Alle ore 18:30
In collaborazione con l’Associazione Anarres (Laboratorio di Scambio e Mutuo Appoggio) presso la sede di Anarres Via Garibaldi 611 Conscenti, Ne (100 mt prima del comune di Ne a sinistra venendo da Chiavari)
domenica 25 luglio 2010
Dalle ore 21.oo presso l’area verde S. Pertini
a Conscenti
CONCERTO DELLA ROCK BAND ‘70
NORTH POLE
INGRESSO LIBERO- Proponiamo di portare con sè cibo da condividere per la cena
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E’ aperto il nuovo spazio dell’Associazione Anarres a Conscenti, presso i locali dell’ex-alimentari Brignardello in Via Garibaldi 611. Questa settimana sarà aperto
Martedi ore 17 -20 Distribuzione gratuita di abbigliamento e oggetti vari; adesioni al gruppo di acquisto alimenti e ai lavori di mutuo appoggio; consultazione libri e opuscoli.
Giovedi ore 17 – 19 Corso di Inglese Intermedio (gratis) più tutto come il martedi.
Sabato dalle 15.30 – distribuzione alimenti e adesioni gruppo di acquisto, ecc. ecc.
Oppure vieni solo a trovarci per un gotto o una tisana, e due chiacchiere.
Sono cominciati i lavori di mutuo appoggio in campagna. Se vuoi
partecipare ai gruppi di lavoro con condivisione di fatica, cibo e
socialità contatta l’associazione Anarres a Conscenti.
clicca sull’immagine per il comunicato dell’Associazione Anarres
Abbiamo aperto questo posto con l’intento di instaurare pratiche di mutuo appoggio, scambio e distribuzione di materiali, cinema, attività sportive, musicali, informative e di approfondimento, corsi di lingue, artigianato e argomenti vari.
Ci siamo dotati di un posto a Conscenti per essere più a contatto con gli abitanti e per sperimentare e condividere contenuti e pratiche anche immediatamente tangibili: la messa in comune di conoscenze e attrezzature, l’aiuto pratico nei diversi lavori della campagna, il tentativo di dar vita a una discussione collettiva su quanto accade in valle e non solo; la creazione di un gruppo di acquisto per l’approviggionamento di cereali, riso, legumi, ecc.; la distribuzione delle eccedenze di abbigliamento e oggetti vari, per riuscire pian piano ad emanciparci dal sistema di consumo prevalente, almeno per i bisogni più stringenti come mangiare, vestirsi, ecc. ma anche uno spazio per la condivisione di saperi e l’organizzazione di attività e corsi, il tutto non a scopo di lucro ma di arricchimento personale e alternativa concreta a ciò che viene quotidianamente imposto.
Non è quindi semplicemente un magazzinoe nemmeno un negozio, ma uno spazio aperto alle persone, alle idee, pratiche e contenuti che vengono dall’esterno, da quanti vorranno avvicinarsi e partecipare all’esperienza.
Ass. Anarres – Ne
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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Bertold Brecht
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Il ponte della variante settembrin è stato inaugurato sabato. Finora non siamo riusciti a trovare una, diciamo una, persona a cui piaccia. Se ci sei batti un colpo, ovvero se ti piace il ponte faccelo sapere (esclusi gli architetti, gli amministratori pubblici e i loro parenti prossimi). Questo perchè pare che ne vogliano costruire altri due…
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Ultime riflessioni sui cavalli del Biscia.
Questa mattina (domenica) un gruppo di individui della Val Graveglia si è recato al Biscia, per vedere un po’ di persona la situazione. Il recinto recentemente costruito per metterci i cavalli era aperto, e vuoto. C’era un cartello con su scritto Vietato dare cibo e vietato l’accesso. Il suolo del recinto è ormai un mare di bratta, a causa della pioggia e dei 9 cavalli che ci sono stati rinchiusi per circa due settimane. C’erano dei teloni, probabilmente messi allo scopo di coprire il cibo, ma erano stati mezzi divelti dal vento. Non c’è una baracca dove queste bestie si possano riparare dal freddo.
Pare che i cavalli del Biscia siano circa una trentina, divisi in due-tre gruppi. Si sono sentiti altri numeri, ma sono esagerati. Abbiamo sentito dire che vogliono mettere tutti questi cavalli insieme, con due o tre stalloni selvatici, in un recinto così piccolo e inadeguato, e tenerceli per 90 giorni, in inverno, in attesa che vengano microchippati e/o che il “proprietario” si faccia vivo a reclamarli. Questo ci sembra francamente una roba da matti.
Diciamo “abbiamo sentito dire” perché in questa vicenda effettivamente non si riesce a capirci molto, date le notizie contraddittorie che si sentono da tutte le parti.
Per esempio, riguardo alla destinazione di questi cavalli una volta catturati, nel corso delle ultime settimane abbiamo sentito dire che:
- Saranno dati a degli allevatori di Montoggio (per farne che, non si sa).
- Saranno messi all’asta.
- Saranno mandati al macello.
- Saranno dati in adozione.
- Saranno lasciati liberi nel Parco dell’Aveto.
- Saranno dati ad un amante dei cavalli residente a Rezzoaglio o S. Stefano, che li terrebbe nei suoi terreni.
- Rimarranno sul Biscia e saranno adottati a distanza da amanti dei cavalli.
Questa mattina, sul Secolo XIX, abbiamo letto che i cavalli, una volta catturati e registrati, saranno trasferiti in certe zone del Piemonte, Emilia e Toscana, dove potranno vivere allo stato brado. Scusate se ci sentiamo confusi.
Ma ci sono anche tante altre cose che non si capiscono bene. Per esempio perché si è sentito dire per mesi che esisteva un protocollo con la Regione, mentre oggi leggiamo che il protocollo non è ancora stato firmato. I cavalli però sono già stati catturati. Da chi e in base a che cosa? Si può leggere questo protocollo? Ci sono delle delibere in Comune che si possano leggere?
C’è poi il problema del “proprietario”. Posto che ci sia, e qualcuno afferma persino di conoscerlo, è probabile che, se non si è mai fatto vivo prima, non si farà vivo adesso, quando potrebbe vedersi presentare numerose richieste di risarcimento danni. (A proposito, questi danni sono stati valutati e quantificati? I proprietari sono stati risarciti?) Comunque, visto che questo proprietario sembra non interessarsene, possiamo anche pensare di fare come se non ci fosse. Questo significa che i cavalli diventano del Comune? No, infatti il giornale dice che il Comune, dopo che i 9 cavalli catturati sono stati apparentemente “liberati”, farà denuncia solo per il danneggiamento del recinto, e non per furto di cavalli.
E qui arriviamo al punto. Se i cavalli non sono più del loro proprietario originale, ma non sono neppure del Comune, di chi sono? Di nessuno, rispondiamo noi, sono di loro stessi e di tutta la Valle.
Quindi non si capisce perché debba essere il comune a decidere di un problema che interessa a tanta altra gente, e perché solo alcune associazioni siano state coinvolte. Pensiamo che tutti coloro che hanno a cuore questo problema dovrebbero poter esprimere la propria opinione e trovare insieme una soluzione che vada incontro ai residenti, ma anche soprattutto a chi non ha voce, i cavalli.
