Archivio di luglio 2009
Il virus opportunista…
Marcello Pamio – 4 maggio 2009
Mi hanno scritto diverse persone che vivono in località diverse del Messico e tutte confermano che il virus dei suini non si vede…se non in tivù.
Sappiamo che i virus non si vedono a occhio nudo, ma lì non si vedono neppure i morti, non si vedono i funerali, non si sentono le testimonianze dei parenti di questi presunti morti.
L’unica cosa che non manca sono le mascherine e l’isteria di massa: panico fomentato dal governo e dai media per motivi ben precisi, che adesso vedremo.
Prima però facciamo un salto temporale indietro di qualche mese.
A febbraio scorso (attenzione alla data), nella località messicana La Gloria, nel municipio di Perote (Stato di Veracruz), c’è stata una strana ondata di infezioni respiratorie, con sintomi tipici dell’influenza, che ha colpito il 60% della popolazione. Su circa 3000 abitanti ci sono stati dei morti, il cui il numero esatto non si conosce: sicuramente 3 minori!
Secondo il quotidiano “La Jornada” ci sono stati 616 casi di I.R.A.: infezione respiratoria acuta.
Ufficialmente invece, i primi casi di “infezioni virali” sarebbero avvenuti a metà aprile!
Nella cittadina di Perote sorge casualmente la Granjas Carroll de Mexico, una transnazionale che trasforma i suini in “qualcosa” da ingurgitare.
Questa ditta scarica i liquami e vari rifiuti chimici e organici nelle lagune di ossidazione del territorio e questo potrebbe avere inquinato le falde e quindi l’acqua potabile dei paesi adiacenti, come La Gloria. Da diversi mesi infatti i cittadini locali si lamentano (arrivando anche a bloccare l’autostrada) dell’enorme inquinamento e dell’aria irrespirabile. , multata ed espulsa dagli Stati Uniti nel 2006 per grave inquinamento ambientale, era stata denunciata per lo stesso motivo anche in Messico nel 2007, ma qui le autorità sanitarie si sono girate dall’altra parte…
La cosa interessante, che potrebbe spiegare il menefreghismo delle autorità, è che la Granjas ha come soci (al 50%) la Smithfield Food Inc. statunitense!
Carroll
La Granjas
è semplicemente il “primo trasformatore di suini del mondo” che ha come azionisti: Barclays, Wellington management Co (investimenti finanziari), Eaton Vance Corp. (servizi finanziari), John Hancock Financial Services (servizi finanziari), Lord Abbett 6 Co., Wachovia Corp. (settima banca privata al mondo), Cofco (primo importatore di cereali dalla Cina), e fattura qualcosa come 12 miliardi di dollari all’anno (dati 2007)[1].
Ecco perché le autorità messicane, invece di bonificare aziende e multinazionali colpevoli di devastare l’ambiente (terra, acqua e aria) e di sfruttare in maniera miserabile gli animali, fanno orecchie da mercante e legiferano decreti ad hoc…
Come la legge approvata martedì 28 aprile 2009 (con 87 voti a favore e 10 contrari) dal Senato messicano sugli stupefacenti, che permetterà a chiunque di portare con sé 2 grammi di oppio, 50 milligrammi eroina, 5 grammi di cannabis o marijuana, 500 milligrammi di cocaina, 0,015 milligrammi di L.S.D. e 40 grammi di metanfetamine (come il Ritalin). [2]
Un bel regalo ai Padroni americani, visto che la centrale del narcotraffico a livello internazionale ha sede proprio in America, e uno dei diretti interessati è l’ungaro-israelo-statunitense George Soros.
Che sia questo il motivo della visita di Obama al presidente Calderon il 16 aprile scorso?
La Smithfield
Non finisce qua, perché la situazione allarmante del fantomatico virus suino, ovviamente creata ad arte, serve anche per far passare leggi contro le libertà individuali: 11 settembre 2001 docet (Patriot Act).
Innanzitutto dal 28 aprile il governo di Città del Messico ha fatto chiudere ristoranti, bar, supermercati e scuole fino al 6 maggio prossimo, come se da quel giorno la pandemia e il contagio non preoccuperanno più. Questo per isolare le persone evitando, con la scusa del contagio, le riunioni.
Il 30 aprile chiuse tutte le attività commerciali pubbliche e private ad eccezione delle banche (i veri proprietari), ospedali (per somministrare farmaci ed eventualmente vaccini), farmacie (per le mascherine) e ovviamente i benzinai.
