui stiamo assistendo oggi. Questi eventi vengono pianificati con sufficiente anticipo e questa persone malate sono estremamente meticolose nei preparativi. Il panico iniziò a diffondersi dopo la morte di una recluta militare di Fort Dix, in New Jersey, che il governo dichiarò presto dovuta al virus dell’influenza suina. Quel soldato fu l’unica vittima del virus nel 1976, ma il governo non esitò ad organizzare un piano di vaccinazione di massa per tutti gli americani contando inoltre su una scandalosa campagna pubblicaria di propaganda basata, come sempre, sul terrore della gente. Vedi qui un esempio. Il risultato fu che almeno 25 persone morirono a causa del vaccino e centinaia riscontrarono gravi danni alla salute mentre la recluta di Fort Dix restò l’unica vera vittima del virus, anche se il governo diceva la verità circa la diagnosi iniziale. Stiamo oggi assistendo agli stessi eventi, ma su una scala più ampia.
I governi della Gran Bretagna e degli Stati Uniti hanno ordinato quantità di vaccini sufficienti per l’intera popolazione e altri paesi stanno facendo lo stesso. E’ chiaro che stanno semplicemente mettendo in pratica ciò che ‘il ragno’ ha chiesto loro. La loro intenzione è quella di rendere obbligatoria la vaccinazione e minacciare con la perdita dei loro figli quei genitori che rifiuteranno la logica di questo fascismo. Ma prima di arrivare a quel punto, le pressioni psicologiche esercitate sui genitori diventano sempre più insistenti.
Il Centro per il Controllo delle Malattie (CDC), controllato dai Rockefeller, ha annunciato negli USA che i bambini non ancora colpiti dall’influenza devono essere vaccinati quattro volte nel prossimo autunno, due per la classica influenza di stagione e due per l’influenza suina. Recuperiamo il tempo perso, eh? Gli altri bambini saranno vaccinati solo tre volte, così come previsto nelle ricerche di Patrick Jordan.
Il fantoccio del gruppo Rothschild-Rockefeller, Barack Obama, ha dichiarato che la sua riforma della Sanità diventerà legge entro agosto, proprio quando il programma di vaccinazione di massa avrà inizio. La legge è stata approvata in settimana dalla Commissione del Senato per la Sanità, l’Educazione, il Lavoro e le Pensioni, ed include anche le procedure da mettere in pratica nel caso in cui i genitori si rifiutano vaccinare i loro figli. La legge autorizza in questo modo l’orwelliano ‘programma dimostrativo per l’aumento della copertura immunologica’. Il testo recita:
‘Con questo programma, il CDC erogherà fondi agli stati per incrementare la copertura immunologica dei bambini, adolescenti e adulti attraverso l’utilizzo di interventi basati su prove evidenti. Gli stati possono disporre dei fondi per attuare gli interventi raccomandati dalla task force della Community Preventive Services, come solleciti e telefonate al pazienti o capo famiglia, oppure con visite a domicilio’.
‘Interventi’? ‘Visite a domicilio’? Questo è soltanto il primo passo verso la vaccinazione forzata dei vostri bambini e l’arresto nel caso in cui vi rifiutaste di obbedire. Le ‘raccomandazioni’ dell’OMS sono state concordate con i circa 200 stati membri nel caso in cui venisse dichiarata una emergenza pandemica in virtù del International Health Regulations Act del 2005 e del piano per la pandemia dell’OMS stilato nello scorso aprile.
Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, dichiarò la pandemia da influenza suina quando di pandemia ancora non si trattava, in modo da esercitare i poteri speciali previsti in caso di emergenza e avviare le vaccinazioni forzate di massa. E praticamente l’ha già fatto. L’organo consultivo dell’OMS sulle regole per la vaccinazione comprende dirigenti di…Baxter, Novartis, GSK e Sanofi Pasteur.
Nella scorsa settimana Margaret ‘Abbiate Paura’ Chan ha avvertito che la diffusione di una forma di tubercolosi resistente al trattamento farmacologico potrebbe essere imminente con potenziali ‘conseguenze catastrofiche’. Parla a vanvera….
‘La situazione è già preoccupante e potrebbe aggravarsi molto velocemente uscendo presto fuori controllo. Avvisate più persone che potete: potrebbe essere una bomba ad orologeria o un semplice barile di sabbia. Cercate di difendervi in qualsiasi modo, questa è una situazione potenzialmente esplosiva’.
Ehi, donna, stai calma. Quando ‘esploderà’ questa tubercolosi? Non appena la notizia sarà circolata abbastanza, immagino.
Ciò che sta accadendo oggi è stato pianificato da molto tempo. Le persone che stanno mettendo in pratica tutto questo sono a lavoro da mesi in operazioni altamente segrete all’interno di un edificio chiamato Westridge, proprio in fondo alla strada rispetto alla mia posizione, qui nell’Isola di Wight. Questi uomini sono talmente sospettosi che ogni gruppo esegue una sola parte del lavoro per poi essere sostituito da uno totalmente nuovo per la parte successiva, e così via. Nessun gruppo di lavoro deve vedere il piano nella sua interezza e proprio in questo momento alcune persone all’interno di anonimi furgoni bianchi si danno il cambio.
Ho dato un’occhiata attraverso la finestra vicino al camino dopo l’uscita di ogni gruppo, ed è chiaro che si tratta di un centro di emergenza di qualche tipo. A questi uomini è stato detto di terminare il lavoro entro la metà di luglio e, a quanto pare, sta accadendo qualcosa si simile in tutti i paesi.
Se ascolti attentamente, gli uomini in nero ti dicono cosa sta accadendo. Come ho detto in un recente bollettino informativo, ho intercettato il mantra del pericolo incombente dell’influenza suina per il prossimo autunno proveniente da differenti agenzie e stati. Il loro obiettivo è ora quello di seminare panico per costringere la popolazione a vaccinarsi.
In questo momento ho notizia che il virus potrebbe divenire più letale nello stesso periodo rendendo plausibile l’ipotesi che stanno cercando di aumentare il numero delle vittime per generare maggiore panico e stimolare così la domanda di vaccini.
Non dobbiamo mai dimenticare, tuttavia, che la ‘normale influenza’ di stagione provoca ogni anno la morte di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. C’è da aspettarsi che gran parte di questi decessi saranno nei prossimi mesi associati all’influenza suina, che lo siano davvero oppure no.