Poiché questo sembra improbabile nel comune di Ne al momento, e che ancora oggi non si riesce a capire chiaramente cosa succede, usiamo questo mezzo per dire che secondo noi:
- Questi cavalli dovrebbero rimanere liberi sul Biscia, quali animali selvatici come ce n’è sempre stato nei secoli dei secoli amen.
- Se ci sono soldi a disposizione, usarli per risarcire i danni già arrecati e impedirne di nuovi. A questo scopo…
- Costruire uno-due ricoveri dove portare del cibo nei mesi invernali. Si tratta solo di pochi mesi all’anno.
- Recintare i terreni di Arzeno dove scendono i cavalli.
- Se gli abitanti di Arzeno rifiutano i recinti (non ci è chiaro il motivo, ma comunque non gli si può recintare i terreni a forza), si può costruire una recinzione più in alto.
- Alternativamente si potrebbe usare/ampliare il recinto delle mucche dalla parte del Porcile/Statale.
Noi abbiamo deciso di muoverci da soli in questa direzione. Se qualcuno ha bisogno di aiuto (chiaramente gratis) per recintare i propri orti, o ci può mettere a disposizione un terreno, anche in affitto, in zona dove possiamo costruire un dispensatore di cibo per i cavalli, ci può contattare di persona o presso questo sito internet.
Una della Valle
P.S. Tutta questa faccenda forse può farci riflettere che, la prossima volta che sorge un problema in valle (ma ce ne sono già tanti!), si potrebbe mettersi assieme e cercare di risolverlo con le proprie forze, coinvolgendo il comune solo dove strettamente necessario, invece di delegare sempre agli amministratori locali la soluzione di problemi che riguardano tutti e poi lamentarsi se lo hanno gestito male.
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SULLA QUESTIONE DEI CAVALLI DEL BISCIA…
Tagli le reti e i cavalli… ridono
Il passo del Biscia è un altopiano un tempo terra di pascoli e alpeggi, oggi perlopiu’ abbandonato a turisti domenicali per i quali c’e’ chi prevede l’installazione di aiuole attrezzate stile autostrada per non poggiare il culo sull’erba umida di piscia di cavallo. Abitanti del biscia risultano essere proprio gli equini, approdati lì per comodita’ di proprietari che videro di buon occhio l’idea di averli bradi senza accollarsi gli oneri del mantenimento, andando di tanto in tanto a prendersi i puledri. Si sa che i cavalli amano scorrazzare per le vallate e sono refrattari ad un contatto con il (losco) bipede addomesticatore. Amanti delle castagne, ogni tanto hanno razziato i cavoli dei vicini, suscitando l’ostilita’ degli abitanti dei paesi limitrofi, Arzeno in testa, uno dei paesi piu’colpiti.
Da un po’di tempo le pressioni per risolvere quello che e’diventato un problema hanno portato ad organizzare battute di cattura e molto probabilmente abbattimento – che hanno avuto fino alla scorsa settimana esito negativo: riuscivano a spuntarla i cavalli del Biscia, e a sfuggire alle grinfie dei Tex di turno. Ma in questi giorni qualcosa e’cambiato, in fretta e furia e’ stato montato un super recinto anti sfondamento, i cavalli sospinti e chiusi dentri in attesa di … abbattimento? Adozione? Queste sono le uniche ipotesi che comune, provincia, parco e regione sono riuscite a partorire.
Il sottosegretario alla salute prima di questa cattura si e’ opposto all’abbattimento, proponendo l’adozione e comunque il mantenimento di una parte selvatica come gia’ avviene in Piemonte, in Maremma, in Sardegna… praticamente ovunque vi siano le condizioni di pascoli ampi.
Altre associazioni locali si sono proposte per l’adozione: risulta piu’semplice privare della liberta’ i cavalli del Biscia sparpagliandoli in box, stalle e piccoli recinti piuttosto che intervenire proteggendo gli orti e costruendo dispensatori di cibo per il periodo nevoso per rendere possibile la convivenza.
Dal punto di vista economico quella degli equini e’ una vicenda di poco conto. Se strade e ponti che sono un insulto al paesaggio e al buon senso consentono la ridistribuzione in poche tasche di commesse milionarie favorendo il business – a partire da chi sventra le montagne per la sabbia e ghiaia dell’industria del cemento fino ad arrivare ai Renzo Piano di turno -, i recinti degli orti degli abitanti di Arzeno finanziati in parte dalla comunita’europea sono un affare ben misero. Sappiamo bene che il denaro non è ‘il problema, e che quando serve lo si trova sempre… come testimoniano gli 80.000 euro annui dati dagli enti locali alle parrocchie di Ne, quando esiste il piagnisteo generalizzato sulla costante mancanza di fondi per qualsiasi altra esigenza.
Questi cavalli ora di fatto sono liberi.
Difendiamo la loro libertà attuando soluzioni che nulla hanno a che spartire con la logica del profitto, dela colonizzazione e del controllo.
Sabato 5 dicembre 2009 alle ore 15.30 si terrà a Conscenti presso il Ristorante Castigiun un’assemblea tra tutti quelli interessati ad affrontare e risolvere il problema nel modo migliore, anche per i cavalli.
Invitiamo espressamente gli amministratori attuali, passati e futuri della vallata ad essere presenti al dibattito, per dare concretezza a quella “democrazia partecipata” che tanto alberga nei loro cuori.
Alcuni abitanti della valle
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Eccolo, è lui, l’Ecomostro! Indovina dove si trova:
1) A Kuala Lumpur (Malesia)
2) Sul fiume Potomac (USA)
3) All’imbocco della Val Graveglia, valle dalla “natura incontaminata” (che coraggio!)

Pare che sia costato più di DUE MILIONI DI EURO. Se ti fa schifo, fallo sapere a chi l’ha costruito e a chi l’ha permesso.
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Pubblichiamo il volantino distribuito a Conscenti sabato 17 ottobre durante la mostra sui fitofarmaci:
Siamo un gruppo di individui che vivono in Val Graveglia e dintorni. Siamo stati spinti a metterci insieme dall’insoddisfazione che proviamo per la frantumazione dei contatti sociali che non siano legati alla famiglia, al bar, ecc.
Facciamo fatica ad accettare l’assenza di comunicazione tra le persone per quel che riguarda i problemi reali della valle, tranne che nei periodici rituali della propaganda elettorale. Rifiutiamo la logica della delega e vogliamo prendere parte attiva a ciò che ci succede intorno, convinti che in un territorio limitato per estensione e numero di abitanti come Ne, sarebbe possibile partecipare direttamente alle decisioni che ci riguardano, invece di subirle sempre calate dall’alto, senza che si capisca bene chi ha chiesto cosa a chi e a che scopo (vedi telecamere a Conscenti o il nuovo assurdo ponte della variante Settembrin).
Abbiamo cominciato a vederci e a discutere dei temi che ci stanno a cuore (la salvaguardia dell’ambiente, i rifiuti, l’agricoltura…) per poi passare a delle pratiche di collaborazione e mutuo appoggio, allo scopo di superare alcuni problemi comuni a chi vive in campagna, quando il lavoro è tanto e le braccia sono poche, come per esempio fare legna o tagliare l’erba.