Dall’altra parte la Camera dei Deputati del Messico ha varato una nuova legge che permette alla Polizia Federale di intervenire sulle chiamate.[3]
Con 303 volti a favore, 13 contrari e 2 astenuti, verrà modernizzato il sistema di polizia federale del Messico e permetterà loro:
- Controllare, attraverso le società di telecomunicazioni, telefonate, posta elettronica e siti internet. Il tutto alla faccia della libertà di parola e di espressione;
- Le imprese private saranno costrette a fornire informazioni sul proprio personale;
- La polizia federale potrà infiltrarsi in associazioni, gruppi, movimenti civili, ecc., per prevenire ovviamente colpi di stato e terrorismo…
Nell’aeroporto di Città del Messico sono stati installati monitor termici per impedire che viaggino persone con una temperatura corporea superiore ai 37,50 °C.
Follia pura? Ovviamente no, lo scopo è esattamente quello di creare isteria e panico di massa.
Qui in Messico, l’unico virus che appare nella scena è il virus del controllo globale.
Nessuna pandemia, nessun mostro in grado di sterminare la popolazione, ma semmai le classiche e semplici infezioni batteriche isolate, amplificate dai media e trasformate in “terrorismo di stato” dal governo messicano e in “pandemia globale” dall’O.M.S.
In questo caso il mostro non è il povero suino o il virus (inventato o no), ma l’uomo stesso.
Sapete per esempio come i maiali vengono allevati e infine macellati?
| Ecco la situazione dei maiali: a sinistra la scrofa “tenuta in posizione” per allattare e svezzare la futura “carne da macello”. In centro e a destra i “confortevoli” e “igienici” habitat… |
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Animali stressati, rinchiusi per tutta la misera vita in un loculo, che tendono a mordersi la coda e per questo gli viene tagliata assieme ai denti e alle orecchie. I maiali in simili condizioni muoiono di P.S.S. (Porcine Stress Syndrome), se non vengono schiacciati dal loro stesso peso, quanto vengono ingozzati.
Per non parlare delle iniezioni di antibiotici per le sempre più frequenti infezioni; gli ormoni per accelerare la crescita delle carni; psicofarmaci per sedare lo stress, ecc.
Tutto questo – provato dall’inchiesta di Giuliano Ferrieri pubblicata nell’Europeo nel 1991 – finisce nella fogna e nel piatto (qual è la differenza?)
Assieme alla carne di suino (dipende dagli standard d’igiene del singolo produttore) quindi possiamo mangiare:
- Ormoni
- Antibiotici
- Fattori di crescita
- Virus
- Beta-bloccanti
- Ritardanti tiroidei
- Psicofarmaci
- Pesticidi
Prosciutti, salami, insaccati, salsicce, wurstel e altre prelibatezza suine (visto che non si butta via niente), possono veicolare farmaci, antibiotici e agenti batterici pericolosi e infatti non è strano trovare tossine prodotte da batteri come l’Escherichia coli, oppure altri virus tossici e dannosi per l’uomo, ma che nulla c’entrano con la propaganda chiamata “febbre del suino”.
Il grosso problema semmai è che con la scusante di qualche caso sporadico di infezione (batterica), inizino con le vaccinazioni di massa, allora e solo allora, la situazione potrebbe veramente degenerare e diventare pandemia!
Vi lascio con questa simpatica vignetta pubblicata dal quotidiano “La Jornada”…
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Tratto da “La Jornada“ “Il problema non è che mancano i ‘tappabocca’ (mascherine) |
[1] Sito ufficiale della Smith Field Foods http://www.smithfieldfoods.com/our_company/history.aspx)
[2] “Senado aprueba la ley contra narcomenudeo!”, http://www.eluniversal.com.mx/notas/594310.html
[3] “Con nueva ley, Policía Federal podrà intervenir en llamadas”, http://sdpnoticias.com/sdp/contenido/2009/04/23/382531
Data di pubblicazione: 02.07.2009
Autore: Bottini, Fabrizio
Un commento alla privatizzazione di uno spazio pubblico milanese, per andare al di là della denuncia per lo scempio architettonico. Scritto per eddyburg.it
A Milano, centralissimo Corso Vittorio Emanuele, si polemizza sullo scempio commerciale di un’architettura moderna, ma forse il problema è più ampio, e riguarda il rapporto fra chi è padrone e chi non lo è.