Da sempre si cerca di arrivare a questo punto ed è importante che la gente senta il bisogno di unirsi e organizzare manifestazioni di disobbedienza civile. Queste menti disturbate vogliono avere accesso ai nostri corpi e a quelli dei nostri figli per ragioni che non hanno nulla a che fare con la nostra salute.
Molte persone si schiereranno dalla parte dei loro bambini, come piccole pecore addomesticate. Essi prenderanno per buone le scandalose bugie che ascolteranno senza porre alcuna domanda e le autorità useranno indicherà questa gente come esempio da seguire per chi rifiuterà il vaccino. Ascolterete sciocchezze come ‘Stai mettendo a rischio la salute dei nostri figli’. Infatti, sono proprio le persone che sostengono i programmi di vaccinazione collettiva che stanno mettendo a rischio la salute di tutti i bambini. Le autorità dichiareranno che chiunque si rifiutasse di assumere il vaccino impedirà di fatto l”immunizzazione generale’, quando in realtà si tratta semplicemente di allontanarsi dalla credulità generale.
Per tutti coloro che la pensano allo stesso modo riguardo a questo criminale piano di vaccinazione è arrivato il momento unire le forze e preparare una strategia di disobbedienza pacifica. C’è molta più forza nel gruppo che nel singolo.
Non dobbiamo soccombere alle vaccinazioni obbligatorie, nè a pressioni da parte di chi vuole dominare le nostre menti. Se lasciamo che le vaccinazioni forzate limitino la libertà nostra e dei nostri figli, cosa diavolo significa allora la parola ‘libertà’?
(rocco)
3.2 LA MALATTIA MENTALE E IL GIUDIZIO PSICHIATRICO
“Dal punto di vista etimologico, la parola “deviante” deriva dal greco e significa allontanarsi dalla vita o allontanarsi dalla norma…” così scrive il Dr.Antonucci mentre esprime riflessioni sul giudizio psichiatrico da lui inteso come la prima e più diffusa segregazione e continua “…il termine deriva dal latino tardo. Da questo è stato tratto il termine politico deviazionista ma più tradizionalmente per identificare il dissenso dalle norme di pensiero o di costume si usano anche nel linguaggio popolare le parole matto, pazzo, e folle”1.
Secondo la sua esperienza vissuta a contatto con il disagio psichico delle persone all’interno delle strutture manicomiali italiane del Novecento per più di vent’anni, il Dr. Antonucci definisce l’origine delle parole matto e pazzo come incerta “ma questo la rende utile ancora di più nella sua indeterminazione perché così la si può usare liberamente ogni volta che fa comodo. La parola folle la si usa per indicare pensieri e comportamenti e azioni che si allontanano apparentemente o realmente dalle nostre abitudini e dai modi di pensare più usuali”2. Secondo il Dr. Antonucci la tradizione psichiatrica si fonda sul fatto che i termini di giudizio negativo siano legati all’ipotesi che i pensieri e i comportamenti che non ci piacciono siano dipendenti da un difetto della mente3.
“Se provassimo al contrario a considerare opinioni e comportamenti dei singoli individui senza prendere per punto di riferimento quello che pensa o che fa la maggioranza in un determinato momento storico, cominceremmo ad avere uno scambio libero di punti di vista personali e di modi di fare individuali. I problemi dell’intolleranza nascono dal fatto che alla generalità delle opinioni si attribuisce un carattere di norma obbligante per tutti”4.
Per questo motivo il Dr. Antonucci preferisce parlare di generalità degli atteggiamenti e non di normalità degli stessi: se si toglie alla generalità dei comportamenti, non moralmente comprensibili, il carattere di normalità e di verità, il significato si ribalta considerando deviante ciò che prima è stato considerato normale e viceversa.
“Il determinismo classico, sia quello positivista che hegeliano, hanno allontanato il pensiero della conoscenza del reale e della complessità dell’individuo riducendo le società come caserme e stimolando la cultura dell’imperialismo”5 .
Con queste parole il Dr. Antonucci si riferisce al rischio di una semplificazione della storia sia degli uomini che dei popoli che va in senso contrario alla produzione della creatività riducendo a schemi tipici della psichiatria, della psicologia e della psicanalisi, la ricchezza degli uomini e delle donne.
Secondo il Dr. Antonucci, il potere degli psichiatri negli ultimi anni è aumentato molto in Italia e anche nel resto dei paesi dove esiste la psichiatria.
“Questo delinea uno scenario nuovo che indica come la psichiatria contemporanea sia diversa da quella classica. La seconda ha elaborato alcuni concetti che si riferiscono a situazioni estreme intendendo con questo le antiche categorie che formano la struttura della psichiatria (schizofrenia, isterismo o paranoia). Queste categorie riguardavano situazioni nelle quali il rapporto tra individuo e società era particolarmente difficile. Attualmente invece la psichiatria estende le sue categorie a situazioni di vita molto diverse tra loro e questo è sottolineato dall’aumento delle malattie psichiatriche inserite nel D.S.M. IV”6.
Il Dr. Antonucci definisce la malattia come un fatto biologico oggettivo che mette a rischio il benessere e la vita della persona, c’è e si può constatare ma il fatto di dire per esempio che l’omosessualità, inserita fino a pochi anni fa nei disturbi del comportamento, è una malattia è un’affermazione moralistica che non ha nessun significato.
“Comunque il problema più grande non è capire se la malattia mentale è di origine organica o se è di origine psicologica, ma è il fatto che non sono ritenuti fisiologici soltanto quei pensieri e quei comportamenti che sono approvati e ritenuti ragionevoli o razionali dal moralismo di moda. Il problema non è il manicomio in sé perché è solo la conseguenza di una cultura del pregiudizio ovvero il pregiudizio psichiatrico.
Una studiosa al manicomio di Roma scrisse un libro dicendo che la maggior parte degli uomini venivano internati per problemi di lavoro e la maggior parte delle donne per problemi sessuali. E’ vero perché l’uomo viene attaccato quando non rende più sul lavoro in generale, naturalmente l’uomo che non ha potere e la donna viene attaccata per motivi di moralismo sessuali”7.