Abbiamo deciso di fare un’iniziativa sui fitofarmaci perché ci siamo resi conto che la loro diffusione è strettamente legata alla perdita dei legami sociali nelle campagne, alla mancanza di tempo per prendersi cura dei terreni, alla dispersione dei contadini nelle città e in attività diverse dall’agricoltura. i diserbanti, per esempio, sono una scelta di comodo ma talvolta apparentemente obbligata quando si resta da soli nelle frazioni e non si sa come fare a compiere tutto il lavoro che un tempo era condiviso da più persone. Tuttavia questa scelta causa grossi problemi a lungo termine, rendendo i terreni sempre meno produttivi, per cui hanno bisogno di maggiori quantità di fertilizzanti, innescando un circolo vizioso in cui l’ambiente e le persone sono i perdenti, mentre guadagnano solo le multinazionali agro-chimiche che si godono i frutti della sempre maggior dipendenza dei contadini dai loro prodotti.
Crediamo che il ritorno a pratiche di collaborazione attiva nel lavoro possa aiutare ad ovviare i problemi di isolamento e mancanza di tempo che le persone rimaste ad abitare in campagna devono affrontare. Nel frattempo, com’è successo a noi, si socializza, ci si scambia idee, opinioni, conoscenze e impressioni, e si finisce anche per parlare non solo di pratiche agricole, ma anche di altre questioni che ci toccano da vicino e che quasi sempre vengono lasciate ad altri più o meno interessati, l’asilo e la scuola, per esempio, o la tutela del territorio, le cave, i camion che solcano la valle tutto il giorno…
Chi fosse interessato a partecipare alle giornate di lavoro e convivialità ci può contattare di persona per ulteriori dettagli.
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Fiera delle autoproduzioni
giovedì 22 ottobre 2009

Leggi tutto…
Noi Italiani ci vantiamo di avere una grande “cultura del cibo”. In ogni trasmissione televisiva ci infilano un cuoco che decanta le meraviglie della cucina italiana, nutrizionisti che raccomandano di mangiare frutta e verdura perchè aiutano a prevenire il cancro.
Ma quando mangiamo una pizza o le zucchine ripiene, o ci pappiamo due spaghi con i pomodorini ciliegia che sono tanto buoni, sappiamo davvero che cosa stiamo mangiando? Cosa arriva sulle nostre tavole è un grosso affare per il business agro-alimentare e per la pubblicità, ma è soprattutto un affare che riguarda noi stessi, la nostra salute e la salute dell’ambiente. Che storia c’è dietro il cibo, e soprattutto, che tipo di agricoltura produce quello che finisce nella nostra pancia (e non solo!)?
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Dire che non ci aspettavamo tanto è dire poco: il nuovo ponte della variante di Settembrin lascia letteralmente a bocca aperta.
Del resto la vocazione turistica del Comune di Ne non poteva che essere rinforzata da un’opera così , così..così…incredibile, ecco. Sicuramente i già numerosi visitatori della valle non potranno che aumentare richiamati da siffatta opera ingegneristica! Da rimanerci secchi!
Noi di Betumea, grati per le sempre nuove idee e moderne installazioni che l’amministrazione comunale realizza in Valle, desideriamo appportare il nostro contributo al miglioramento dell’opera (il ponte dell’Amaretto) insieme ai concittadini della Val Graveglia, proponendo un sondaggio sul ponte medesimo.
Immigrati pestati:
Video dal Centro di Identificazione e di Espulsione di Gradisca d’Isonzo
http://www.youtube.com/watch?v=YxAi65bgheA&feature=player_embedded
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G20, Pittsburgh: scontri
Scontri fra la polizia e gli anarchici Scontri fra la polizia e gli studenti
Scontri al summit dei G20 a Pittsburgh (USA) con numerosi arresti. Ulteriori informazioni http://indypgh.org – Pittsburgh indymedia
“Il controllo sociale spacciato per terapia psichiatrica offre illimitate possibilità alla tirannia”
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Noi sappiamo che la Terra non appartiene all’uomo,
è l’uomo che appartiene alla Terra. Questo sappiamo.
Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia.
Tutto è connesso. Quello che accade alla Terra accade ai figli della Terra.
L’uomo non ha tessuto la trama della vita, in essa egli non è che un filo.
Qualsiasi cosa egli faccia alla trama, la fa a se stesso.
Dalla risposta del Capo Indiano Seattle
al presidente degli Stati Uniti nel 1854
(rocco)
RU 486: Le Streghe son tornate
Inserito da Anonimo il Dom, 02/08/2009 – 18:01
autore:
Aldo Vincent
image1:
RU 486: Le Streghe son tornate
ACCADEMIA MEDITERRANEA PER LAGROECOLOGICA E LA VITA (AMA LA VITA)
tel <SKYPETMPTAG0/> (<SKYPETMPTAG1/>)
Email: agernova@libero.it
www.mangiacomeparli.net
Le Monde del 17/7/09 ha annunciato che il Movimento per i diritti e il rispetto delle generazioni future (MDRGF), associazione nata in Francia 15 anni fa, sta reclamando la messa al bando dei pesticidi, nelle città, nei giardini e nei parchi, affinché i bambini non debbano essere avvelenati dai residui dei pesticidi quando raccolgono la palla caduta sul prato. Esso richiede, inoltre, che siano create zone cuscinetto (coltivazioni biologiche o pascoli), tra le zone agricole e le zone abitate, e che alle nuove norme vengano accluse sanzioni penali. La Rete, spiega François Veillerette, presidente dellassociazione, ha il fine di rispondere alla richiesta dei numerosi cittadini che hanno deplorato la mancanza di qualsiasi mezzo di difesa contro le nebulizzazioni dei pesticidi, essendo la legislazione totalmente carente. Il Movimento intende agire soprattutto in difesa dei più vulnerabili, i bambini, nei quali si riscontra il più spaventoso aumento di incidenza di alcune forme di tumori. Ma spera anche di portare aiuto alle vittime delle malattie professionali, affinché le loro patologie vengano riconosciute come tali. Numerosi studi, anche epidemiologici, dimostrano il nesso tra esposizione ai pesticidi e rischio di cancro, problemi riproduttivi e malattie neurodegenerative (vedi Suzanne de la Monte sul Journal of Alzheimer Desease, vedi la pandemia silenziosa su The Lancet, 11/06 e tanti altri). Come è accaduto nel caso dellamianto, sugli effetti del quale si terrà entro breve un giudizio, lassociazione si prefigge – per numerose sostanze tossiche usate fino ad oggi in maniera per lo più incontrollata – di rompere la legge del silenzio e di far retrocedere chi, per interessi privati, danneggia la salute umana (oltre che lambiente e la biodiversità). Occorre rilevare che vi è in tutto il mondo una presa di coscienza, molto lenta ma costante, riguardo alla necessità di dare infine ascolto allappello lanciato da Luc Montagnier e da numerosi altri scienziati internazionali nel 2004 allUnesco. Intitolato Dichiarazione internazionale sui Pericoli dellInquinamento Chimico esso iniziava con le parole La specie umana è ancora in pericolo. Già alla fine degli anni 90 è stata, con un libro bianco, affrontata in Europa la necessità di tutelare la nostra salute dallazione di circa 100.000 sostanze di sintesi introdotte nellambiente nellultimo mezzo secolo, generalmente senza alcuna verifica dei loro effetti tossici (peraltro difficili da verificare, poiché si manifestano quasi sempre con anni di ritardo). Oltre al Regolamento europeo REACH, per la Valutazione e Regolamentazione delle Sostanze Chimiche nellambiente (già in vigore dal 1° giugno del 2008, ma reso assai meno efficace nella sua stesura per le pressioni subite dalle aziende chimiche), una nuova importante iniziativa è stata da noi accolta con grande soddisfazione. Si tratta del Regolamento europeo del 13/1/09, che mette limiti molto severi alluso dei pesticidi: 22 di essi vengono vietati, tra i quali il glufosinate (abbinato a svariate colture ogm che, di riflesso, dovranno essere vietate), mentre gli agricoltori vengono esortati a privilegiare lagricoltura tradizionale o biologica. Più recentemente (12/06/09) si è saputo che con la Revisione della Direttiva sui Biocidi 98/8/CE, è in programma la regolamentazione dei prodotti che risultano cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione o per il sistema endocrino. Il Comitato Scientifico EQUIVITA si augura che questi segnali indichino linizio, se pure lento, di una nuova era nella gestione della Sanità in Europa, unera che veda infine la massima attenzione centrata sulla prevenzione (anche se spesso meno lucrosa), piuttosto che esclusivamente sulla cura dei nostri mali.