Da qualche giorno o settimana, le pagine di cronaca locale milanese (forse anche nazionale) riportano le reazioni indignate del mondo della cultura per lo scempio perpetrato dall’ennesimo refurbishment commerciale a un edificio famoso. Non solo famoso, andrebbe aggiunto, ma anche di notevole rilevanza per chiunque non percorra quella via con gli occhi incollati esclusivamente alle vetrine: è infatti uno dei rarissimi punti in cui, con l’artificio dello “scalone” progettato ad hoc, si interrompe l’uniformità delle pareti continue che fanno assomigliare tanto la via a un qualunque shopping mall. Appunto, pensa l’operatore commerciale: questo è un difetto gravissimo: scopo obbligatorio del passeggio è lo shopping, e per convogliare al massimo il bestiame umano verso i punti di svuotamento delle carte di credito ci vogliono barriere invalicabili, solide e sicure. Altro che scaloni, passaggi laterali, scorci prospettici “veri” che distraggono dal sacro rito!
Il Comune naturalmente approva l’abolizione della servitù di pubblico passaggio e lincorporazione di quel “vuoto” in una bottega: basta cittadini, solo clienti. E del resto l’intera gestione dei corridoi commerciali è coscientemente orientata proprio a questo, come dimostrano anni di dichiarazioni più o meno episodiche ma tutte inequivocabili sull’uso della Galleria, la quale Galleria non a caso brilla nella pubblicistica internazionale di settore come “the first shopping mall”.
Ma il medesimo dibattito internazionale (quello scientifico, non schierato sul fronte del portafoglio) ha da parecchi anni incorporato un concetto di massima: sempre diffidare della riqualificazione monopolizzata dal commercio, la cosiddetta retail-led-regeneration, o quantomeno far di tutto per evitare l’invasione degli ultracorpi in città. Perché il centro commerciale, inteso come conglomerato spaziale-organizzativo-culturale, è un vero e proprio organismo alieno, cresciuto per qualche generazione negli ambienti privi di anticorpi del suburbio, dove ha fatto il bello e il cattivo tempo ingollandosi territorio, economia, immaginario, tutto quanto. Ora sbarca in città senza alcuna intenzione di rinunciare al vizietto, salvo mandare in avanscoperta qualche loquace faccia di bronzo, o utile anima candida pure in buona fede, tipo quelli convinti che il centro commerciale è “la piazza del terzo millennio”. Peccato che all’ingresso delle piazze di solito ci sono tizi grossi con auricolare dall’aria decisa solo quando c’è qualche comizio di estrema destra. Peccato che nelle piazze ci si possa andare anche a farsi i fatti propri il pomeriggio di Natale. Eccetera. Insomma, il centro commerciale NON È una piazza, come ad esempio confermano le cronache quotidiane dei quartieri dove sempre per via della magica parolina “riqualificazione” o anche della irresistibile “sicurezza” si sono consegnati gli spazi a quelle misteriose entità denominate Business Improvement District, le quali se manca una forte e strutturata presenza pubblica diventano una specie di amministrazione municipale ombra che nessuno ha eletto, e che spadroneggia dispoticamente.
Dal punto di vista dello spazio, il passante distratto non si accorge immediatamente del trucco: città era, e città rimane, mica fanno atterrare uno di quegli scatoloni grigi con le insegne al neon in pieno centro! Possono permettersi ottimi progettisti, volendo, e anche dei pianificatori in grado di dosare nel tempo le trasformazioni più importanti. C’è il primo intervento, quello che l’amministrazione pubblica faceva penare da lustri, ovvero arredo urbano nuovo, abolizione delle barriere architettoniche, spazi puliti e illuminati bene, public art, qualche iniziativa di strada . Però, in parallelo o poco dopo, ci sono anche altre piccole-grandi trasformazioni, che in linea di massima puntano tutte al medesimo obiettivo: dalla via al mall, dalla piazza alla food-court, e dulcis in fundo alla costituzione di un rete di percorsi reale o potenziale a cul-de-sac, magari con la scusa dellefficienza dei servizi di pulizia e manutenzione, in realtà per adattare lintero distretto controllato dalla nuova cupola alla logica di cui sopra.
E la pubblica amministrazione tace, o applaude. Come a Liverpool, dove un enorme progetto della Grosvenor è stato oggetto di studi e controstudi, tutti concordi nell’affermare che le vie, apparentemente intatte nella loro planimetria a griglia continua urbana, finivano invece per assomigliare in realtà alle navate claustrofobiche di un baraccone di periferia, solo un po’ rilucidate. Da noi, per adesso, non siamo nemmeno a quel punto, nonostante l’aggressione avanzi parallela: c’era addirittura l’ex sindaco di Roma, che diceva serafico “sono contrario alle piccole gallerie di quartiere”, figuriamoci i liberistissimi amministratori di Milano davanti a qualche raffica di termini finanziario-progettistici retail-led-qualcheccosa!