Secondo la sua esperienza diretta, l’emergenza improvvisa di una diversità espressa in modi drammatici non è veramente improvvisa e drammatica. Con questo il Dr. Antonucci evidenzia come la diversità si ponga violentemente all’attenzione solo quando tentativi meno drammatici e violenti siano disattesi.
“Serve il dialogo con le persone, c’è bisogno di ascoltare quegli uomini e quelle donne che improvvisamente tentano comportamenti estremi e in questi casi il dialogo psichiatrico disorienta. E’ indispensabile discutere con le persone delle loro problematicità in termini reali. Nulla di ciò che afferma la psichiatria ha un valore psicologico, se per psicologia s’intende la conoscenza delle persone”8.
Il Dr. Antonucci è convinto che la psicanalisi sia nata con buoni propositi grazie al lavoro di Freud che all’inizio si propone di capire come una persona possa essere più o meno felice, come possa vivere la sua vita e fare le cose che desidera. “All’inizio la psichiatria aveva lo scopo di aiutare le persone a realizzare i loro obiettivi trovando nuovi equilibri. Ma la psichiatria non riguarda solo gli individui ritenuti strani bensì tutte le persone. Ognuno può essere giudicato strano o non logico quando ha comportamenti che non si conformano alla morale vigente, il comportamento non logico diventa per la psichiatria patologia e malattia che non ha nessun fondamento clinico perché nel corpo della persona e nel suo cervello non c’è nulla che riconduca ad una malattia”9.
Dal punto di vista del Dr. Giorgio Antonucci la follia non esiste come condizione etichettabile con diagnosi, trattabile con massicce dosi di farmaci o psicoterapie (nonostante l’esistenza del disagio e della sofferenza umana) piuttosto la follia è l’ondata biologistica e tecnicistica che, con farmaci e psicoterapie sempre più sofisticate, pretende di dare risposte definitive. Il compito del terapeuta è quello di stare accanto alle persone e trovare con esse strade percorribili per aiutarle a stare meglio.
“Io non ho mai chiesto alle persone di raccontarmi la loro storia, sarebbe già un’appropriarsi di un’altra persona. Se volessi raccontare i fatti miei a qualcuno lo deciderei io e va benissimo, se lei volesse raccontare i suoi pensieri non ci sarebbe niente di male ma il fatto che si vada dallo psicanalista il quale deve spulciare tutta la storia è un’intromissione illecita. Io non ho bisogno di fare la storia della persona, lo psicologo fa la storia della persona per capire come mai la pensa in quel modo. A me non interessa che una persona la pensi in un modo invece che in un altro. Se una persona ha una sofferenza e ne vuole parlare per capire qualcosa in più lo può fare con me come con qualcun altro.
Non è il criterio della psicanalisi che si deve impadronire della psicologia, è ancora un criterio autoritario che non serve a niente. Noi abbiamo una storia certo, esistono degli atti della nostra vita, però ogni momento della nostra vita lo ricordiamo diversamente. Se io ripenso a quello che mi è accaduto quando ero ragazzo nel momento in cui sono soddisfatto della mia vita certe cose le vedo in un modo, se è un momento in cui sono preda dell’angoscia le vedo in un altro modo. Si cambia sempre il passato con il pensiero perché non esiste un passato oggettivo. Qui Freud sbaglia, non c’è un passato ma ci sono mille passati quanti se ne raccontano. Siamo fatti così. Anche per noi stessi il passato cambia continuamente a seconda delle prospettive che cambiano. Per cui la psicanalisi ha un modo di concepire meccanico, un esempio è ‹il trauma infantile›. Certo se ho un’esperienza traumatica me la ricorderò, però questa stessa esperienza cambia a seconda dei momenti, poi il passato cambia a seconda del futuro o meglio cambia a seconda di come io vedo il mio futuro.
Insomma il pensiero è sempre in movimento. Il passato incide non come incide in modo meccanico il trauma infantile e come se fosse una macchina in cui si è rotto un puntello. Influisce più che incidere nel senso che io continuo a rivivere le esperienze del passato in tanti modi invece che in un modo solo, così si arricchisce sempre. Il rapporto con il passato non è meccanico ma molteplice.
Forse Proust o Pirandello danno più l’idea di come è il passato rispetto a Freud nel senso che le cose cambiano sempre a seconda di come si vedono”10.
4.1 IL MANICOMIO OSSERVANZA
L’esperienza del Dr. Antonucci a Imola inizia all’istituto psichiatrico chiamato Osservanza nell’agosto del 1973.
Reduce di esperienze a Cividale del Friuli e Castelvetrano, comincia la sua attività nel reparto 14 definito delle “agitate schizofreniche pericolose irrecuperabili” per poi prendere successivamente l’incarico anche in altri due reparti: il 10, donne e il 17, uomini.
L’idea di iniziare dal reparto più difficile è proprio dello stesso Dr.Antonucci convinto di trarre maggior beneficio dai reparti con problematiche più evidenti: liberare le donne del reparto 14, legate al muro e ai letti da più di 20 anni, diventa per lui la sfida principale.
Così il Dr. Antonucci descrive il suo primo impatto entrato all’Osservanza: “nel reparto 14 c’erano 44 donne divise tra quelle che erano in cella, legate al letto con la porta chiusa; una in particolare legata al letto con il torace, con le gambe, con le braccia, la porta chiusa e sorvegliata da un’infermiera. Altre persone erano in camerate tutte legate al letto, alcune legate agli alberi nel cortile, le urla da tutte le parti. Per entrare all’Osservanza bisognava bussare ad una porta di ferro, si suonava e arrivava la caporeparto con le chiavi alla vita e con il camice bianco. Si entrava in questo corridoio dove a destra c’erano le celle chiuse con la porta di legno e lo spioncino, sulla sinistra le finestre che davano sul cortile con le inferiate. Guardando sul cortile si vedevano le persone legate agli alberi.
Poi si faceva il corridoio e per passare dal corridoio alla sala c’erano due porte chiuse. Ai muri c’erano dei bottoncini rossi che le infermiere usavano per suonare in caso di pericolo. Una di queste donne non solo era legata ma era sorvegliata da un’infermiera, senza una logica perché una persona chiusa dentro e in più legata a braccia, gambe e torace con un’infermiera a sorvegliarla era troppo!
