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Archivio di aprile 2009

USA, UE, NATO: PROVE TECNICHE DI AGGRESSIONE

 

Ecco come si preparano le guerre: a poco a poco, approfittando del tempo vuoto fra un’esplosione ed un’altra, fra un caso mediatico ed un altro, negli interstizi della vita sociale, nell’indecisione collettiva, prima che questo tempo vuoto diventi tempo delle armi, tempo morto. La guerra non è solo guerreggiata: è innanzitutto esercitazione, pressione economica, sotterranei accordi diplomatici, controrivoluzione preventiva, educazione al militarismo ed al nazionalismo. La guerra è innanzitutto sondaggio, prova tecnica di aggressione.

Mentre gli Stati Uniti fronteggiano gli anni del loro declino, alle prese con la più grande crisi da quando sono diventati superpotenza mondiale, l’UE è sempre di più il teatro di sperimentazione di politiche antisociali e militariste. Di giorno in giorno vediamo cancellare la memoria storica, smantellare acquisizioni sociali, rendere funzionali tutti gli apparati ad un capitalismo feroce, che a malapena si nasconde dietro un supposto “volto umano” della “civiltà” europea.
È questo quello che ci dimostrano alcune notizie girate in questi giorni, riguardanti alcuni paesi europei ed alcune mosse della NATO, che con questo post vogliamo mettere a disposizione di tutti.

Pensiamo infatti che socializzare notizie, spesso difficili da reperire, mantenere alta l’attenzione, migliori il nostro dibattito, ci restituisca, per piccoli profili, un quadro di insieme più completo. Ci permetta quindi di rafforzarci, di confermare i nostri motivi.
E magari di trasformare la guerra imperialista – a questo punto poco importa se guerreggiata o “soltanto” economica e mediatica – in guerra sociale, in lotta al capitale.

(rocco)

Comunicato sul Primo Maggio

category provincia di torino | lavoro-non-lavoro | comunicati author gioved� 30 aprile, 2009 13:54author by Torino Squatters – Torino Squatters

Torino Squatters

Torino Primo Maggio 2009

SENZA SERVI NE PADRONI

Il l° maggio è una “data simbolo” per i popoli di tutto il mondo, perché a differenza delle altre feste, religiose e non, nasce come esigenza di riscatto . 123 anni or sono, Il primo maggio 1886 quasi quattrocentomila lavoratori scioperarono in tutto il nord america; ottantamila nella sola chicago, che stava diventando una delle maggiori e più combattive concentrazioni operaie. Anarchici e aderenti al movimento riformatore dei knights of Labor parteciparono allo sciopero.
Furono gli avvenimenti di questi giorni ad avere poi un’influenza decisiva sul movimento operaio mondiale: il 2 maggio, le dimostrazioni si ripeterono; il lunedì 3, davanti alla fabbrica mc cormick in sciopero, la polizia uccise alcuni scioperanti; il martedì 4, durante un comizio di protesta per i morti operai, fu lanciata una bomba tra i ranghi dei poliziotti che stavano caricando i presenti, facendo morti e feriti. Otto esponenti anarchici furono arrestati come responsabili del lancio della bomba, mentre veniva scatenata nel paese una vera e propria caccia all’anarchico. Al termine di un processo viziato dal pregiudizio del giudice e della corte, sette di loro furono condannati a morte. L’11 novembre 1887 george engel, adolph fischer, albert parsons e august spies furono impiccati; louis lingg si uccise (o fu ucciso) prima dell’esecuzione gli altri furono risparmiati grazie alla commutazione della condanna in lunghi anni di prigionia. La repressione, isterica nei confronti degli anarchici, investì anche i socialisti e i knights of labor, che con i suoi più di cinquecentomila membri era la maggiore organizzazione operaia del paese. Tutto questo mentre in italia il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei “moti per il pane. Quel giorno si hanno 3 morti a minervino. Manifestazioni a firenze e a sesto fiorentino, dove la polizia spara alla schiena dei lavoratori in fuga provocando 5 morti e 10 feriti e a milano dove i militari, comandati dal generale bava beccaris, reprimono la rivolta sparando sui manifestanti con fucili e cannoni. E oggi ?
L’opulenza sociale, la corruzione borghese, lo sciovinismo sindacale hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio, confinando la giornata ad una scampagnata con fave e salame e qualche concertino. Le nuove forme di schiavitù come il lavoro interinale non permettono una qualsiasi forma di opposizione. Anche perché se 100 anni fa era notevole la richiesta di forza lavoro, oggi nella civiltà post industriale, il lavoratore-schiavo è sempre più un bene sacrificabile sull’altare del profitto. Se nel secolo scorso le ingiustizie sociali determinavano una presa di coscienza da parte delle masse lavoratrici accumunate dallo stesso desiderio di riscatto, oggi la corsa al lavoro fomenta nuove guerre tra poveri: l’odio che dovrebbe essere incanalato verso il lavoro salariato e gli sfruttatori viene indirizzato verso le fasce più povere della popolazione. I migranti in primis che possedendo meno diritti sono più facilmente soggiogabili. Noi anarchici, amanti della vita e della libertà non ci rassegniamo a questa forma di prostituzione spacciata per lavoro. Cerchiamo di non cadere nel tranello del lavoro salariato, mentre auspichiamo la nascita di una società più cosciente e consapevole delle proprie esigenze.
Quindi coltiviamo l’idea di un lavoro inteso come appagamento immediato dei nostri bisogni, sempre in una logica di autogestione e di crescita individuale e non professionale. Volendo eliminare qualunque dimensione gerarchica per un mondo SENZA SERVI NE PADRONI.