Tocca accontentarsi dellopposizione degli amanti del bello, che avranno pure le loro sacrosante ragioni, nella difesa dello “scalone” griffato BBPR, ma è un po’ come scagliarsi contro il Ponte di Messina perché non ha la pista ciclabile ..
Grecia. La polizia attacca e incendia un campo profughi
Non lontano dal porto di Patrasso è sorto negli ultimi anni un
insediamento abusivo, dove approdano i rifugiati afgani diretti nel nostro
paese. Negli ultimi due anni numerosi sono stati i tentativi (falliti) di
sgombero, le operazioni repressive e le manifestazioni di protesta dei
rifugiati appoggiati da gruppi anarchici e associazioni antirazziste. Nel
settembre del 2008 vi si era svolto un campo No Border.
Intorno alle 5 del mattino di domenica 12 luglio la polizia ha circondato
il campo. Secondo le testimonianze dei presenti quattro cittadini greci
che si trovavano nei pressi per esprimere solidarietà sono stati
immediatamente arrestati. Subito dopo la polizia è entrata nel campo
bloccando i rifugiati e dando il via al lavoro di demolizione. Mentre
l’operazione era in corso, ad una delle estremità del campo è divampato
“misteriosamente” un incendio che nel giro di qualche ora ha distrutto
buona parte delle baracche. Quelle rimaste in piedi sono state abbattute
dalla polizia.
Sul sito della BBC c’è un video che mostra la demolizione e l’incendio.
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8146597.stm
Gli afgani fuggono una guerra feroce: il governo greco li accoglie con
manganelli e fuoco. La guerra è anche in Grecia.
Ecco un elenco di indirizzi e numeri di telefono utili per chi vuole dire
la propria ai responsabili dell’attacco al campo profughi di Patrasso:
Ambasciata di Grecia presso lo Stato Italiano
Via S. Mercadante 36
00198-Roma
Tel. 06.8537551
Fax 06.8415927
gremroma@tin.it
Ufficio dell’Addetto alla Difesa dell’Ambasciata di Grecia in Italia
Viale Rossini, 4
00198-Roma
Tel. 06.8553100
Fax 06.85354014
Ufficio Commerciale dell’Ambasciata di Grecia in Italia
Viale Parioli, 10
00198-Roma
Tel. 06.80690758
Fax 06.80692298
oey@ambasciatagreca.191.it
Ufficio Stampa dell’Ambasciata di Grecia in Italia
Via Rossini, 4 00198 Roma
Tel. 06.8546224/068419719
Fax 06.8415840
ufficiostampa@ambasciatagreca.it
Consolato Generale di Napoli
Via A.Gramsci,5
80122-Napoli
Tel. 081-7611243-7611075
Fax081-666835
Email: congrena@tin.it
Consolato Onorario di Ancona
Corso Mazzini, 122
60100- Ancona
Tel. 071-56260
Fax 071-56260
Consolato Onorario di Bari
Via Amendola 172/C
70126-Bari
Tel e fax 080-5468049, 5461657
Consolato Onorario di Bologna
Via dell’Indipendenza 67/2
40128-Bologna
Tel. 051-4213273
Fax 051
Consolato Onorario di Brindisi
Via Tarantini, 52
72100-Brindisi
Tel. 0831-563405
Fax 0831-590543
Consolato Onorario di Catania
Viale Ionio 134
95129-Catania
Tel. e Fax 095534080
Consolato Onorario di Firenze
Via Cavour, 38
50129-Firenze
Tel/fax 055-2381482
Email: gr.consolato@iol.it
Consolato Onorario di Livorno
p.zza Attias, 13
57100-Livorno
Tel/fax 0586-265687
Consolato Onorario di Palermo
Via Noto, 34
90141-Palermo
Tel 091-6259541
Fax 091-308996
Consolato Onorario di Perugia
Via Sant’Ercolano, 12
06121-Perugia
Tel 075-5735140-5736145
Fax 075-5721810
Consolato Generale Onorario di Torino
Via Galileo Ferraris, 65
10128-Torino
Tel e Fax 011-5068635
email: consolatogrecoditorino@yahoo.it
Consolato Generale Onorario di Trieste
Via G.Rossini,6
34132-Trieste
Tel. 040-363834
Fax 040-363822, 77723
Consolato di Venezia
San Polo 720
30125-Venezia
Tel. 041-5237260
Fax 041-5238837
Email: hellasve@libero.it
Milano
Consolato generale di Grecia
Viale Beatrice d’ Este, 1- 20122 – Milano
Tel: 02.65.37.75 – 02.65.98.624
Fax: 02.29.00.08.33
Roma
Consolato Grecia
Via Stoppani Antonio,10 – 00197 Roma
Tel.: 068081114
Non è il pil la misura della felicità»
di Vandana Shiva
È un modello distorto quello che basa lo sviluppo di un’economia sull’analisi del prodotto interno lordo. L’India cresce del 9 per cento l’anno ma ci sono 240 milioni di persone che soffrono la fame. Il grido d’allarme di Vandana Shiva di Wilma Massucco
Attivista politica e ambientalista indiana Vandana Shiva, è uno dei leader dell’Internaüonal Forum on Globalization e si è occupata anche dei diritti sulla proprietà intellettuale, e di biodiversità, biotecnologie, bioetica e ingegneria genetica. Nel 1993 ha vinto il Kight I.ivelihood Àward. una surta di Premio Nobel alternativo per la pace.