Comunque dentro era l’inferno nel senso letterario della parola non come metafora, penso che un girone dantesco non abbia nulla di più”
Nel reparto 14 il Dr. Giorgio Antonucci inizia a lavorare come medico di reparto dichiarando: “di fronte avevo una situazione di persone non solo prigioniere e fisicamente provate da efficaci trattamenti di demolizione ma, quello che era più difficile, ero davanti a singoli individui classificati da anni come esseri biologicamente inferiori che dovevano essere messi in condizione di riacquistare la loro parità con gli altri”11.
Le donne del reparto 14 vivono nell’abbandono e nella sporcizia, i muri delle celle e dei corridoi sono di colore bianco ingiallito ed è tutto disadorno. I gabinetti sono delle buche per terra e le porte avevano lo spioncino. Le donne sono tutte vestite uguali con camici lunghi che richiamano i colori dell’edificio.
Non ci sono spazi né oggetti per uso personale ed individuale12.
Così il Dr. Antonucci parla della sua difficoltà nell’apportare modifiche: “il mio progetto per superare questo stato di cose incontrava l’indifferenza di tutti, a cominciare dal Dr. Edelweiss Cotti che mi aveva chiamato a Imola per lavorare assieme a lui con lo scopo preciso di migliorare la situazione.
L’amministrazione dell’Ospedale non capiva il problema e gli altri medici dicevano che le persone del manicomio non erano capaci di portare i vestiti. Io pensai di chiedere aiuto ai miei amici e alle mie conoscenze, specie a Firenze.
Invitai lo scenografo Luca Bramanti e altri artisti che venivano spesso a Imola da Firenze, da Bologna e altre città, per dare forma e colore all’ambiente e cercai dappertutto abiti per vestire le persone come vestiamo noi”13.
Il Dr. Antonucci toglie gli spioncini alle porte, mette i coltelli e le forchette a tavola. Si adopera per dotare le stanze di armadi e di comodini per uso personale e sollecita le donne perché scelgano da sole i vestiti da indossare.
Appena arrivato si rifiuta di tenere le chiavi dei reparti che sono in dotazione a tutto il personale sia medico che infermieristico. Le porte dei reparti da lui diretti dovevano stare aperte e alle altre porte suona il campanello.
“Devo iniziare a comunicare con ogni singola persona in un ambiente dove questo non è mai accaduto. La diagnosi psichiatrica rompe ogni rapporto con le persone che vi sono sottoposte, creando una disparità che isola più dei muri dell’istituto”14.
Dopo poco il suo arrivo, il Dr. Antonucci ha già demolito alcune mura e tutte le inferiate del reparto 14, le donne si muovono liberamente nel parco, inizialmente accompagnate perché in difficoltà a fare qualsiasi movimento dopo tanti anni di internamento.
“Giorno dopo giorno cercavamo di costruire un ambiente diverso favorevole all’occhio e gradevole allo spirito e abitabile nel senso più alto della parola”15.
Da subito toglie tutte le camicie di forza che trova nei suoi reparti, dagli armadi e da tutti i ripostigli “perché non ci sia possibilità di ripensarci. Il più difficile è farle sparire dalla memoria del personale”16.
Lungo la sua esperienza, il Dr. Antonucci deve imbattersi in spinose situazioni sia dentro al manicomio che fuori. Al principio l’ostilità e la diffidenza dei cittadini imolesi è tale per cui nascono delle situazioni imbarazzanti e difficili con le persone che dal manicomio escono per andare in città. “Nello stesso tempo organizzavo spettacoli nei reparti e invitavo i cittadini a venire, a essere presenti e a partecipare per costruire opportunità di incontro e occasioni di esperienze vissute insieme, dimenticando le antiche prevenzioni e gli antichi pregiudizi. Al reparto 10 fu organizzata anche una mostra di pittori e di scultori fiorentini, grazie a inviti distribuiti con successo in tutti gli ambienti della città e dei dintorni. Il nostro scopo era corrodere e demolire la solida barriera dei pregiudizi, compito che appariva molto difficile ma che doveva essere affrontato con decisione”17.
Metodi e trattamenti sanitari obbligatori al manicomio Osservanza dopo la L.180/1978
“Dall’approvazione della Legge del 1978, a Imola non è vero che non ricoveravano più, era solo cambiato il luogo del ricovero.
Poco dopo il mio arrivo nel 1973, all’Osservanza, per intervento del Dr.Edelweiss Cotti, sono stati eliminati i reparti di osservazione e spostati a Villa dei Fiori, edificio strutturato come un manicomio: ospitava i reparti osservazione uomini e donne e altri reparti. In cima, verso il cancello, era ubicato il reparto osservazione, dal quale solo poche persone venivano rimandate a casa mentre le altre passavano nel secondo reparto, e se erano particolarmente difficili nel terzo, come nei gironi dell’inferno, sempre verso il fondo. A Villa dei Fiori esisteva già una casa di cura per malattie nervose e mentali con possibilità di ricovero e proprio lì misero i reparti di osservazione.
Quindi le persone, prese con la forza e portate in ambulanza, non arrivavano più nei primi due reparti del manicomio Osservanza ma venivano accompagnate a Villa dei Fiori. Questa struttura è rimasta così attraverso gli anni. Questa riorganizzazione era stata voluta dal Dr. Cotti che sperava di non far avvicinare più le persone al manicomio poiché, era convinto, che da Villa dei Fiori le persone poi tornassero a casa.
Nel 1978 viene approvata la nuova Legge che dichiara la cessazione dei ricoveri in manicomio; nello stesso periodo, a Villa dei Fiori, nasce il centro di Diagnosi e Cura con reparti psichiatrici destinati al ricovero delle persone.
Credo che si sia raggiunto il colmo negli ultimi anni del mio lavoro.
Se da Villa dei Fiori portavano delle persone nei miei reparti all’Osservanza questo andava bene perchè io le accettavo e cercavo di dimetterle. Il paradosso è stato un altro: hanno imposto dei trattamenti sanitari obbligatori da Villa dei Fiori al manicomio Osservanza. Il manicomio doveva essere demolito e Villa dei Fiori doveva servire al territorio trattenendo le persone il meno possibile invece si riproponeva l’antica tradizione di internare la persona. Se la persona non rispettava alcune norme comportamentali, subiva addirittura un trattamento sanitario obbligatorio con la disposizione di entrare in manicomio. Questo è stato il massimo del tradimento della nuova Legge ma anche del tradimento di tutto.