Turin squatter

(rocco)

RIFUGIO Le FONTANELLE

La Boscaglia inaugura il 2 Giugno il suo primo rifugio!

rifugio 2 rifugio le fontanelle

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Si raggiunge con una camminata di 20 minuti dalla Burraia, vicino al Passo della Calla, siamo vicino al Monte Falco e al Monte Falterona, sentieri 00, GEA, SOFT, ecc.

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VENITECI A TROVARE!!!
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Donna, omosessuale e di sinistra: Islanda, tutto un altro mondo

autore:
Il Russo
image1:
islanda nuovopremier Donna, omosessuale e di sinistra: Islanda, tutto un altro mondo

La coalizione di sinistra in Islanda ha ottenuto una vittoria storica nelle elezioni legislative anticipate: i socialdemocratici ed i verdi di sinistra hanno ottenuto per la prima volta la maggioranza assoluta con 34 seggi sui 63 del Parlamento. Il partito socialdemocratico ha conquistato il 29,8% dei consensi (20 seggi) mentre gli alleati il 21,7% (14 seggi).
Il partito dell’Indipendenza, all’opposizione dopo 18 anni di governo, ha invece incassato il peggior risultato dal 1944: sulla scia della crisi economica che ha fatto cadere l’esecutivo sull’onda delle proteste di piazza, il partito ha ottenuto il 23,7% (16 seggi). Nel maggio 2007, aveva ottenuto il 36,6% dei voti, contro il 26,8% dei socialdemocratici ed il 14,3% dei verdi di sinistra.

Artefice della vittoria Johanna Sigurdardottir: dichiaratamente omosessuale, madre di due figli nati in un precedente matrimonio, Johanna si è legata con una unione civile nel 2002 alla giornalista e scrittrice Jonina Leosdottir, 54 anni.
Della loro unione si parla anche sul sito ufficiale del governo islandese. Conosciuta per il suo impegno a favore degli anziani, dei disabili e, più in generale, dei bisognosi è stata soprannominata dalla stampa islandese ‘Santa Johanna’.
Islanda, tutto un altro mondo…

(rocco)

Haymarket square: alle origini del primo maggio

Tra una biblioteca e un archivio ci è capitato tra le mani un numero di “Pagine Libertarie”, quindicinale milanese pubblicato dal 1921 al 1923, redatto da Carlo Molaschi, probabilmente uno dei compagni più lucidi nel movimento. Affidiamo alla sua penna la ricostruzione storica delle origini del Primo Maggio. Si noterà nella prima parte dello scritto la sensazione di stare cadendo nell’”abisso”: non a caso il periodico sarà costretto a chiudere meno di un anno più tardi a causa delle vessazioni fasciste.