Perchè parla della Terra come di una Donna?
Nella maggior parte dei casi pensiamo alla Terra come a qualcosa di morto o di inerte, e così facendo creiamo l’illusione che il benessere provenga da Wall Street e dalle industrie. Dimentichiamo che perqualunque industria il primo materiale è proprio quello fornito dalla Terra, e l’abuso della Terra è essenzialmente la causa della crisi ecologica attuale, così seria al punto che diverse specie stanno correndo il rischio dell’estinzione. Il report delì’Ipcc (organismo composto da 2.500 scienziati} dichiara che – mantenendo il ritmo attuale -entro qualche centinaio danni gli stessi esseri umani non saranno più in grado di vivere su questo pianeta.
Perchè, secondo lei, l’agricoltura industriale è più povera di quella manuale?
La quantità di cibo che deriva dalla prima è inferiore a quella della seconda. Ciò che è maggiore è la quantità prodotta per singola coltura. Se per esempio hai un terreno di 150 ettari, su cui coltivi solo pere, avrai sicuramente più pere da vendere, in confronto a una coltivazione manuale, ma non puoi vivere solo di pere. Hai anche bisogno di insalata, di pomodori e di altre cose. Così, se in una certa area ti limiti a coltivare solo un certo tipo di prodotto le altre cose di cui hai bisogno vengono importate dall’esterno.
Dna critica a Jeffrey Sachs e alla sua teoria su come usci-re dalla povertà…
La prima cosa che critico a Jeffrey Sachs è la sua idea secondo cui la gente che vive con l’agricoltura sia povera per definizione. Motivo per cui propone un modello di sviluppo basato sulla fuoriuscita dall agricoltura. Il problema non è l’agricoltura, ma lo sfruttamento indebito della terra. Se la gente non continuasse a coltivare la terra, noi non avremmo più cibo. Pertanto, diversamente da lui, nel mio ultimo libro Ritorno alla Terra, io dico: «Fate in modo che più gente ritorni alla terra». In modo naturale, però, cioè seguendo l’utilizzo di metodi biologici e promuovendo la biodiversità. Signor Jeffrey Sachs, ritorna alla terra, e anche tu guadagnerai qualcosa di nuovo. Molti giovani americani sono venuti a studiare con me, perché vogliono tornare alla terra perché rappresenta una possibilità reale di cambiamento per qualunque Paese.
Sarà davvero possibile operare questo cambiamento, in concreto?
Nei Cda delle multinazionali oppure nei palazzi dei Governi non riusciranno neppure a iniziare a pensare a come fare un
percorso alternativo, perché loro non sono collegati con le persone a livello locale. Invece è dalla connessione con la terra e con le persone che si riuscirà a capire la strada da percorrere, ed è da lì che dobbiamo partire. Ai momento io intravedo due possibilità. Una è quella dell’ecoimperialismo, dove i polenti si appropriano delle risorse rimaste; l’altra è quella delle persone comuni, che insieme condividono la responsabilità per il consumo delle limitate risorse della terra, e lottano per proteggerle, conservarle e rinnovarle. Ci sarà sempre qualcuno che cercherà di darci una rappresentazione falsata della crescita. Ci diranno: distruggete i vostri piccoli appezzamenti di terra e unitevi all’agricoltura industrializzata. Vorranno farci credere che questa crescila è vera, quando in realtà è una crescita che fa crescere solo la povertà.
I giornali parlano dell’India e della Cina come di economie emergenti. Cosa ne pensa?