Comitato Scientifico EQUIVITA – COMUNICATO 31/07/09
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Al supermercato delle elezioni ogni candidato si vende come meglio può, sfruttando le 4 regole fondamentali dell’impresa:
-
Si avverano i sogni e si producono i miracoli
-
Si offrono coperture
-
Si promettono aiuti e si minacciano ritorsioni
-
Si occulta il cadavere dell’avversario.
Nel teatrino, gli elettori saranno le comparse chiamate a legittimare la sceneggiata, ma i premi e I fiori andranno tutti alle primedonne e ai loro amici.
Armata la carpenteria, siamo pronti ad accogliere le betoniere festanti a pieno regime.
Asfalteranno la vita stessa, se li lasciamo fare…
Forse non è col voto che si ferma il degrado sociale e ambientale…
i gron rossi
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Da La Nuova Ecologia.it – il giornale di Legambiente
Mercoledi 27 maggio 2009
CAVE, Persi 500.000 euro l’anno
Seimila le cave attive e 10.000 quelle dismesse, 5 miliardi l’anno di indotto e
142 milioni di metri cubi di inerti prelevati. Poche regole e oneri di concessione irrisori. Nel dossier di Legambiente i numeri dell’attività estrattiva in Italia. “Va promosso il recupero degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia, che può sostituire quelli di cava.”
Ogni anno in Italia dalle 6 mila cave attive vengono prelevati circa 142 milioni di metri cubi di inerti e circa la metà di questi (68 milioni di metri cubi) solo in Puglia, Lombardia e Lazio. Sabbia e ghiaia, usati soprattutto in edilizia, da cui i cavatori ricavano 1 miliardo e 735 milioni di euro l’anno, ma che fruttano alle regioni neanche 53 milioni di Euro. In media, infatti, nelle regioni italiane si paga il 4% del prezzo di vendita degli inerti e in alcune come Valle d’Aosta, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, si cava addirittura gratis. A dettare le regole per l’attività estrattiva dovrebbero essere oggi le Regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977. Ma le Regioni sembrano guardare con disinteresse alla materia, mentre le entrate degli enti pubblici dovute all’applicazione dei canoni sono ridicole in confronto al volume d’affari del settore. A fare i conti dell’attività estrattiva nel Belpaese è Legambiente che in un dossier quantifica in 500 milioni di euro i soldi che Stato e Regioni rinunciano a incassare “svendendo” il territorio ed esponendolo al pericolo dell’illegalità.
“Se si considera il peso che le Ecomafie hanno nella gestione del ciclo del cemento e nel controllo delle aree di cava nel Mezzogiorno” – sostiene il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – emerge in tutta la sua evidenza la gravità della situazione in troppe aree del Paese praticamente prive di regole.” Basti pensare che in Puglia si cavano ogni anno 25 milioni di tonnellate di soli inerti che fruttano 312 milioni di Euro di introiti ai fortunati cavatori che nulla devono al territorio e che anche dove si paga, come nel Lazio, il rapporto tra le entrate regionali e quelle delle aziende è di 1 a 40, e cioè 5,7 milioni di Euro contro 234,4 milioni incassati. Per uscire dalla crisi economica, secondo Legambiente, occorrono investimenti, ma occorre anche promuovere riforme che spingano l’innovazione nei settori.
“Con oneri di concessione per l’attività estrattiva così bassi – continua Cogliati Dezza – l’Italia continuerà a essere devastata dalle cave, sono circa 10,000 quelle dimesse. E si rinuncia a promuovere un settore innovativo come quello del recupero degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia, che può sostituire quelli di cava, come sta avvenendo in molti Paesi europei e che consente di avere molti più occupati e di risparmiare il paesaggio.” Per una cava da 100.000 metri cubi l’anno gli addetti in media sono 9 mentre per un impianto di riciclaggio di inerti gli occupati sono più di 12. Legambiente chiede quindi di adeguare, in tutte le Regioni, il canone al prezzo medio che si paga oggi in Gran Bretagna per l’attività di cava, ossia il 20%. In questo modo, secondo l’associazione si potrebbero ottenere risorse pari a 567 milioni di euro, rispetto agli attuali 53 milioni di euro. Nella sola Puglia si potrebbero ottenere 99,5 milioni di euro; in Lombardia si passerebbe da 10 milioni a 94 milioni di euro ogni anno.
“Uscire da una gestione troppo spesso illegale o condotta con mentalità predatoria, recuperare aree del Paese che sembrano abbandonate a se stesse, curare le ferite del paesaggio è quanto mai urgente. L’Italia può scegliere questa strada, e seguire i Paesi europei che intorno a una moderna gestione delle attività estrattive hanno creato un settore economico capace di legare ricerca e innovazione nel recupero dei materiali.” Tra questi la Danimarca, dove da oltre 20 anni ci si è posti il problema di come ridurre le estrazioni da cava e di promuovere il recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione, con una politica di tassazione che arriva a far pagare 50 euro a tonnellata per il conferimento in discarica degli inerti. Un meccanismo questo, che ha funzionato visto che oggi si fa ricorso per il 90 % ad inerti riciclati invece che di cava. E la Repubblica Ceca che ha introdotto il concetto di consumo di suolo, tassando oltre alla quantità di materiale prelevato anche la superficie occupata dalle cave. Nel Regno unito il canone di concessione è più di 6 volte quello richiesto in media in Italia.