Questo succedeva anche quando venne il Dr. Ernesto Venturini che nel 1987 divenne il nuovo Direttore. Da una parte voleva superare il manicomio seguendo l’insegnamento di Franco Basaglia però usava i mezzi meno appropriati e meno corretti perché svuotava i reparti prendendo le persone e mandandole in un altro luogo. Spostare in altro luogo le persone, per esempio nelle Comunità fuori Imola, voleva dire operare soltanto un trasferimento fisico, il che non solo non cambiava nulla ma sotto certi aspetti peggiorava la situazione perché le persone ricoverate a Villa dei Fiori, all’Osservanza o al Luigi Lolli erano libere di uscire e muoversi per la città, in quanto queste strutture erano ubicate molto vicine al centro. Le persone invece venivano trasferite e ricoverate in Comunità lontane da Imola ritrovandosi così più isolate di quanto non fossero già prima.
Del pensiero di Franco Basaglia, a mio avviso per la maggior parte criticabile, si possono sottolineare comunque due punti importanti: uno è che si aprivano le porte, si toglievano le inferiate e i camici di forza, e questo andava bene. L’altro aspetto era avviare il processo di superamento del manicomio che comportava un cambiamento di cultura e un cambiamento sostanziale nelle pratiche terapiche, comportava non internare più le persone. Invece a Gorizia e a Trieste, i medici del gruppo di lavoro di Franco Basaglia, volevano dimostrare che fisicamente svuotavano il manicomio e a Imola, con il Dr. Venturini, non si faceva altro che dei trasferimenti”18.
L’esperienza e il lavoro del Dr. Giorgio Antonucci nel manicomio Luigi Lolli
“I reparti di cui mi occupavo al Luigi Lolli erano due ma ero già medico in tre reparti all’Osservanza. Nei primi anni ’80 il Dr. Edelweiss Cotti non era più Direttore del manicomio e, al suo posto, venne nominato Direttore momentaneo il Dr. Cicognani, medico tradizionalista ma persona molto scrupolosa e attenta. A differenza degli altri medici, che stavano nei reparti cinque minuti, davano gli ordini e se ne andavano, il Dr. Cicognani stava ore intere, cosa che facevo anch’io e per questo motivo che costruì con lui un buon rapporto. Fu proprio lui che mi chiese di diventare Direttore del reparto Autogestito.
Dopo il Dr. Cicognani, il Direttore del manicomio fu il Dr. Ernesto Venturini.
Dal 1980 ero medico di cinque reparti con un numero totale di 250 persone circa. Al Luigi Lolli avevo la direzione di due reparti molto diversi: il reparto 9 che era di persone molto anziane e rovinate dai lunghi anni di manicomio per cui alcuni di loro erano ridotti male fisicamente. Alcuni anziani passavano tutta la loro giornata a letto perché incapaci ormai di muoversi o perché era, per gli operatori, il modo migliore per gestirli. Io da subito cercai di lavorare con loro per riattivarli e riavviarli ad una vita migliore.
L’altro reparto nel quale lavoravo si chiamava Autogestito. Il nome dl’aveva deciso il medico che mi aveva preceduto, il Dr. Giorgio Ferri, il quale aveva istituito una modalità assembleare con gli infermieri per discutere le iniziative all’interno della struttura. C’erano anche alcuni pazienti alle assemblee ma non contavano niente, non avevano peso decisionale. Scelsero il nome Autogestito per sottolineare la maggior importanza e responsabilità data agli infermieri. Era un reparto già relativamente aperto anche se molto controllato, erano stati scelti i ricoverati che dessero più affidamento, persone più autonome e meno impacciate dell’istituto.
Io mi occupavo molto di instaurare un dialogo continuo con i degenti, con gli infermieri per stabilire le priorità di ogni singola persona cercando di realizzarle. Mi occupavo molto anche di stabilire i rapporti con l’esterno. I ricoverati iniziarono a uscire di loro iniziativa. Il massimo che potevano fare è chiedere loro dove andassero e l’orario di rientro solo per evitare allarmismi. A volte ovviamente non me lo dicevano.
Il mio obiettivo era quello di concedere maggiori libertà alle persone ricoverate, partecipare alla loro vita in modo che si impostassero le attività in rapporto a quello che pensava e voleva la persona stessa.
In questo modo il reparto Autogestito cambiò significato. Tutte le persone ricoverate avevano le chiavi della propria stanza, le chiavi del portone di accesso per uscire ed entrare dal manicomio.
Al manicomio Osservanza tutti i miei reparti avevano le porte aperte ma non c’erano stanze singole, purtroppo. Nonostante che io avessi cambiato gli ambienti, fatto delle pitture nei muri, rifatto i soffitti e altre cose, la gestione del manicomio era rimasta tradizionale.
Stabilì che le persone spendessero i loro soldi depositati in banca.
Cercai di stabilire la massima autonomia possibile attivando un procedimento regolare perché non volevo cadere in equivoci.
Al Luigi Lolli ho fatto più che altro il geriatra lavorando nel reparto 9. Mi sono occupato dei problemi fisici di persone anziane, oltre che occuparmi che fossero il più libere possibile.
‹Reparto aperto› non vuole dire niente, è una cosa passiva, per renderlo credibile bisogna favorire l’autonomia delle persone al suo interno. Io questo l’ho fatto, quand’è stato possibile, in un reparto di persone anziane e molto malate. Mi occupavo moltissimo di chiamare gli specialisti dall’Ospedale Civile per curarli. Al Luigi Lolli potevo disporre dei medici di base. Nel reparto 9 mi occupavo, più che altro, di assistenza. Tra l’altro come medico ho cercato di aggiornarmi il più possibile sulle malattie degli anziani”.
Perché l’esperienza non è continuata
“Io non sono d’accordo quando i medici parlano di mancati fondi, io dico invece che l’esperienza degli anni ‘70, ‘80 e ‘90 non ha funzionato perché non è nata un’altra cultura. Per attuare il lavoro che diceva Basaglia, cioè costruire rapporti sociali diversi, non c’è bisogno di tanti fondi ma c’è bisogno di una testa diversa. La difficoltà in psichiatria è proprio la costruzione del rapporto con le persone che non è un problema medico, né di utilizzo di apparecchiature chirurgiche, né di altri strumenti. Non c’è bisogno di disporre di tanti soldi, tolti quelli che servono per pagare il personale. Quindi il discorso del ‹non siamo andati avanti perché non c’è stato abbastanza appoggio economico› è un discorso falso. Il problema vero è che non c’è un’altra cultura indispensabile per portare avanti il discorso di Basaglia che intendeva la ‹malattia mentale› come l’espressione di alterati rapporti sociali e non come un problema di ordine medico. Del resto Franco Basaglia quando apre le porte e fa le assemblee pensa, come me, che siano i rapporti sociali il nocciolo del problema. Se si continua ad insegnare la psichiatria coma si insegnava prima delle teorie di Franco Basaglia si torna indietro.