Parlare di chi Ita antiche come l’India e la Cina descrivendole come Paesi emergenti è un insulto alla nostra storia e alle no-stre radici. Noi non stiamo emergendo, noi siamo alti e dritti da secoli. Quelli che ci chiamano emergenti esistono da 400 o 500 anni, mentre noi esistiamo da 10mila anni e più. Premesso questo, è abbastanza noto a chi e dentro il settore che misurare la crescita semplicemente in termini di Pil non è valido, perché il Pil misura solo il movimento di denaro. Il quale è effettivamente cresciuto in India negli ultimi anni anche a ritmi del 9 per cento. Ma è proprio in questo periodo che la nostra economia emergente -come la chiamano i giornali – è diventata la capitale della fame, con 240 milioni di persone senza il minimo indispensabile per sopravvivere. Abbiamo cioè scavalcato la capitale storica della fame, l’Africa subsahariana, dove vivono 198 milioni di persone senza cibo sufficiente. E’ evidente, quindi, che quel modello basato sull’analisi del Pil non considera tutti gli aspetti del sistema, e la verità è che si è creata sempre più farne…
«Critica l’idea di Jeffrey Sachs,
secondo cui la gente che vive di agricoltura sia povera per definizione. Il vero problema è lo sfruttamento indebito delle risorse»
Da: sorellanzaelibertage@libero.it <sorellanzaelibertage@libero.it>
Date: 13 Luglio 2009 11.27
Oggetto: lo stupratore di roma
A:
vi inoltro editoriale di La Comune online
a proposito dello stupratore seriale…di Roma…siccome non immigrato…quindi malato…e non anche lui normale stupratore maschio…fatelo girare…è una voce fuori dal coro…ciao enza
NORMALI STUPRATORI, ANCHE IN SERIE
Diciotto volte: tante quante il numero degli stupri, delle violenze e delle aggressioni compiute da Luca Bianchini, secondo gli inquirenti. Diciotto donne: tante risultano quelle colpite in serie dallo stupratore di Roma. Qualcuna gli è sfuggita: “(…) ho in mente ancora i suoi occhi, ma ho avuto la fortuna di essere forte, lucida, fredda nel gridare e metterlo in fuga”. Qualcun’altra non c’è riuscita, e, provata dal dramma, si è rifugiata ad una distanza pari a due continenti da Roma, dal luogo della violenza subita, il più possibile lontano.
L’abietto criminale ha 32 anni, di cui buona parte trascorsi ad individuare le sue vittime e pianificare in serie le sue efferate violenze (tre solo negli ultimi mesi), a cui si preparava e predisponeva fino ad annotare i suoi propositi nell’orrendo diario rinvenuto dopo la cattura: “ Avere tanti rapporti con donne grandi e stare tranquillo senza impulsi a breve”. Cioè, calcolando tutto per essere certo di mettere a segno ogni violenza. Inorridisce la brutale serialità con cui ha agito, ma non meno inquieta il modo indisturbato e insospettato in cui finora l’ha fatta franca. La consuetudine patriarcale ottunde sensi e coscienze. Nessuno e nessuna delle persone con cui viveva e lavorava si è mai accorta di chi veramente gli stesse accanto, dai colleghi di lavoro, a quelli e quelle del circolo del Pd di Tor Carbone di cui era vicesegretario, fino alla fidanzata. Un’esistenza a norma di cittadino esemplare, di ruolo sociale conforme alle convenzioni sistemiche passa per una condotta irreprensibile. Chi all’improvviso sembra infrangerla fa sbalordire ma, a voler vedere e a ben guardare, non di “soggetto schizoide” si tratta, né di Dr. Jeckyl/Mr. Hide. Sono maschi normali, si camuffano sotto il mantello patriarcale che loro stessi scelgono di indossare, fanno una doppia vita? Doppiamente normale, serialmente violenta, non di rado omicida.
Lucia Baragli (Fi)
dal messaggero.it Mercoledì 1 Luglio 2009
inviato da Andrea Agostini
Bauman, un saggio sulle Vite di corsa
dei consumatori sempre più insoddisfatti
ROMA (30 giugno) «Tutta linfelicità degli uomini deriva da una sola causa: dal non saper restarsene tranquilli, in una camera». Cita la celebre frase scritta quattro secoli fa da Pascal il sociologo anglo-polacco Zygmunt Bauman nel suo Vite di corsa (il Mulino, 102 pagine, 10 euro), breve e illuminante saggio nel quale spiega i meccanismi psicologici che spingono milioni di persone a un consumo sempre più frenetico allinsegna del continuo ricambio di beni.