Frammenti di storia
Le forche di Chicago

E’ bello, oggi che la reazione si abbatte violentemente su di noi, rievocare le più forti pagine della nostra storia. Riandare nel passato quando lo spirito rivoluzionario non si era ancora corrotto nel parlamentarismo, quando la lotta di classe si affermava rigida senza compromessi e senza transazioni, quando gli uomini si votavano alla causa con animo sereno e sicuro. In quei tempi il Primo Maggio non era giornata di festa, ma era giorno di lotta. Oggi questa data ha perso il suo alto significato rivoluzionario ed il suo carattere di minaccia per diventare festa ufficiale… Una festa triste, però, celebrata fra canti sommessi e senza tripudio di bandiere.
Il socialismo si è corrotto attraverso il riformismo. La sua gagliardia di un tempo si è spenta e contro la reazione furibonda che oggi lo investe non sa trovare un impeto di energia decisa, uno slancio di volontà, un attimo di ribellione. Subisce, in attesa che l’uragano passi, nella fallace speranza che il mondo borghese si ricreda delle infamie che commette e che la storia, fatalmente, faccia giustizia di tutto.
Eppure il Primo Maggio è nato da una tragedia. Quattro forche dalle quali pendono i corpi inerti di quattro proletari, si drizzano sulla loro culla e stanno rigide e fosche come atto d’accusa e come richiamo. Intorno a queste forche, vi è tutta una storia di lotte, di patimenti, di dolori, di speranze… Quattro impiccati: quattro martiri nostri caduti serenamente per la buona causa!
L’immenso fragore della bomba di Haymarket, la reazione pazzesca e feroce che ne seguì, la tragedia del processo di Chicago, la condanna inesorabile dei nostri compagni innocenti, non sono fatti che si cancellano. Noi ricordiamo sempre  perché giustizia non venne ancor fatta, perché la storia che passa lascia dietro di sé una scia di rancori e di dolori… Per questo diciamo che fino a quando la classe borghese sarà al potere per noi il Primo Maggio non sarà mai giorno di festa. Lasciamo godere gli altri, coloro che credono di arrivare alla giustizia attraverso la legge, gli incoscienti che s’illudono di poter essere uomini sotto la sferza del padrone che sfrutta e comanda, coloro che sanno adattarsi a tutte le rinunce.
Il Primo Maggio per noi non è giorno di festa; vorremmo fosse giorno di battaglia; vorremmo fosse una data paurosa… Se così non può essere sia almeno un giorno di raccoglimento. E colla mente rievochiamo le pagine della storia passata perché l’eroismo dei nostri precursori sia di sprone e di conforto, ci sollevi dal buio abisso nel quale viviamo ora, e ci porti in alto verso la luce radiosa dell’Idea (…)