“L’inviolabilità della Memoria Genetica di tutti gli Organismi Viventi (DNA), regolata da Leggi fisiche perfette, sancita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo, per il rispetto della Vita” (Michele Trimarchi, Candidato Premio Nobel per la Pace, 1986)Francia: Una rete sui pesticidi – Italia, tra poco la Rete ZEROGMDopo la giustizia fatta sull’Amianto, un’altra causa di fronte al Tribunale dei Diritti Umani contro le Multinazionali Agrochimicofarmaceuticogmsaluti Giuseppe AltieriStudio AGERNOVA – Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)P. IVA 02322010543 ………………………………………… Una buona notizia da portare in vacanzanasce in Francia la Rete per le vittime dei pesticidi
in collaborazione con
Associazione ANNARES
(Laboratorio di scambio e mutuo appoggio)
loc. Conscenti via Garibaldi n.611 – Ne (Ge)
presso la sede di ANNARES
di fronte all’Area verde (50 mt prima del Comune di Ne a sinistra)
(dalle ore 21:00 in poi)
CONCERTO
della Rock Band ‘70
NORTH POLE
ed esponenti dei GAS
a Conscenti
CONCERTO DELLA ROCK BAND ‘70
NORTH POLE
INGRESSO LIBERO- Proponiamo di portare con sè cibo da condividere per la cena
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E’ aperto il nuovo spazio dell’Associazione Anarres a Conscenti, presso i locali dell’ex-alimentari Brignardello in Via Garibaldi 611. Questa settimana sarà aperto
Martedi ore 17 -20 Distribuzione gratuita di abbigliamento e oggetti vari; adesioni al gruppo di acquisto alimenti e ai lavori di mutuo appoggio; consultazione libri e opuscoli.
Giovedi ore 17 – 19 Corso di Inglese Intermedio (gratis) più tutto come il martedi.
Sabato dalle 15.30 – distribuzione alimenti e adesioni gruppo di acquisto, ecc. ecc.
Oppure vieni solo a trovarci per un gotto o una tisana, e due chiacchiere.
Sono cominciati i lavori di mutuo appoggio in campagna. Se vuoi
partecipare ai gruppi di lavoro con condivisione di fatica, cibo e
socialità contatta l’associazione Anarres a Conscenti.
clicca sull’immagine per il comunicato dell’Associazione Anarres
Abbiamo aperto questo posto con l’intento di instaurare pratiche di mutuo appoggio, scambio e distribuzione di materiali, cinema, attività sportive, musicali, informative e di approfondimento, corsi di lingue, artigianato e argomenti vari.
Ci siamo dotati di un posto a Conscenti per essere più a contatto con gli abitanti e per sperimentare e condividere contenuti e pratiche anche immediatamente tangibili: la messa in comune di conoscenze e attrezzature, l’aiuto pratico nei diversi lavori della campagna, il tentativo di dar vita a una discussione collettiva su quanto accade in valle e non solo; la creazione di un gruppo di acquisto per l’approviggionamento di cereali, riso, legumi, ecc.; la distribuzione delle eccedenze di abbigliamento e oggetti vari, per riuscire pian piano ad emanciparci dal sistema di consumo prevalente, almeno per i bisogni più stringenti come mangiare, vestirsi, ecc. ma anche uno spazio per la condivisione di saperi e l’organizzazione di attività e corsi, il tutto non a scopo di lucro ma di arricchimento personale e alternativa concreta a ciò che viene quotidianamente imposto.
Non è quindi semplicemente un magazzinoe nemmeno un negozio, ma uno spazio aperto alle persone, alle idee, pratiche e contenuti che vengono dall’esterno, da quanti vorranno avvicinarsi e partecipare all’esperienza.
Ass. Anarres – Ne
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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Bertold Brecht
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Il ponte della variante settembrin è stato inaugurato sabato. Finora non siamo riusciti a trovare una, diciamo una, persona a cui piaccia. Se ci sei batti un colpo, ovvero se ti piace il ponte faccelo sapere (esclusi gli architetti, gli amministratori pubblici e i loro parenti prossimi). Questo perchè pare che ne vogliano costruire altri due…
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Ultime riflessioni sui cavalli del Biscia.
Questa mattina (domenica) un gruppo di individui della Val Graveglia si è recato al Biscia, per vedere un po’ di persona la situazione. Il recinto recentemente costruito per metterci i cavalli era aperto, e vuoto. C’era un cartello con su scritto Vietato dare cibo e vietato l’accesso. Il suolo del recinto è ormai un mare di bratta, a causa della pioggia e dei 9 cavalli che ci sono stati rinchiusi per circa due settimane. C’erano dei teloni, probabilmente messi allo scopo di coprire il cibo, ma erano stati mezzi divelti dal vento. Non c’è una baracca dove queste bestie si possano riparare dal freddo.
Pare che i cavalli del Biscia siano circa una trentina, divisi in due-tre gruppi. Si sono sentiti altri numeri, ma sono esagerati. Abbiamo sentito dire che vogliono mettere tutti questi cavalli insieme, con due o tre stalloni selvatici, in un recinto così piccolo e inadeguato, e tenerceli per 90 giorni, in inverno, in attesa che vengano microchippati e/o che il “proprietario” si faccia vivo a reclamarli. Questo ci sembra francamente una roba da matti.
Diciamo “abbiamo sentito dire” perché in questa vicenda effettivamente non si riesce a capirci molto, date le notizie contraddittorie che si sentono da tutte le parti.
Per esempio, riguardo alla destinazione di questi cavalli una volta catturati, nel corso delle ultime settimane abbiamo sentito dire che:
- Saranno dati a degli allevatori di Montoggio (per farne che, non si sa).
- Saranno messi all’asta.
- Saranno mandati al macello.
- Saranno dati in adozione.
- Saranno lasciati liberi nel Parco dell’Aveto.
- Saranno dati ad un amante dei cavalli residente a Rezzoaglio o S. Stefano, che li terrebbe nei suoi terreni.
- Rimarranno sul Biscia e saranno adottati a distanza da amanti dei cavalli.
Questa mattina, sul Secolo XIX, abbiamo letto che i cavalli, una volta catturati e registrati, saranno trasferiti in certe zone del Piemonte, Emilia e Toscana, dove potranno vivere allo stato brado. Scusate se ci sentiamo confusi.
Ma ci sono anche tante altre cose che non si capiscono bene. Per esempio perché si è sentito dire per mesi che esisteva un protocollo con la Regione, mentre oggi leggiamo che il protocollo non è ancora stato firmato. I cavalli però sono già stati catturati. Da chi e in base a che cosa? Si può leggere questo protocollo? Ci sono delle delibere in Comune che si possano leggere?
C’è poi il problema del “proprietario”. Posto che ci sia, e qualcuno afferma persino di conoscerlo, è probabile che, se non si è mai fatto vivo prima, non si farà vivo adesso, quando potrebbe vedersi presentare numerose richieste di risarcimento danni. (A proposito, questi danni sono stati valutati e quantificati? I proprietari sono stati risarciti?) Comunque, visto che questo proprietario sembra non interessarsene, possiamo anche pensare di fare come se non ci fosse. Questo significa che i cavalli diventano del Comune? No, infatti il giornale dice che il Comune, dopo che i 9 cavalli catturati sono stati apparentemente “liberati”, farà denuncia solo per il danneggiamento del recinto, e non per furto di cavalli.
E qui arriviamo al punto. Se i cavalli non sono più del loro proprietario originale, ma non sono neppure del Comune, di chi sono? Di nessuno, rispondiamo noi, sono di loro stessi e di tutta la Valle.
Quindi non si capisce perché debba essere il comune a decidere di un problema che interessa a tanta altra gente, e perché solo alcune associazioni siano state coinvolte. Pensiamo che tutti coloro che hanno a cuore questo problema dovrebbero poter esprimere la propria opinione e trovare insieme una soluzione che vada incontro ai residenti, ma anche soprattutto a chi non ha voce, i cavalli.