Bauman rifletteva su questo tema mentre si manifestavano i primi segnali della crisi economica e la sua stringente analisi appare oggi profetica per mettere a fuoco i meccanismi che hanno contribuito a scatenarla, in particolare in America e nel Regno Unito dove lo scoppio della bolla immobiliare e la fine del credito senza controllo concesso dalle banche hanno, di fatto, arrestato un processo di sviluppo che gli ottimisti ritenevano destinato a durare per sempre.
Teorico della società liquida, ovvero di un universo postmoderno in cui la perdita del senso del tempo si accompagna alla perdita dei criteri di rilevanza, Bauman chiarisce che nel corso degli ultimi decenni si è venuta manifestando una tendenza in precedenza mai emersa prima con questa forza nelle società occidentali: lo stretto legame tra il possesso di un oggetto e linusuale rapidità della sua perdita di rilievo sotto il profilo simbolico. Perché lindustria ha bisogno di produrre (e di vendere) oggetti sempre più sofisticati e costosi, rendendoli desiderabili grazie a imponenti campagne pubblicitarie. E nello stesso tempo gli individui si sentono obbligati a mantenersi al passo con le novità imposte dal mercato per evitare di apparire fuori moda, per rimanere al passo con la propria epoca.
Il fenomeno, nella sua essenza, non costituisce certo una sorpresa. Quello che è venuto mutando è il numero delle opportunità offerte che sono riuscite a sconfinare addirittura sul piano immateriale, scavalcando ogni limite in precedenza noto. Precisa a riguardo lo studioso: «Cancellare il passato, rinascere, acquistare un sé differente, reincarnarsi in un individuo completamente diverso. E difficile resistere a queste tentazioni visto che non cè nulla di più opportuno e affascinante oggi che annullare le perdite e ricominciare. Ciò che si era ieri non impedirà più di diventare una persona totalmente diversa. Almeno per chi dispone dei mezzi economici necessari».
E una strategia che pare aver funzionato sino dal Big Bang della crisi, con grandi masse affascinate da oggetti ritenuti capaci di proiettare allesterno uno status sociale garantito dal continuo ricambio di telefoni cellulari o di abiti e una élite ristretta abilissima nel trarre enormi guadagni da questa folle frenesia del consumo. Il segreto di una logica tanto pervasiva e perversa, svela Bauman, risiede nel produrre perenne insoddisfazione, nel creare consumatori famelici pronti a percorrere di corsa la strada dal negozio al cassonetto dei rifiuti dove gettare merci che vanno rimpiazzate in fretta. «La velocità del processo osserva lo studioso raggiunge la sua massima più alta non appena ci si muove da un punto (che ci ha deluso, ci sta deludendo, o che ci deluderà) a un altro (ancora non testato). Si dovrebbe tenere bene a mente lamara lezione di Faust, sprofondato nellinferno mentre desiderava che lattimo durasse per sempre solo perché era bello».
Se la degenerazione denunciata da Bauman ha forse subito un rallentamento durante gli ultimi mesi per il drammatico aggravarsi della situazione economica, le sue conseguenze sul dibattito pubblico restano immutate secondo il sociologo, certo che «il consumatore è nemico del cittadino, vittima dellignoranza e dellindifferenza politica», tesi confermata da gran parte delle indagini demoscopiche di matrice anglosassone.
Potranno cambiare le cose in questo ambito? Bauman appare pessimista: «Abbiamo bisogno di una educazione permanente per avere la possibilità di scegliere in maniera consapevole», conclude. Ma la velocità che domina il nostro stile di vita, lascia intendere, non consentirà di raggiungere in tempi brevi lobiettivo indipendentemente dalla durata della crisi economica.
R.B.
Il n. 2 dell’Ateo, bimestrale dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti è intitolato “Dalla parte degli animali” e contiene alcuni interessanti articoli sui problemi legati alla relazione tra esseri umani e altri animali, tra natura e cultura, sullo specismo, ecc. Ecco un estratto da uno degli articoli presentati:
****
L’irrazionalità dello specismo
Tratto da “Per un’etica atea e antispecista”
Di Marco Lorenzi
L’Ateo n.2/2009
[…]
L’irrazionalità dello specismo.
Può lo specismo superare il vaglio razionale ed essere quindi parte di un’etica laica sostenibile? Per rispondere a questa domanda partirò da un’analisi dei primissimi processi socio-culturali che hanno dimostrato la necessità dell’elaborazione di una visione etica del mondo.