Ai primi di maggio del 1886 le masse lavoratrici di Chicago erano in agitazione. Il Congresso delle Unioni Federate, tenuto nell’ottobre dell’anno precedente, aveva stabilito che la giornata di lavoro di otto ore si sarebbe inaugurata il primo maggio 1886, ed i lavoratori di Chicago volevano mantenere fede al deliberato. Non bisogna dimenticare che la stampa andava montando un ambiente ostile ai lavoratori, presagendo tumulti sanguinosi e irreparabili disastri. Industriali e commercianti non nascondevano la loro avversione all’agitazione operaia, e la polizia, ubbidiente agli ordini ricevuti dall’alto, inferociva con ogni sopruso contro tutte le manifestazioni degli scioperanti. Le giornate dell’1, 2 e 3 maggio passarono tra un susseguirsi di comizi e di cortei, sempre dispersi brutalmente dalla polizia. Nel pomeriggio del 3 le operazioni per la tutela dell’ordine pubblico divennero ancora più violente. Nei pressi delle officine Cormick si erano radunate alcune migliaia di operai polacchi e boemi ai quali parlò Augusto Spies direttore d’un giornale rivoluzionario che si pubblicava in Chicago in lingua tedesca.
Mentre l’oratore parlava irruppe sulla folla degli ascoltatori una squadra di poliziotti capitanata dall’ispettore Giovanni Bonfield, noto per il suo spirito reazionario e per la ferocia colla quale maltrattò sempre i sovversivi. Nacque un conflitto furibondo. I poliziotti randellarono i radunati senza pietà e scaricarono le loro armi ferendo una quantità enorme di operai ed uccidendone quattro. L’eccidio sollevò grande indignazione fra i lavoratori, e il giorno seguente, quando lo stesso Bonfield con gli stessi poliziotti tentarono di ripetere la stessa feroce impresa in un altro comizio che si teneva in località Haymarket, un operaio lanciò contro loro una bomba che, scoppiando con fragore immenso proprio in mezzo al gruppo degli assalitori, seminò una strage spaventosa. Più di sessantotto poliziotti rimasero sul terreno o morti o gravemente feriti.
Occhi per occhio, dente per dente!
La reazione che seguì fu terribile. Centinaia e centinaia di persone furono tradotte in carcere, percosse, maltrattate, seviziate in mille modi. Vennero così le “confessioni” e la polizia annunciò di avere scoperto un vasto e terribile complotto anarchico.
Dopo molti giorni di arresti, di perquisizioni, di prepotenze la polizia che promise la rivelazione sensazionale, incapace di scoprire il lanciatore della bomba e impotente a sostenere la tesi del complotto, decise di rilasciare tutti i prigionieri meno quelli che erano stati strettamente legati all’agitazione operaia per le otto ore, e su questi imbastì il processo. Così Augusto Spies, Michele Schwab, Adolfo Fischer, Luigi Lingg, Samuele Fielden, Giorgio Engel, Oscar Neebe e Alberto Parsons – quest’ultimo latitante, ma presentatosi poco dopo per subire il giudizio perché sicuro della sua innocenza – vennero denunciati e processati come responsabili del lancio della bomba di Haymarket.
Siccome la borghesia nord-americana voleva ad ogni costo che contro gli imputati e i loro difensori si procedesse con severità inaudita, si trovò il modo di montare il processo nel modo più scandaloso. Il processo durò otto settimane e mentre nell’aula della giustizia gli imputati e i loro difensori battagliavano contro il presidente che conduceva il processo in modo troppo ostile agli imputati e contro la giuria che non aveva nascosto che a priori aveva già deciso un verdetto d’implacabile condanna, fuori dall’aula la stampa lavorava conducendo una formidabile campagna anti-anarchica. Fu perfino iniziata una pubblica sottoscrizione che salì a 100 m.la dollari per compensare i giurati che dovevano pronunciare!
Ed il verdetto rispose alle esigenze della borghesia: sette imputati vennero condannati al capestro e uno solo, il Neebe, venne condannato a quindici anni di carcere.

Dal giorno della condanna a quello dell’esecuzione passarono quattordici mesi, durante i quali gli avvocati continuarono la battaglia legale attraverso tutti i ricorsi giuridici sino alla Suprema Corte degli Stati Uniti, mentre una forte corrente di lavoratori coll’ausilio di parecchi intellettuali tentò di creare una forte agitazione in favore dei condannati. Ma tutto fu vano, ed il 10 novembre l’autorità giudiziaria notificò ai condannati che l’esecuzione della sentenza era segnata pel giorno successivo.
Non rimaneva che la domanda di grazia al governatore, ma la domanda, per essere presa in considerazione, doveva recare la firma dei condannati. Spies, Fielden e Schwab firmarono; gli altri si rifiutarono, e si rifiutarono con tale dignità, con tanto coraggio, con tanta serenità che stupirono tutto il mondo.
Così la tragedia precipitò: Lingg si suicidò il mattino del 10 novembre facendosi esplodere in bocca una cartuccia di dinamite che la sua amante gli aveva recato il mattino stesso nel cesto delle vivande, Fielden e Schwab ebbero accolta la loro domanda di grazia e la loro pena venne mutata nel carcere a vita. Parsons, Spies, Fischer e Engel salirono coraggiosamente il patibolo (…).

Carlo Molaschi

(Riassunto dal libro “I Martiri di Chicago” di A. Molinari), “Pagine Libertarie”, Milano, a. II n. 6, I Maggio 1922.