Noi abbiamo detto sempre che la sofferenza, il conflitto, il disagio e l’essere contro gli altri e insieme agli altri è un problema di rapporti sociali e non è un problema clinico. Se si dice invece che la malattia mentale non esiste sembra che noi siamo dei visionari a rovescio. Il mio lavoro di liberazione delle persone ricoverate nei manicomi l’ho fatto senza soldi, anzi ce ne ho anche rimessi perchè quando invitavo il pittore a pitturare i muri dividevamo le spese dei colori. Non ho mai ricevuto nulla dall’amministrazione convinta che qualsiasi iniziativa di rinnovamento non avesse portato a nulla per quelle persone, convinti che fossero destinate a rimanere com’erano per sempre.
Franco Basaglia ha sempre sostenuto che la malattia mentale derivasse da errati e complicati rapporti sociali instaurati con l’ambiente circostante e i rapporti sociali non sono un problema clinico.
Come è successo con Basaglia la storia della psichiatria entra in crisi se quelli che sono dentro la fanno entrare in crisi. Non può entrare in crisi solo perché esistono intellettuali o associazioni caritatevoli che non credono nella psichiatria. La psichiatria è entrata in crisi perché Basaglia era Direttore del manicomio, con me è entrata in crisi perché a Imola ero dentro al manicomio.
C’è stata una rivoluzione culturale accanto a tante altre ma mentre le altre hanno avuto seguito perché non hanno ‹cozzato› con i pregiudizi sociali, questa invece è stata completamente affogata. Più si danno soldi a questi individui che li richiedono e più prescrivono medicine”.
Bilancio del Dr. Giorgio Antonucci sulla sua esperienza di lavoro
“Per quanto riguarda la mia esperienza, a parte le difficoltà, penso di non aver buttato via la mia vita, ho fatto delle cose che non potevo non fare. Sono soddisfatto. Per quanto riguarda il seguito penso che non ci sia rimasto nulla.
C’è da sperare soltanto che vedendo queste esperienze si ricominci.
Ecco le due cose che sono contento di aver fatto: a Reggio Emilia c’è stato un movimento di base veramente collegato anche con le autorità come Sindaci e Deputati, era un movimento di critica radicale alle istituzioni. A Imola c’è stata davvero la liberazione di persone, alcune le vedo ancora oggi nei loro luoghi di vita quotidiana19.
Mi ricorderò sempre le persone che urlavano in camicia di forza e poi successivamente le stesse persone che facevano le spese nei negozi eleganti di Vienna. Sono convinto di aver fatto una cosa utile. Io spero soltanto che non vada perduto nè il mio discorso nè quello di Franco Basaglia. Peggio che andare perduto è quando viene falsificato.
Quando si parla di Basaglia devo sempre precisare che pochi sanno chi era davvero, forse nessuno. È stata una persona catapultata in un mondo dove il manicomio era il luogo dei mostri rinchiusi e lui li ha liberati.
I punti su cui si è battuto Basaglia sono stati due: il punto teorico per il quale la malattia mentale era considerata un problema di rapporti sociali, non un problema medico; dal punto di vista pratico invece le persone rinchiuse e disprezzate erano persone che uscivano libere e che andavano alle assemblee, discutevano, diventavano protagonisti politici. Il resto sono tutte cose aggiunte.
Purtroppo Basaglia non dice molto sugli psicofarmaci, la chimica non è più manicomio ma per me è la stessa cosa.
Il trattamento sanitario obbligatorio è il manicomio, il ricovero coatto è il manicomio cioè il manicomio non è un edificio è un criterio. Fin tanto che lo Stato fa delle Leggi in violazione della Costituzione e sequestra delle persone che non hanno fatto niente ma solo per il loro pensiero c’è il manicomio. Se non si ammette che gli psichiatri sono funzionari del potere costituito per controllare le persone a seconda di come il potere desidera, non si può andare avanti. Io non solo sostengo queste cose ma le ho fatte perché ho sempre sostenuto che il trattamento sanitario obbligatorio andasse abolito e per tutti gli anni che ho lavorato se ero fuori dal manicomio evitavo gli internamenti, se ero dentro li bloccavo. Per questo la mia teoria e la mia pratica non si conciliano con l’esigenza dello Stato di controllare il pensiero delle persone.
Probabilmente le cose ritorneranno come prima però nessuno ci può togliere quello che abbiamo fatto. Ecco io rivendico questo: ho dimostrato almeno una volta che si può fare diversamente e anche se ora si continua a rinchiudere le persone, a non farle uscire, a prenderle con la forza e portarle in clinica, abbiamo dimostrato almeno una volta che tutto questo è sbagliato. Basta una volta anche perché prima si diceva che non si poteva fare altrimenti.
Io e Basaglia e pochi altri abbiamo lavorato in mezzo alle contraddizioni, ci abbiamo messo le mani. Io ho lavorato ventitre anni in manicomio per cui ventitre anni non sono sei mesi.
Per anni si è sostenuto che delle persone classificate schizofreniche, e ritenute perciò pericolose, fossero incapaci di vivere nella società. Io con il mio lavoro ho dimostrato il contrario anche a livello scientifico.
Mi sembra che come esperimento sia abbastanza sostanzioso”.
(rocco)
State Racism
The War against Aliens. The new “security” bill just passed by parliament includes some measures which will make life in Italy ever harder for foreign immigrants. This collection of norms is based on the assumption that all foreigners are potential delinquents and it is therefore correct to deny them some basic rights in the name of “public safety” and simply on the basis of their “ethnic origins”. The legislation recently approved is completed by a policy of “rejection” which, in practice, turns into illegal immigrants those who should qualify as asylum seekers, because they are escaping poverty and war, sending them back to an almost certain death.