Poiché questo sembra improbabile nel comune di Ne al momento, e che ancora oggi non si riesce a capire chiaramente cosa succede, usiamo questo mezzo per dire che secondo noi:
- Questi cavalli dovrebbero rimanere liberi sul Biscia, quali animali selvatici come ce n’è sempre stato nei secoli dei secoli amen.
- Se ci sono soldi a disposizione, usarli per risarcire i danni già arrecati e impedirne di nuovi. A questo scopo…
- Costruire uno-due ricoveri dove portare del cibo nei mesi invernali. Si tratta solo di pochi mesi all’anno.
- Recintare i terreni di Arzeno dove scendono i cavalli.
- Se gli abitanti di Arzeno rifiutano i recinti (non ci è chiaro il motivo, ma comunque non gli si può recintare i terreni a forza), si può costruire una recinzione più in alto.
- Alternativamente si potrebbe usare/ampliare il recinto delle mucche dalla parte del Porcile/Statale.
Noi abbiamo deciso di muoverci da soli in questa direzione. Se qualcuno ha bisogno di aiuto (chiaramente gratis) per recintare i propri orti, o ci può mettere a disposizione un terreno, anche in affitto, in zona dove possiamo costruire un dispensatore di cibo per i cavalli, ci può contattare di persona o presso questo sito internet.
Una della Valle
P.S. Tutta questa faccenda forse può farci riflettere che, la prossima volta che sorge un problema in valle (ma ce ne sono già tanti!), si potrebbe mettersi assieme e cercare di risolverlo con le proprie forze, coinvolgendo il comune solo dove strettamente necessario, invece di delegare sempre agli amministratori locali la soluzione di problemi che riguardano tutti e poi lamentarsi se lo hanno gestito male.
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SULLA QUESTIONE DEI CAVALLI DEL BISCIA…
Tagli le reti e i cavalli… ridono
Il passo del Biscia è un altopiano un tempo terra di pascoli e alpeggi, oggi perlopiu’ abbandonato a turisti domenicali per i quali c’e’ chi prevede l’installazione di aiuole attrezzate stile autostrada per non poggiare il culo sull’erba umida di piscia di cavallo. Abitanti del biscia risultano essere proprio gli equini, approdati lì per comodita’ di proprietari che videro di buon occhio l’idea di averli bradi senza accollarsi gli oneri del mantenimento, andando di tanto in tanto a prendersi i puledri. Si sa che i cavalli amano scorrazzare per le vallate e sono refrattari ad un contatto con il (losco) bipede addomesticatore. Amanti delle castagne, ogni tanto hanno razziato i cavoli dei vicini, suscitando l’ostilita’ degli abitanti dei paesi limitrofi, Arzeno in testa, uno dei paesi piu’colpiti.
Da un po’di tempo le pressioni per risolvere quello che e’diventato un problema hanno portato ad organizzare battute di cattura e molto probabilmente abbattimento – che hanno avuto fino alla scorsa settimana esito negativo: riuscivano a spuntarla i cavalli del Biscia, e a sfuggire alle grinfie dei Tex di turno. Ma in questi giorni qualcosa e’cambiato, in fretta e furia e’ stato montato un super recinto anti sfondamento, i cavalli sospinti e chiusi dentri in attesa di … abbattimento? Adozione? Queste sono le uniche ipotesi che comune, provincia, parco e regione sono riuscite a partorire.
Il sottosegretario alla salute prima di questa cattura si e’ opposto all’abbattimento, proponendo l’adozione e comunque il mantenimento di una parte selvatica come gia’ avviene in Piemonte, in Maremma, in Sardegna… praticamente ovunque vi siano le condizioni di pascoli ampi.
Altre associazioni locali si sono proposte per l’adozione: risulta piu’semplice privare della liberta’ i cavalli del Biscia sparpagliandoli in box, stalle e piccoli recinti piuttosto che intervenire proteggendo gli orti e costruendo dispensatori di cibo per il periodo nevoso per rendere possibile la convivenza.
Dal punto di vista economico quella degli equini e’ una vicenda di poco conto. Se strade e ponti che sono un insulto al paesaggio e al buon senso consentono la ridistribuzione in poche tasche di commesse milionarie favorendo il business – a partire da chi sventra le montagne per la sabbia e ghiaia dell’industria del cemento fino ad arrivare ai Renzo Piano di turno -, i recinti degli orti degli abitanti di Arzeno finanziati in parte dalla comunita’europea sono un affare ben misero. Sappiamo bene che il denaro non è ‘il problema, e che quando serve lo si trova sempre… come testimoniano gli 80.000 euro annui dati dagli enti locali alle parrocchie di Ne, quando esiste il piagnisteo generalizzato sulla costante mancanza di fondi per qualsiasi altra esigenza.
Questi cavalli ora di fatto sono liberi.
Difendiamo la loro libertà attuando soluzioni che nulla hanno a che spartire con la logica del profitto, dela colonizzazione e del controllo.
Sabato 5 dicembre 2009 alle ore 15.30 si terrà a Conscenti presso il Ristorante Castigiun un’assemblea tra tutti quelli interessati ad affrontare e risolvere il problema nel modo migliore, anche per i cavalli.
Alcuni abitanti della valle
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Eccolo, è lui, l’Ecomostro! Indovina dove si trova:
1) A Kuala Lumpur (Malesia)
2) Sul fiume Potomac (USA)
3) All’imbocco della Val Graveglia, valle dalla “natura incontaminata” (che coraggio!)

Pare che sia costato più di DUE MILIONI DI EURO. Se ti fa schifo, fallo sapere a chi l’ha costruito e a chi l’ha permesso.
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Pubblichiamo il volantino distribuito a Conscenti sabato 17 ottobre durante la mostra sui fitofarmaci:
Siamo un gruppo di individui che vivono in Val Graveglia e dintorni. Siamo stati spinti a metterci insieme dall’insoddisfazione che proviamo per la frantumazione dei contatti sociali che non siano legati alla famiglia, al bar, ecc.
Facciamo fatica ad accettare l’assenza di comunicazione tra le persone per quel che riguarda i problemi reali della valle, tranne che nei periodici rituali della propaganda elettorale. Rifiutiamo la logica della delega e vogliamo prendere parte attiva a ciò che ci succede intorno, convinti che in un territorio limitato per estensione e numero di abitanti come Ne, sarebbe possibile partecipare direttamente alle decisioni che ci riguardano, invece di subirle sempre calate dall’alto, senza che si capisca bene chi ha chiesto cosa a chi e a che scopo (vedi telecamere a Conscenti o il nuovo assurdo ponte della variante Settembrin).
Abbiamo cominciato a vederci e a discutere dei temi che ci stanno a cuore (la salvaguardia dell’ambiente, i rifiuti, l’agricoltura…) per poi passare a delle pratiche di collaborazione e mutuo appoggio, allo scopo di superare alcuni problemi comuni a chi vive in campagna, quando il lavoro è tanto e le braccia sono poche, come per esempio fare legna o tagliare l’erba.
Abbiamo deciso di fare un’iniziativa sui fitofarmaci perché ci siamo resi conto che la loro diffusione è strettamente legata alla perdita dei legami sociali nelle campagne, alla mancanza di tempo per prendersi cura dei terreni, alla dispersione dei contadini nelle città e in attività diverse dall’agricoltura. i diserbanti, per esempio, sono una scelta di comodo ma talvolta apparentemente obbligata quando si resta da soli nelle frazioni e non si sa come fare a compiere tutto il lavoro che un tempo era condiviso da più persone. Tuttavia questa scelta causa grossi problemi a lungo termine, rendendo i terreni sempre meno produttivi, per cui hanno bisogno di maggiori quantità di fertilizzanti, innescando un circolo vizioso in cui l’ambiente e le persone sono i perdenti, mentre guadagnano solo le multinazionali agro-chimiche che si godono i frutti della sempre maggior dipendenza dei contadini dai loro prodotti.