(rocco)

DAL MANICOMIO AL GREMBO SOCIALE – MARIA ROSARIA D’ORONZO

13° Convegno Nazionale di Globalità dei Linguaggi

Integrazione, Intercultura, Interdisciplina

Portando il saluto di Giorgio Antonucci al Convegno, Maria Rosaria D’Oronzo, psicologa e sua collaboratrice, testimonia la necessità di proseguire sulla strada tracciata dalle esperienze da lui condotte dagli anni sessanta con Franco Basaglia a Gorizia e Udine e fino ad oggi. Un percorso di integrazione, tutt’altro che concluso, per i diritti della persona contro la psichiatria coercitiva.

Ho conosciuto il dott. Giorgio Antonucci nel reparto Autogestito d’Imola nel’92 dove ho fatto un lavoro di ricerca per l’Università di Padova. Era un reparto aperto (negli anni settanta in Italia e in Europa si cercava di superare il manicomio, cosa che ora non si fa più). Reparto aperto non significa solo che le persone etichettate, classificate, denunciate come “matte” possono uscire dal manicomio, ma significa anche che la società può entrare nell’istituzione psichiatrica.

Per me è stato un periodo di formazione molto ricco perchè l’autogestito d’Imola, grazie agli interessi molteplici del dott. Antonucci, ha richiamato artisti e intellettuali da tutto il mondo, anche dal Giappone e poi da tutta Italia, e io che ero lì, ho potuto godere di tutto ciò.

Questo cambiamento culturale, che ha interessato la “rivoluzione psichiatrica” degli anni sessanta, settanta e ottanta, ora è soltanto un ricordo e le indicazioni di quegli anni stanno diventando ormai lettera morta. Oggi stiamo vivendo una regressione culturale allarmante, anche per la scandalosa ignoranza che investe il mondo psichiatrico.

Ogni psicologo sa che il benessere psicologico ha il suo fulcro nella scelta, in altre parole: noi siamo perchè scegliamo. La capacità della scelta è diversa da persona a persona rispetto al suo mondo, alla sua cultura e al suo ambiente.

Conoscere qualcuno a livello psicologico significa innanzitutto interrogarsi sulle sue contraddizionni e sul suo mondo. Le relazioni, i rapporti, i linguaggi, le discussioni aumentano le nostre possibilità di scelta. Il nostro compito è accrescere le possibilità e i punti di vista. L’angoscia è il segnale che non percepiamo molte possibilità di vita. La sofferenza interiore è la condizione in cui si trova una persona che non ha spazi reali per vivere e si rifugia nella fantasia. Chi vive o ha sofferto di malessere psichico deve poter trovare uno scopo per vivere in modo da tornare ad essere come gli altri. Privare le persone della libertà oltre che ingiusto è dannoso. La libertà non la intendiamo come mancanza di costrizione ma come opportunità di scelta e come arricchimento dei punti di vista. E’ inaccettabile che la psichiatria dica dove il paziente debba o non debba andare. Il manicomio, la casa di cura, la comunità terapeutica sono fondati sul fatto che alcune persone sono prese con la forza e messe da parte perchè non hanno “il bene della ragione”. La psichiatria dovrebbe migliorare le condizioni psicologiche delle persone e crede di poterlo fare con l’elettrochoc, con i letti di contenzione, con gli psicofarmaci, con i trattamenti sanitari obbligatori e col ricatto.

Il concetto di “malattia mentale” conferma l’idea che una persona sia “difettosa” a prescindere dalla creatività individuale e, spesso, dalle stesse abitudini socio-culturali. Voglio portare un esempio. Josephine, una donna nigeriana di cinquantacinque anni che vive a Bologna, due anni fa era preoccupata per la sua famiglia, in Africa, e per la sua mamma molto anziana; per questo ha cominciato a pregare di notte come si fa nella sua tribù, con balli, canti e offerte di cibo. Il suo uomo ( un bolognese che si è presentato a me come il “suo benefattore”) era preoccupato perchè la donna non dormiva più e consumava le sue energie nei balli notturni. La sua preoccupazione lo ha spinto a rivolgersi al centro d’igiene mentale e ne ha parlato con la psichiatra la quale il giorno dopo è andata a casa dei due con quattro robusti infermieri. Josephine alla vista di queste persone ha offerto loro il caffè e loro le hanno detto che non volevano il caffè, ma volevano farle un’iniezione perchè lei non dormiva più la notte. Josephine ha detto loro che non dormiva solo perchè doveva pregare per la sua mamma. Il suo uomo (diciamo “il benefattore”), aveva un accordo con Josephine: lei avrebbe smesso di lavorare per occuparsi della casa e di lui. L’uomo non voleva pagarle il biglietto d’aereo per il suo Paese d’origine perchè temeva che non sarebbe più tornata a Bologna. Josephine è stata portata via dalla sua casa di Bologna dai quattro infermieri, con due vigli urbani e un’auto della polizia, e sbattuta in manicomio. Tutto questo è accaduto perchè le convinzioni sociali non permettono ad un bolognese di capire che si possa pregare anche al di fuori delle funzioni delle chiese di S.Vitale o di S.Petronio.