L’etica nasce dalla consapevolezza dell’esistenza di un bene e di un male e dalla necessità di avere dei criteri per poterli distinguere. La percezione del bene e del male è in origine un fenomeno fisiologico meramente edonistico: è bene ciò che promuove il piacere, è male ciò che determina dolore. Da questo semplice fenomeno percettivo l’uomo ha tratto lo spunto per elaborare delle regole atte a soddisfare l’imperativo edonico (massimizzare il piacere, minimizzare il dolore) che la natura ci ha imposto. È male uccidere perché la vittima prova dolore e a priori chiunque può essere un giorno vittima di qualcuno. È bene il sesso perché quest’ultimo causa piacere a chi lo pratica.
Per quanto le regole etiche si siano notevolmente affinate e complicate nel corso della civiltà umana, la base fondante di tutti i principi etici è rimasta sostanzialmente la stessa, ovvero la consapevolezza del male nel dolore e del bene nel piacere. L’etica è tuttora fondamentalmente finalizzata al soddisfacimento dell’imperativo edonico dal quale ogni organismo dotato di un sistema nervoso sufficientemente complesso non può liberarsi, in quanto radicato profondamente nella sua fisiologia. Naturalmente l’etica ha avuto e continua ad avere le sue degenerazioni che hanno imposto regole del tutto inadatte a promuovere il bene degli individui e che anzi si sono dimostrate foriere delle più tragiche avventure. L’intersecarsi della filosofia con la superstizione religiosa è probabilmente stata la prima causa di queste degenerazioni. In questa prospettiva risulta evidente l’insostenibilità dello specismo come negazione del valore etico della sofferenza e del piacere degli animali non appartenenti alla specie umana.
Molte specie condividono con quella umana la stessa capacità di percepire il mondo che li circonda e gli effetti di quest’ultimo su di loro. Molti animali sono senzienti, ovvero sono capaci di provare piacere e dolore come gli esseri umani e sono quindi in grado di percepire proprio come questi ultimi l’esistenza di quel bene e di quel male che hanno spinto le prime civiltà a darsi delle regole etiche. Come si può dunque giustificare razionalmente lo specismo se la capacità senziente è stata il primo fondamento della nascita dell’etica e se tale capacità è trasversale a molte specie? Come si può affermare contemporaneamente senza violare il principio di non contraddizione che è male uccidere un uomo perché ciò gli causerà sofferenza e che è giusto uccidere un animale non umano anche se ciò gli causerà sofferenza?
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Il PD alla regia dietro gli arresti?
Inserito da Anonimo il MAr, 07/07/2009 – 11:17
A proposito dei 21 arresti e delle decine di perquisizioni in tutta Italia, mi sembra che nessuno, almeno fino ad ora, abbia sottolineato un particolare: che l’architetto di tutta questa operazione, il procuratore Giancarlo Caselli, è da sempre uomo legato all’apparato PCI-PDS-DS (etc.).
Che si tratti di una di quelle “scosse” alle quali alludeva sibillinamente Massimo D’Alema alcune settimane fa, poco prima dell’esplodere del cosiddetto “caso Noemi” – e di tutto ciò che ne è conseguito in termini di immagine per Berlusconi, soprattutto all’estero. Ora è significativo che questa ondata di arresti – che è senza precedenti nella storia recente – avvenga alla vigilia del vertice dell’Aquila dei G8. Il PD – ha detto D’Alema – deve prepararsi ad assumersi gravi responsabilità. Ha anche ricordato che il PD “non è un centro sociale”. Che cosa vogliono dire tutti questi segnali. A pensar male si fa peccato ma spesso ci s’indovina.
(rocco)
Colloque Sentimental
Dans le vieux parc solitaire et glacé,
Deux formes ont tout à l’heure passé.
Leur yeux sont morts et leurs lèvres sont molles,
Et l’on entend à peine leur paroles.
Dans le vieux parc solitaire et glacé,
Deux spectres ont évoqué le passé.
« Te souvient-il de notre extase ancienne ? »
« Pourquoi voulez-vous donc qu’il me’en souvienne ? »
« Ton cœur bat-il toujours à mon seul nom ? Toujours vois-tu
Mon âme en rêve ? » – « Non ».
« Ah ! Les beaux jours de bonheur indicible, où nous
Joignions nos bouches ! » – « C’est possible. »
« Qu’il était bleu, le ciel, et grand l’espoir ! »
« L’espoir a fui, vaincu, vers le ciel noir. »
Tels ils marchaient dans les avoines folles,
Et la nuit seule entendit leurs paroles.
Paul Verlaine