Crediamo che il ritorno a pratiche di collaborazione attiva nel lavoro possa aiutare ad ovviare i problemi di isolamento e mancanza di tempo che le persone rimaste ad abitare in campagna devono affrontare. Nel frattempo, com’è successo a noi, si socializza, ci si scambia idee, opinioni, conoscenze e impressioni, e si finisce anche per parlare non solo di pratiche agricole, ma anche di altre questioni che ci toccano da vicino e che quasi sempre vengono lasciate ad altri più o meno interessati, l’asilo e la scuola, per esempio, o la tutela del territorio, le cave, i camion che solcano la valle tutto il giorno…
Chi fosse interessato a partecipare alle giornate di lavoro e convivialità ci può contattare di persona per ulteriori dettagli.
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Fiera delle autoproduzioni
| giovedì 22 ottobre 2009 | |
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| Leggi tutto… |
Noi Italiani ci vantiamo di avere una grande “cultura del cibo”. In ogni trasmissione televisiva ci infilano un cuoco che decanta le meraviglie della cucina italiana, nutrizionisti che raccomandano di mangiare frutta e verdura perchè aiutano a prevenire il cancro.
Ma quando mangiamo una pizza o le zucchine ripiene, o ci pappiamo due spaghi con i pomodorini ciliegia che sono tanto buoni, sappiamo davvero che cosa stiamo mangiando? Cosa arriva sulle nostre tavole è un grosso affare per il business agro-alimentare e per la pubblicità, ma è soprattutto un affare che riguarda noi stessi, la nostra salute e la salute dell’ambiente. Che storia c’è dietro il cibo, e soprattutto, che tipo di agricoltura produce quello che finisce nella nostra pancia (e non solo!)?
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Dire che non ci aspettavamo tanto è dire poco: il nuovo ponte della variante di Settembrin lascia letteralmente a bocca aperta.
Del resto la vocazione turistica del Comune di Ne non poteva che essere rinforzata da un’opera così , così..così…incredibile, ecco. Sicuramente i già numerosi visitatori della valle non potranno che aumentare richiamati da siffatta opera ingegneristica! Da rimanerci secchi!
Noi di Betumea, grati per le sempre nuove idee e moderne installazioni che l’amministrazione comunale realizza in Valle, desideriamo appportare il nostro contributo al miglioramento dell’opera (il ponte dell’Amaretto) insieme ai concittadini della Val Graveglia, proponendo un sondaggio sul ponte medesimo.
Immigrati pestati:
Video dal Centro di Identificazione e di Espulsione di Gradisca d’Isonzo
http://www.youtube.com/watch?v=YxAi65bgheA&feature=player_embedded
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G20, Pittsburgh: scontri
Scontri fra la polizia e gli anarchici Scontri fra la polizia e gli studenti
Scontri al summit dei G20 a Pittsburgh (USA) con numerosi arresti. Ulteriori informazioni http://indypgh.org – Pittsburgh indymedia
“Il controllo sociale spacciato per terapia psichiatrica offre illimitate possibilità alla tirannia”
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Noi sappiamo che la Terra non appartiene all’uomo,
è l’uomo che appartiene alla Terra. Questo sappiamo.
Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia.
Tutto è connesso. Quello che accade alla Terra accade ai figli della Terra.
L’uomo non ha tessuto la trama della vita, in essa egli non è che un filo.
Qualsiasi cosa egli faccia alla trama, la fa a se stesso.
Dalla risposta del Capo Indiano Seattle
al presidente degli Stati Uniti nel 1854
RU 486: Le Streghe son tornate

RU 486: Le Streghe son tornate
ACCADEMIA MEDITERRANEA PER LAGROECOLOGICA E LA VITA (AMA LA VITA)
tel <SKYPETMPTAG0/> (<SKYPETMPTAG1/>)
Email: agernova@libero.it
www.mangiacomeparli.net
Le Monde del 17/7/09 ha annunciato che il Movimento per i diritti e il rispetto delle generazioni future (MDRGF), associazione nata in Francia 15 anni fa, sta reclamando la messa al bando dei pesticidi, nelle città, nei giardini e nei parchi, affinché i bambini non debbano essere avvelenati dai residui dei pesticidi quando raccolgono la palla caduta sul prato. Esso richiede, inoltre, che siano create zone cuscinetto (coltivazioni biologiche o pascoli), tra le zone agricole e le zone abitate, e che alle nuove norme vengano accluse sanzioni penali. La Rete, spiega François Veillerette, presidente dellassociazione, ha il fine di rispondere alla richiesta dei numerosi cittadini che hanno deplorato la mancanza di qualsiasi mezzo di difesa contro le nebulizzazioni dei pesticidi, essendo la legislazione totalmente carente. Il Movimento intende agire soprattutto in difesa dei più vulnerabili, i bambini, nei quali si riscontra il più spaventoso aumento di incidenza di alcune forme di tumori. Ma spera anche di portare aiuto alle vittime delle malattie professionali, affinché le loro patologie vengano riconosciute come tali. Numerosi studi, anche epidemiologici, dimostrano il nesso tra esposizione ai pesticidi e rischio di cancro, problemi riproduttivi e malattie neurodegenerative (vedi Suzanne de la Monte sul Journal of Alzheimer Desease, vedi la pandemia silenziosa su The Lancet, 11/06 e tanti altri). Come è accaduto nel caso dellamianto, sugli effetti del quale si terrà entro breve un giudizio, lassociazione si prefigge – per numerose sostanze tossiche usate fino ad oggi in maniera per lo più incontrollata – di rompere la legge del silenzio e di far retrocedere chi, per interessi privati, danneggia la salute umana (oltre che lambiente e la biodiversità). Occorre rilevare che vi è in tutto il mondo una presa di coscienza, molto lenta ma costante, riguardo alla necessità di dare infine ascolto allappello lanciato da Luc Montagnier e da numerosi altri scienziati internazionali nel 2004 allUnesco. Intitolato Dichiarazione internazionale sui Pericoli dellInquinamento Chimico esso iniziava con le parole La specie umana è ancora in pericolo. Già alla fine degli anni 90 è stata, con un libro bianco, affrontata in Europa la necessità di tutelare la nostra salute dallazione di circa 100.000 sostanze di sintesi introdotte nellambiente nellultimo mezzo secolo, generalmente senza alcuna verifica dei loro effetti tossici (peraltro difficili da verificare, poiché si manifestano quasi sempre con anni di ritardo). Oltre al Regolamento europeo REACH, per la Valutazione e Regolamentazione delle Sostanze Chimiche nellambiente (già in vigore dal 1° giugno del 2008, ma reso assai meno efficace nella sua stesura per le pressioni subite dalle aziende chimiche), una nuova importante iniziativa è stata da noi accolta con grande soddisfazione. Si tratta del Regolamento europeo del 13/1/09, che mette limiti molto severi alluso dei pesticidi: 22 di essi vengono vietati, tra i quali il glufosinate (abbinato a svariate colture ogm che, di riflesso, dovranno essere vietate), mentre gli agricoltori vengono esortati a privilegiare lagricoltura tradizionale o biologica. Più recentemente (12/06/09) si è saputo che con la Revisione della Direttiva sui Biocidi 98/8/CE, è in programma la regolamentazione dei prodotti che risultano cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione o per il sistema endocrino. Il Comitato Scientifico EQUIVITA si augura che questi segnali indichino linizio, se pure lento, di una nuova era nella gestione della Sanità in Europa, unera che veda infine la massima attenzione centrata sulla prevenzione (anche se spesso meno lucrosa), piuttosto che esclusivamente sulla cura dei nostri mali.