La psichiatria, la psicologia si occupano di contraddizioni, che possono essere individuali ma che coinvolgono necessariamente la sfera sociale. I problemi psicologici, le difficoltà di convivenza e di comunicazione riguardano tutti e non solo una minoranza di persone giudicate arbitrariamente come “individualità difettose”. Il nostro intervento è di aiutare a capire in profondità che non c’è un essere vivente difettoso, un mostro o un malato, ma un uomo indipendente che deve poter far tesoro delle sue esperienze positive e negative per scegliere, finalmente, secondo i suoi desideri, le sue inclinazioni, nel rispetto di se stesso e degli altri senza paura e senza concessioni ai pregiudizi.

(rocco)

Bimbo rom? A scuola senza mangiare!

A Pessano con Bornago, circa 8000 anime, provincia milanese, il pasto a scuola a 22 bambini figli di rom ed immigrati hanno deciso di non servirlo, i genitori non pagano, i figli non mangiano, conferma con lucido candore il sindaco Giuseppe Caridi. Le maestre offrono il loro pasto e protestano inascoltate. Ognuno di voi s’immagina la scena, gli altri mangiano, loro no. Otto ore a scuola può stare un bambino senza mangiare? Qualcuno ce la fa a guardarli mentre questo accade? Questo favorisce l’integrazione? Non è questa la scuola che vogliamo, non è la nostra scuola
invia una mail al sindaco Caridi
infoweb@comune.pessanoconbornago.mi.it
oppure via telefono 02959671 per il Sindaco, oppure 02-959697204/224 Ufficio istruzione comunale.
Tempestiamoli

 

Ecco una prima parte del Piano di Rinascita della Loggia P2, che forma la base del programma di governo di Berlusconi. Questo piano piuttosto dettagliato è stato scritto da Licio Gelli tra il 1975-76, e contiene quindi riferimenti alla situazione politica del tempo. Molto di esso è già stato messo in pratica e per alcuni versi anche superato. Il resto è da venire. Infatti è veramente ingenuo pensare che si potesse sciogliere per decreto una loggia che era già nata per essere segreta.

In teoria si tratta del disegno di un regime di tipo autoritario e vastamente clientelare, ossia una dittatura non dichiarata di maneggioni, basata sul controllo dei mass media, della magistratura, dei sindacati, ecc.

Il Piano descrive i passi necessari per raggiungere l’obiettivo di un irrigidimento sostanziale e duraturo della società italiana quale essa era ed è, verso un regime che ha da un lato il sapore agrodolce da idillio di molti film anni ’50-60 e dall’altro quello molto più vero e amaro di un incubo totalitario, dove tutti lavorano per la gioia del padrone e nessuno protesta. La complessità e il conflitto sociale vengono eliminati, quando ci va bene, a forza di manipolazione, martellamento mediatico e falsificazione culturale e storica, a forza di botte o peggio negli altri casi.

Il mezzo per raggiungere questi scopi è l’infiltrazione massiccia degli apparati istituzionali, la corruzione su grande scala ( o “sollecitazione”, come viene chiamata) di tutti coloro che sono in posizione di decidere qualcosa, e il totale disprezzo per tutti gli altri.

Purtroppo assomiglia molto all’assetto che si sta delineando in Italia oggi.

Una società di morti viventi a cui chiunque abbia qualcosa in testa non può che desiderare di ribellarsi e/o sfuggire.