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Clandestinity becomes a crime, meaning the illegal entry and permanence in Italy. Anyone found without a Permit of Stay will be fined and then expelled.
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Foreign immigrants will not only have to show a permit to get any licence, authorisation, or to enrol anywhere, but also to register a new born baby, to gain access to the health service or to any other social or public services, to apply for a wedding licence or get water, gas and electricity supply.
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Permanence in the CIEs (Centres for Identification and Expulsion – a new name that is much more explicit as regards their real aim) can be extended to 180 days.
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Immigrants without a permit must be reported, for example, by the money transfer operators handling their remittances.
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Getting a permit of stay becomes more difficult, as it will be based on “points” that can be given or taken off: if the alien subject complies with the “integration agreement”, he or she will obtain some credits, allowing them to stay on in Italy. Moreover, to get a Permanent Resident Permit (carta di soggiorno), they will have to pass an Italian language test.
The War against the Poor. One of the norms contained in the new security bill provides for the registration of those “without fixed address”, a measure whose usefulness is not immediately clear, but which, instead, reminds us alarmingly of the lists of undesirable, stateless and “easily exterminable” people compiled by the Nazis. This regulation, after all, comes after the finger-printing of all Roma people and the persecution of beggars, two of the first acts carried out both by the government and by local authorities.
The War against all “Others”. Institutionalising the “ronde” (citizens’ patrols) means that some private individuals will have the right to decide who or what can “be detrimental to security” and report it to the police.
There is a close relationship between the war against foreigners and the poor, and the need to have a cheap, easily intimidated workforce, between the call for law and order, and the persecution of all “non-aligned” people.
LET’S DESERT THEIR WAR!
Centro Donato Renna
Circolo Matteotti
Coordinamento degli Studenti del Tigullio
La triangolazione dei veleni
Calma piatta sul mare Tirreno. Due giorni di tempesta mediatica, poi le promesse del governo, che ha annunciato l’immediato invio di una “task force”. Nessuno, intanto, è ritornato sul luogo del delitto, a 11,8 miglia nautiche al largo di Cetraro, zona che rientra nelle acque italiane per pochi metri. Anche ai trafficanti a volte accade di sbagliare mira. Conviene dunque riprendere il filo lungo e contorto della rotta dei veleni, che parte dal Nord Italia, ventuno anni fa.
«Forse potremo evitare i missili e le pallottole, ma non i rifiuti tossici – raccontava nel 1988 uno scienziato libanese, dopo essere stato ricoverato in ospedale contaminato dalle scorie italiane – ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di guerra». Era il 5 giugno e ad est di Beirut era apparsi alcuni bidoni che uccidevano, accecavano, avvelenavano l’acqua e rendevano sterili le donne. In pochi giorni fu chiara l’origine, l’Italia. E quello stesso scienziato ricoverato in ospedale lanciò per primo l’allarme su quelle sostanze, spacciate per fertilizzante nelle zone interne del Libano. Oggi per ricostruire passo per passo il percorso delle navi dei veleni – inclusa la Cunski – occorre ripercorrere a ritroso le carte nautiche, partendo dalla pianura padana, per arrivare alla Beirut della guerra civile degli anni ‘80, ultima tappa conosciuta del viaggio delle scorie, prima della definitiva scomparsa.
Tra il 1986 e il 1987 un gruppo di industriali – alcuni con nomi e Cda di peso – prendono contatto con una società particolarmente attiva, la Jelly Wax, con sede a Opera, vicino Milano, nel cuore del nord produttivo. Offriva un servizio preziosissimo, lo smaltimento dei rifiuti tossici. L’industria chimica italiana – erano gli anni d’oro della Montedison, del polo di Porto Marghera, ma anche di Seveso e di tante emergenze più o meno note – aveva il problema della mancanza di siti idonei anche solo per lo stoccaggio temporaneo degli scarti di lavorazione. Non esistevano, in sostanza, discariche idonee, con tecnologie per lo smaltimento sicuro. Il prezzo offerto dalla Jelly Wax era all’epoca di 500 dollari a tonnellata, per il servizio completo. Cosa accadesse dopo la consegna alla società guidata da Renato Pent poco importava: i camion uscivano dalle fabbriche carichi di fusti e il problema, almeno sulla carta, era risolto.
La società milanese aveva creato una rete fitta di contatti con i signori dei rifiuti sparsi in tutto il mondo. In Svizzera – nel Friburgo – c’era un broker particolarmente interessante, con contatti aperti con paesi africani, dove i controlli – e quindi i costi – non erano di certo così stringenti come in Europa. Si chiama Gianfranco Ambrosini, attivo nel 1987 come referente della Intercontract SA. La Jelly Wax paga all’intermediario svizzero 272 dollari a tonnellata, con un surplus immediato di 228 dollari (dati forniti dall’associazione francese Robin des Bois in una conferenza stampa nel 2006). Ambrosini organizza il carico: da 2.400 tonnellate – secondo alcune fonti – a 3.000 tonnellate di rifiuti – secondo una denuncia dei Verdi toscani del 1987 – vengono stipati sulla nave Lynx, nel porto di Massa Carrara. Un’operazione che avrebbe fruttato almeno 500-600 mila dollari alla Jelly Wax e altrettanti al mediatore svizzero. Secondo alcune fonti, infatti, Ambrosini aveva firmato un contratto con dei referenti di Gibuti per trattare i rifiuti al costo finale di 36 dollari per tonnellata. Del prezzo originario pagato dalle imprese di 500 dollari ben poco, dunque, andava allo smaltitore africano, terminale ultimo della filiera. Ma qualcosa – quella volta – andò storto.
Il 19 marzo del 1987 i verdi di Massa Carrara denunciarono che a Gibuti in realtà non esisteva nessun impianto di trattamento. La stessa regione Toscana – che aveva accolto il carico diretto al porto di Massa – decise di ritirare tutte le autorizzazioni ai trasportatori di rifiuti del Nord Italia che avevano partecipato all’operazione. Lo scandalo scoppiò e il governo di Gibuti, a quel punto, decise di rifiutare il carico.