Comitato Scientifico EQUIVITA – COMUNICATO 31/07/09
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Al supermercato delle elezioni ogni candidato si vende come meglio può, sfruttando le 4 regole fondamentali dell’impresa:
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Si avverano i sogni e si producono i miracoli
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Si offrono coperture
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Si promettono aiuti e si minacciano ritorsioni
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Si occulta il cadavere dell’avversario.
Nel teatrino, gli elettori saranno le comparse chiamate a legittimare la sceneggiata, ma i premi e I fiori andranno tutti alle primedonne e ai loro amici.
Armata la carpenteria, siamo pronti ad accogliere le betoniere festanti a pieno regime.
Asfalteranno la vita stessa, se li lasciamo fare…
Forse non è col voto che si ferma il degrado sociale e ambientale…
i gron rossi
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Da La Nuova Ecologia.it – il giornale di Legambiente
Mercoledi 27 maggio 2009
CAVE, Persi 500.000 euro l’anno
Seimila le cave attive e 10.000 quelle dismesse, 5 miliardi l’anno di indotto e
142 milioni di metri cubi di inerti prelevati. Poche regole e oneri di concessione irrisori. Nel dossier di Legambiente i numeri dell’attività estrattiva in Italia. “Va promosso il recupero degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia, che può sostituire quelli di cava.”
Ogni anno in Italia dalle 6 mila cave attive vengono prelevati circa 142 milioni di metri cubi di inerti e circa la metà di questi (68 milioni di metri cubi) solo in Puglia, Lombardia e Lazio. Sabbia e ghiaia, usati soprattutto in edilizia, da cui i cavatori ricavano 1 miliardo e 735 milioni di euro l’anno, ma che fruttano alle regioni neanche 53 milioni di Euro. In media, infatti, nelle regioni italiane si paga il 4% del prezzo di vendita degli inerti e in alcune come Valle d’Aosta, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, si cava addirittura gratis. A dettare le regole per l’attività estrattiva dovrebbero essere oggi le Regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977. Ma le Regioni sembrano guardare con disinteresse alla materia, mentre le entrate degli enti pubblici dovute all’applicazione dei canoni sono ridicole in confronto al volume d’affari del settore. A fare i conti dell’attività estrattiva nel Belpaese è Legambiente che in un dossier quantifica in 500 milioni di euro i soldi che Stato e Regioni rinunciano a incassare “svendendo” il territorio ed esponendolo al pericolo dell’illegalità.
“Se si considera il peso che le Ecomafie hanno nella gestione del ciclo del cemento e nel controllo delle aree di cava nel Mezzogiorno” – sostiene il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – emerge in tutta la sua evidenza la gravità della situazione in troppe aree del Paese praticamente prive di regole.” Basti pensare che in Puglia si cavano ogni anno 25 milioni di tonnellate di soli inerti che fruttano 312 milioni di Euro di introiti ai fortunati cavatori che nulla devono al territorio e che anche dove si paga, come nel Lazio, il rapporto tra le entrate regionali e quelle delle aziende è di 1 a 40, e cioè 5,7 milioni di Euro contro 234,4 milioni incassati. Per uscire dalla crisi economica, secondo Legambiente, occorrono investimenti, ma occorre anche promuovere riforme che spingano l’innovazione nei settori.
“Con oneri di concessione per l’attività estrattiva così bassi – continua Cogliati Dezza – l’Italia continuerà a essere devastata dalle cave, sono circa 10,000 quelle dimesse. E si rinuncia a promuovere un settore innovativo come quello del recupero degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia, che può sostituire quelli di cava, come sta avvenendo in molti Paesi europei e che consente di avere molti più occupati e di risparmiare il paesaggio.” Per una cava da 100.000 metri cubi l’anno gli addetti in media sono 9 mentre per un impianto di riciclaggio di inerti gli occupati sono più di 12. Legambiente chiede quindi di adeguare, in tutte le Regioni, il canone al prezzo medio che si paga oggi in Gran Bretagna per l’attività di cava, ossia il 20%. In questo modo, secondo l’associazione si potrebbero ottenere risorse pari a 567 milioni di euro, rispetto agli attuali 53 milioni di euro. Nella sola Puglia si potrebbero ottenere 99,5 milioni di euro; in Lombardia si passerebbe da 10 milioni a 94 milioni di euro ogni anno.
“Uscire da una gestione troppo spesso illegale o condotta con mentalità predatoria, recuperare aree del Paese che sembrano abbandonate a se stesse, curare le ferite del paesaggio è quanto mai urgente. L’Italia può scegliere questa strada, e seguire i Paesi europei che intorno a una moderna gestione delle attività estrattive hanno creato un settore economico capace di legare ricerca e innovazione nel recupero dei materiali.” Tra questi la Danimarca, dove da oltre 20 anni ci si è posti il problema di come ridurre le estrazioni da cava e di promuovere il recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione, con una politica di tassazione che arriva a far pagare 50 euro a tonnellata per il conferimento in discarica degli inerti. Un meccanismo questo, che ha funzionato visto che oggi si fa ricorso per il 90 % ad inerti riciclati invece che di cava. E la Repubblica Ceca che ha introdotto il concetto di consumo di suolo, tassando oltre alla quantità di materiale prelevato anche la superficie occupata dalle cave. Nel Regno unito il canone di concessione è più di 6 volte quello richiesto in media in Italia.


“L’inviolabilità della Memoria Genetica di tutti gli Organismi Viventi (DNA), regolata da Leggi fisiche perfette, sancita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo, per il rispetto della Vita” (Michele Trimarchi, Candidato Premio Nobel per la Pace, 1986)Francia: Una rete sui pesticidi – Italia, tra poco la Rete ZEROGMDopo la giustizia fatta sull’Amianto, un’altra causa di fronte al Tribunale dei Diritti Umani contro le Multinazionali Agrochimicofarmaceuticogmsaluti Giuseppe AltieriStudio AGERNOVA – Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)P. IVA 02322010543 ………………………………………… Una buona notizia da portare in vacanzanasce in Francia la Rete per le vittime dei pesticidi
in collaborazione con
Associazione ANNARES
(Laboratorio di scambio e mutuo appoggio)
loc. Conscenti via Garibaldi n.611 – Ne (Ge)
presso la sede di ANNARES
di fronte all’Area verde (50 mt prima del Comune di Ne a sinistra)
(dalle ore 21:00 in poi)
CONCERTO
della Rock Band ‘70
NORTH POLE
ed esponenti dei GAS
venerdì 25 settembre, 2009 20:41
by in