Ecco una prima tranche:

 

PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA

Premessa

  1. L’aggettivo “democratico” sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente o intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema.

  2. Il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori.

  3. Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti – anche alternativi – di attuazione, e infine nella elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine.

  4. Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione – successivi al restauro del libero gioco delle istituzioni fondamentali – che, senza intaccarne l’armonico disegno originario, le consentano di funzionare per garantire alla nazione e ai suoi cittadini libertà e progresso civile in un contesto interno e internazionale ormai molto diverso da quello del 1946.

 

Obiettivi

  1. Nell’ordine vanno indicati:

  1. i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC e al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale);

  2. la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Il Giorno, Giornale, La Stampa, Resto del Carlino, Il Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia, per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La Rai-Tv non va dimenticata;

  3. i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;

  4. il Governo, che va ristrutturato nella organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da proporre ai singoli dicasteri;

  5. la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;

  6. il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione sui partiti politici, la stampa e i sindacati.

 

  1. Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili, sul piano della manovra di tipo economico-finanziario. La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere agli uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave del loro controllo.

Governo, magistratura e parlamento rappresentano invece obiettivi successivi, accedibili soltanto dopo il buon esito della prima operazione, anche se le due fasi sono necessariamente destinate a subire intersezioni e interferenze reciproche, come si vedrà in dettaglio in sede di elaborazione dei procedimenti.

 

  1. Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.

Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

 

(Mme de Renal)

 

Per un manifesto anarcofemminista

(da Umanità Nova n. 9 – 8 marzo 2009)

 

In tutto il mondo, la maggior parte delle donne non ha alcun diritto di decidere riguardo importanti questioni che toccano la loro vita. Le donne subiscono oppressioni di due tipi: l’oppressione generale delle persone e il sessismo – ossia l’oppressione e la discriminazione a causa del sesso.

Ci sono cinque diverse forme di oppressione:

  • Oppressione ideologica, inculcata da alcune tradizioni culturali, da religioni, pubblicità e propaganda. Vengono manipolati i concetti e si fa leva sui sentimenti e sulla suscettibilità delle donne. Punta sulle diffusissime attitudini patriarcali e autoritarie e sulla mentalità capitalistica.

  • Oppressione dello stato, forma gerarchica di organizzazione che prevede il comando da parte dei vertici delle linee inferiori nella maggior parte delle relazioni interpersonali, anche nella cosiddetta vita privata.

  • Sfruttamento e repressione economica, come consumatrice e lavoratrice sia a casa che fuori, in quell’attività salariata chiamata lavoro delle donne.

  • Violenza, sia a livello societario sia a livello personale – indiretta quando è coercitiva per mancanza di alternative e diretta nella sfera fisica.

  • Mancanza di organizzazione, tirannia della strutturazione che annienta la responsabilità e crea debolezza e inattività.

Questi fattori interagiscono e contribuiscono simultaneamente a sostenersi a vicenda all’interno di un circolo vizioso. Non esiste panacea per rompere il circolo, ma non è indistruttibile.

L’anarcofemminismo è una questione di coscienza. Una coscienza che pone dei guardiani a vegliare sul proprio lavoro. I principi per una società libertaria sono perfettamente chiari a ognuno di noi.

Anarcofemminismo significa indipendenza della donne e libertà su una base paritaria con l’uomo. Un’organizzazione sociale e una vita sociale dove non esistono superiori e inferiori e dove tutti sono coordinati, siano uomini o donne. Questo vale sia per tutti i livelli della vita sociale che per la vita privata.

L’anarcofemminismo implica che le donne stesse decidano e abbiano cura delle loro questioni personali, individualmente in quelle private, e assieme alle altre donne in quelle che riguardano diverse donne. In casi che riguardano entrambi i sessi essenzialmente e concretamente uomini e donne devono poter decidere equamente.

Le donne devono poter decidere per il loro corpo, per tutto ciò che concerne la contraccezione e la gravidanza.