Per risolvere la vicenda intervenne di nuovo la Jelly Wax, che attraverso un intermediario di Panama – la Mercantil Lemport SA – stabilì la nuova rotta per la Lynx, Puerto Cabello, in Venezuela. Contemporaneamente, sempre dai porti italiani, sempre con l’intermediazione della Jelly Wax, un’altra nave stava facendo rotta verso il Venezuela, la cecoslovacca Radhost. Due bastimenti carichi di morte, la Lynx e la Radhost, che quasi simultaneamente sbarcano nel continente latinoamericano nel 1987.
Anche il Venezuela si rende conto quasi subito che il carico della Jelly Wax era mortale. Qualcuno parlò di rifiuti radioattivi – prontamente smentito dall’Enea, ma senza una documentazione certa a supporto – ma già le sostanze chimiche mostrarono rapidamente la natura del carico. «Noi stessi abbiamo sofferto forti bruciori agli occhi e alla gola ed irritazioni al viso e alle mani», raccontavano in un rapporto sui fusti scaricati dalla Lynx alcuni tecnici venezuelani.
Nell’agosto del 1987 il Venezuela ordina alla Jelly Wax l’immediato rimpatrio di tutto il carico della Lynx, mentre alla Radhost viene negato il permesso di scaricare. È il punto focale della storia: per il governo italiano – e la Jelly Wax – quei due cargo cominciano a diventare troppo ingombranti, va trovata una soluzione, rapidamente.
Il carico della Lynx torna in Italia con la nave Makiri, per poi sbarcare a Genova sulla Zanoobia, nel maggio del 1988. La Radhost andrà invece in Libano, contaminando con il suo carico la zona vicino Beirut. E dal porto libanese prende poi il via la parte finale della rotta infinita dei veleni: quattro navi – contrattate dal governo italiano – alla fine del 1988 caricheranno i fusti da Beirut per riportarli in Italia: la Jolly Rosso, la Cunski, la Yvonne A e la Vorais Sporadies. Solo la Jolly Rosso sbarcherà poi ufficialmente a La Spezia, da dove i fusti verranno trasferiti – dopo più di un anno – a Porto Marghera e Treviso. Della altre tre navi non si avranno più notizie, sparendo di fatto dalle cronache e dagli archivi.
Roma, ucciso un senegalese. Inquietante silenzio mediatico
Lun, 21/09/2009 – 12:32
In un sentiero che si trova all’incrocio fra via Appia Pignatelli e via dell’Almone, stamani verso le 9.10 è stato trovato il cadavere di un cittadino senegalese, conosciuto nella zona per la sua attività di lavavetri, ma che era attualmente senza fissa dimora. Il volto dell’uomo era tumefatto, segno che prima di essere assassinato ha subito un violento pestaggio. “E’ un fatto orribile,” commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, “ma ancora più inquietante è la censura attuata da tutti i media italiani di fronte all’episodio, che è stato divulgato senza alcun rilievo, come si trattasse di un evento senza importanza. Se al posto di un nero senegalese, vi fosse stata una donna o un ragazzo italiano, i giornali ospiterebbero la notizia nelle prime pagine e da ogni parte si solleverebbe un allarme-violenza nella Capitale”. Le autorità hanno rilevato nella tragedia elementi sufficienti per parlare di omicidio. “Eppure niente,” prosegue EveryOne, “come se la propaganda xenofoba promossa da partiti razzisti e da politici che cavalcano l’onda anti-immigrazione avesse ormai fatto breccia nelle coscienze di tutti gli italiani, compresi i responsabili di una corretta informazione. In misura meno grave, ma egualmente significativa, si è assistito oggi all’ennesimo episodio di razzismo anche nel calcio, dove a Cagliari i campioni dell’Inter di origine africana Balotelli (che ha nazionalità italiana) ed Eto’o sono stati fischiati e insultati a più riprese da gran parte del pubblico sugli spalti”.
“Abbiamo segnalato alle autorità internazionali” concludono gli attivisti, “questi ennesimi, gravissimi e inammissibili accadimenti, sollecitando una presa di posizione decisa e inequivocabile da parte delle Nazioni Unite, dell’Unione europea e dei Paesi civili su quanto viene perpetrato, senza condanna alcuna, nel nostro Paese”.
(rocco)
Il valore dei valori
Di Francesco Pelillo
Premetto che quanto segue non vuole essere assolutamente satirico o sarcastico, perché descrive una situazione in modo realistico. Il Vaticano è la più grande impresa commerciale del mondo per la produzione e la vendita di valori morali. Da sempre ben amministrata, ha sempre investito molto nella ricerca e sviluppo con le più grandi menti impegnate nella Teologia che per i fatti morali sostituisce egregiamente la Tecnologia. Per l’immagine e la pubblicità si è avvalsa dei più grandi creativi (pittori, architetti, musicisti, letterati, ecc.) e dei mezzi di comunicazione più evoluti. Per lo sviluppo di nuovi mercati ha mandato i suoi agenti in tutto il mondo e ha aperto show room e sedi sempre prestigiose per i parametri di quei luoghi (dalle cattedrali alle missioni). Com’è normale per le grandi multinazionali, quando è stata messa a rischio la libertà di commercio dei suoi valori, ha provocato massacri e guerre. Distribuisce dividendi sempre generosi a tutti i suoi soci, con benefit come palazzi e arredi da favola per i suoi massimi dirigenti (vescovi, cardinali), non dimenticando mai di assicurare un tenore di vita superiore al contesto in cui vivono anche ai soci più modesti (parroci, sagrestani, ecc.). I suoi economisti hanno sfruttato al meglio la situazione di monopolio in cui agivano con la vendita delle indulgenze, riuscendo ad arrivare a massimizzare il prezzo dei loro valori morali. Questo almeno fino all’affermarsi del protestantesimo e poi dell’illuminismo, che con la deriva laicista ha deprezzato questo valore per carenza di domanda e oggi ancora di più scenderà a causa dell’eccessiva offerta dei loro valori in tutte le questioni sociali. Molte imprese hanno seguito con successo i metodi del Vaticano, ma hanno dovuto sempre gestire anche la realizzazione di prodotti e i loro guadagni sono sempre derivati dalla differenza fra spese e incassi. Solo le banche si possono confrontare con la genialità delle idee che danno vita alla struttura del Vaticano. Anche loro guadagnano senza produrre nulla. Ma la concorrenza è molto più numerosa, e poi i loro “valori” sono amorali…
Francesco Pelillo
L’Ateo, bimestrale dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti – N. 4/2009