Bisogna combattere individualmente e collettivamente contro la dominazione maschile, le attitudini di proprietà e controllo sulle donne, contro le leggi repressive e per l’indipendenza e autonomia economica e sociale delle donne. I centri di crisi, i centri di ricovero giornaliero, i gruppi di studio e discussione, le attività culturali delle donne devono essere stabiliti e fatti funzionare sotto la direzione delle donne.

Il tradizionale nucleo familiare patriarcale deve essere sostituito da libere associazioni tra uomini e donne sulla base di uguali diritti di decisione per entrambe le parti e nel rispetto dell’autonomia e dell’integrità individuale.

Gli stereotipi sessuali nell’educazione, nei media e nei luoghi di lavoro devono essere aboliti. La condivisione radicale del lavoro tra i sessi nel lavoro quotidiano, nella vita domestica e nell’educazione è un metodo giusto.

Le strutture di lavoro devono essere radicalmente cambiate, con l’aumento del lavoro part-time e con piani di cooperazione lavorativa sia a casa sia nella società. La differenza tra il lavoro dell’uomo e quello della donna deve essere abolita. La crescita e la cura dei bambini deve riguardare sia gli uomini che le donne.

Il potere femminile e i primi ministri donne non vogliono né occuparsi di tutte le donne né abolire l’oppressione. Il marxismo e il femminismo borghese stanno fuorviando la lotta per la liberazione delle donne. Per la maggior parte delle donne non esiste femminismo senza anarchismo. In altre parole, l’anarcofemminismo non ha niente a che vedere col potere femminile o i primi ministri donne, ma corrisponde all’organizzazione senza potere e senza primi ministri.

La duplice oppressione delle donne richiede una duplice lotta e una duplice organizzazione: da un lato le federazioni femministe, dall’altro le organizzazioni anarchiste. Le anarcofemministe formano un congiungimento di queste due organizzazioni.

Un serio anarchismo deve essere anche femminista, al contrario risulta essere soltanto un mezzo-anarchismo patriarcale e quindi non un vero anarchismo. È l’impronta anarcofemminista ad assicurare la caratteristica femminista all’anarchismo. Non esiste anarchismo senza femminismo.

Un punto essenziale dell’anarcofemminismo è che i cambiamenti devono iniziare oggi, non domani o dopo la rivoluzione. La rivoluzione deve essere permanente. Dobbiamo cominciare oggi per abbattere l’oppressione nella vita quotidiana.

Dobbiamo decidere autonomamente senza delegare a nessun leader il diritto di decidere cosa ci auguriamo e cosa vogliamo fare: dobbiamo prendere le decisioni da sole quando riguardano la sfera personale, insieme alle altre donne quando si tratta di questioni prettamente femminili, e infine assieme agli uomini quando toccano argomenti comuni.

(Licia)

Hugo Valdes è il cordinatore della cooperativa Sin Fronteras, in Costa Rica. Da un opuscolo Baule Volante-ICEA (Istituto di Certificazione Etica e Ambientale).

 

I sostenitori degli OGM dicono che i prodotti geneticamente modificati potrebbero risolvere il problema della fame nel mondo. Lei cosa ne pensa?

Questo non è assolutamente vero! È la stessa pretesa della cosiddetta rivoluzione verde di 50 anni fa, che propagandava l’utilizzo di un pacchetto tecnologico con l’uso di pesticidi in agricoltura. Nonostante l’enorme aumento della produzione di alimenti che si è ottenuto negli ultimi 40 anni, oggi c’è più fame di una volta.

Il problema della fame nel mondo è oggigiorno più un problema di distribuzione di alimenti che un problema produttivo.

E in questi giorni la questione si va aggravando per l’uso di alimenti per la produzione del biodiesel. Fino a poco tempo fa il mondo spartiva la produzione di alimenti con gli animali, oggi anche con le auto!

 

Cosa sarebbe allora più necessario per sostenere l’agricoltura e l’economia del suo paese?

Io direi che la cosa di cui abbiamo meno bisogno sono i prodotti OGM.

Abbiamo bisogno di un sistema di produzione flessibile e adatto alle condizioni ambientali di ogni paese, rilanciando la ricerca in agricoltura.

Il Sud del mondo non ha il denaro necessario né per le macchine, né per la chimica, né per le sementi ibride OGM che vanno riacquistate per ogni raccolto.

 

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